L'UDC Sarda guarda a forze che vogliono "condividere l'opposizione alla Giunta Regionale di centro-sinistra". Quindi "fare" opposizione significa non approvare le scelte fatte per il popolo Sardo dal Governatore Soru. Pertanto il comitato regionale dell'UDC ha incaricato il suo segretario (Oppi) ad "individuare le linee strategiche" ed " attraverso elezioni primarie, ricercare fra i partiti della futura coalizione, il miglior candidato alla presidenza della Regione". Ma questo potrebbe non bastare per "galvanizzare" gli elettori Sardi e del Sulcis che guardano in direzione del partito d’ispirazione cattolica e moderata. E' giunto il momento di un nuovo sforzo da parte dei dirigenti, il momento di intensificare incontri, studi e dibattiti per meglio individuare le reali esigenze della popolazione, ed in particolare trovare soluzioni per il lavoro dei giovani, oggi nella quasi totalità, costretti a lasciare il proprio paese nella disperata ricerca di un posto di lavoro. Oggi il Sulcis sta vivendo la parte più buia degli ultimi 60 anni. Sono reminescenze del passato quando le miniere di carbone, ed in seguito le aziende di stato di Portoscuso, erano il motore trainante dell'economia Sulcitana. I 15.000 operai delle miniere sono un lontano ricordo, allora la speranza di un domani migliore aleggiava nell'aria, e crearsi una famiglia, era alla portata di tutti (nel 50/60 solo nella cittadina di Sant'Antioco venivano al mondo 320 bambini per ogni anno). Non sembra assurdo che avere una famiglia oggi sia un sogno proibito? Al pari del possesso dell'auto, sposarsi, equivale alla dimostrazione di un raggiunto benessere. Questo, in una regione che potrebbe dare, anche in considerazione del contenuto numerico della sua popolazione, della vastità del suo territorio, del favorevole clima, delle reali e potenziali risorse energetiche, la possibilità di piena occupazione. Le linee guida per i dibattiti potrebbero essere: come riconquistare la fiducia nella politica e negli uomini che di politica vivono, cosa  e quale strada perseguire per la crescita economica, e come orientare le nuove leggi in relazione appunto del possibile sviluppo.

Due a mio avviso le teorie che dovremo tutti ristudiare: il Picco di Hubbert (espansione, esaurimento e declino finale del petrolio) e Brunetta: “  La delusione è un errore di aspettativa e gli economisti, invece, tendono sempre a dire: “conosciute le aspettative, anzi perfettamente conosciute le aspettative, l’azione della gente economica, razionale, ha questi effetti”. Il problema è che le aspettative non sono mai perfettamente conosciute e quindi dentro questo meccanismo di imperfetta conoscenza si forma un eccesso di aspettativa che, se non viene in qualche maniera soddisfatto, provoca una delusione che diventa individualmente e collettivamente il motore del cambiamento”(vedi la scomparsa dei partiti della sinistra radicale dal parlamento).

La teoria del Picco di Hubbert ci rammenta che il petrolio è una fonte esauribile, che dopo una crescita esponenziale, ogni giacimento, arriva al suo picco di produzione per scendere verso l’esaurimento. Tutti i giacimenti, escluse forse le riserve dell’Arabia Saudita, hanno da tempo oltrepassato il picco di produzione. L’altro studio, quello di Brunetta, ci rammenta che la politica deve essere in grado di armonizzare le aspettative affinché siano almeno in parte soddisfatte per evitare la delusione.

Ciò considerato, ritengo che il vero problema sia una diversa riorganizzazione della società, dove tutti siano chiamati, politici compresi, a nuovi e diversi compiti.

Promotori di questa nuova stagione devono essere i partiti che chiedono di essere i rappresentanti del popolo. Sono loro che devono portare ad approvazione nuove idee, sono loro che devono proporre un modo convincente d’essere tutti partecipi di una possibile rinascita economica.

Per quanto riguarda il nostro territorio, la presenza d’industrie con forte consumo d’energia, l’aumento costante del petrolio a causa della differenza tra offerta e domanda, pone in serio dubbio la permanenza in loco di tali industrie. Nel contempo è necessario, siamo in forte ritardo, investire su di una ricerca a 360° che in breve tempo sia in grado di dare risposte per: produzione di energia alternativa (eolico, fotovoltaico, carbone, centrali solari), nuovi materiali di costruzione (abbiamo montagne di residui come i fanghi rossi), eventuale utilizzo del monossido di carbonio, ossidi di zolfo, ceneri e particolato (gassificazione del carbone che darebbe: idrogeno, metano, metalli).

Altro importante tema, la specializzazione degli enti intermedi come le Province. La tentazione di cancellarle oggi è molto forte, ma ritengo che possono essere utili se adoperate per la gestione di servizi di pubblica utilità. Penso alla produzione d’energia con il fotovoltaico e l’eolico d’ultima generazione per tutti i cittadini e per le esigenze pubbliche di tutte le città della provincia. Penso che si devono essere eletti, che i costi non siano più a carico dello stato e quindi della cittadinanza, ma scaturiscono dall’utile d’impresa che sapranno fare dalla vendita dell’energia prodotta. Rappresentando tutti gli utenti della provincia, sono sicuro che riusciranno a raggiungere sia un risparmio per gli utenti sia un utile per i loro emolumenti. Questo vale anche per l’acqua e per i rifiuti urbani.

Vincerà chi saprà dare risposte (fatti non promesse), vincerà chi sarà più vicino alle reali esigente degli elettori, chi saprà indirizzare la politica verso i bisogni della gente secondo i dettami della rappresentatività, e cioè dal basso(esigenze del popolo) verso l'alto(chi governa, e nel limite dell'umano deve trovare la soluzione dei problemi). 

Finisco con Renato Brunetta " Noi ci iscriviamo a un partito e non vogliamo vedere le cose che non vanno bene, perché l’abbiamo scelto, gli abbiamo dato il cuore. Ci vuole un enorme accumulo di informazioni negative affinché, nonostante i filtri a difesa, si crei l’effetto delusione. Quando poi l’accumulo arriva alla sua massima forza e i filtri non bastano più, allora la delusione diventa eversiva. Sia che hai fatto il super manager alla city di Londra e poi non ne puoi più e ti butti a fare il missionario sia, viceversa, quando un sovraccarico di impegno pubblico ti porta alla crisi. Questo meccanismo si chiama dissonanza cognitiva. Il diniego della realtà che viene messo in atto testimonia il potere e la vitalità dell’esperienza di delusione. Insomma, ci difendiamo quanto più possibile dalla delusione, perché sappiamo che essa ci può costringere a un riassestamento doloroso e nessuno di noi vuole il dolore."