Ufficialmente la campagna elettorale non è ancora iniziata ( inizierà il 03 marzo ), pertanto i programmi delle varie forze politiche che dovranno presentarsi agli elettori, non sono completi. Quindi lasciando spazio ai piani dell'ultima ora per rimettere l'Italia al passo con il restante dell'U.E., non ci rimane che analizzare le proposte sinora avanzate da PD, PDL, e altri. Entrambi, per adesso, propongono: meno tasse e più salari. Ma dimenticando di parlare di meno spese ( emolumenti, riduzione del numero dei parlamentari, consulenze varie, macchine blu, la miriade di enti intermedi, ecc.), non riusciranno nella quadratura del cerchio. Se è vero, come è vero che la maggioranza delle famiglie non riesce più a raggiungere la fine del mese e molti ricorrono a prestiti personali, è altrettanto vero che lo Stato non può permettersi, con le spese che oggi deve sostenere, di abbassare le tasse che fa pagare ai cittadini. Pertanto, sembrerebbe, che: meno tasse più salari, non sia altro che una delle tante promesse elettorali che sì sono scritte sui programmi, ma di difficile attuazione. Allora come se ne esce? facile a dirsi, ma difficilissimo da attuare: razionalizzazione delle spese e nuovi investimenti mirati alla creazione di posti di lavoro. Esempio 1° - un generatore eolico per ogni paese, almeno dove il vento è una costante, darebbe i seguenti risultati: una cittadina di 10.000 abitanti consuma 12.000.000 di Kwh all'anno; esistono, di produzione italiana, turbine eoliche che possono produrre 12.000.000 di Kwh all'anno. Il comune, proprietario dell'impianto, gestore dell'impianto, potrebbe erogare con uno sconto del 50% l'energia ai propri cittadini e con l'altro 50% pagare la turbina eolica. Si metterebbe in moto una nuova industria che avrebbe bisogno di nuove maestranze, di nuovi tecnici, di nuovi lavoratori. Considerato che nelle tasche dei 10.000 abitanti resterebbe il 50% dell'intera somma oggi pagata all'Enel, si capisce quanto ciò tornerebbe utile alle imprese commerciali la disponibilità di nuova possibilità di spesa di un numero così elevato di cittadini. Ma lo Stato perderebbe di introitare le varie tasse incorporate nella bolletta elettrica? No, perché si creerebbe, finalmente, la vera privatizzazione: molti produttori e venditori di energia in concorrenza tra loro, visto che la rete di distribuzione elettrica è dello Stato e non dell'Enel. Esempio 2° - la raccolta differenziata e l'eliminazione dell'umido attraverso la distribuzione di compostiere da dare agli utenti. Esempio 3° - obbligo di impiantare nei terreni improduttivi nuove "colture " :  impianti fotovoltaici. Per ciò detto, chi riesce a prescindere dall'appartenenza politica, voti solo coloro che nei vari programmi elettorali, promettono soluzioni concrete per porre fine alla decadenza del nostro paese.

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Manca meno di un mese al giorno della verità e la propaganda elettorale dei due partiti maggiori verte sempre su due punti: meno tasse più salari. Berlusconi parla di taglio delle tasse dagli straordinari, Veltroni di salario minimo. Entrambi però trascurano di informarci come e da dove prenderanno ciò che serve per coprire le nuove politiche (non tassare gli straordinari equivale a meno entrate e ciò vuol dire meno spesa corrente. Pagare un salario minimo vuol dire reperire fondi e ciò significa aumentare le tasse). Come e cosa faranno? Per Berlusconi serve lavorare di più e diminuire l'Irap, Veltroni punta sull'aumento delle pensioni, anche se ancora: "non so come ma lo dovremo fare".

La sensazione che non cambierà niente è molto forte, sicuramente i nostri condottieri ci porteranno verso una vita migliore, ma sapere da subito, concretamente, come amministreranno potrebbe farci dormire un poco meglio. Al popolo, almeno a me, piacerebbero enunciazioni più semplici e comprensive: 4 figli, e non posso comprare con lo stipendio di questo mese un abito per ciascun figlio, perciò questo mese sarà Mario ad avere il nuovo abito, gli altri tre dovranno aspettare i prossimi stipendi. Ovviamente il prossimo mese, se non ci saranno altre spese dell'ultima ora, sarà Giuseppe ad avere il nuovo abito e non nuovamente Mario. Si presume che anche gli altri figli abbiano almeno un cencio per coprirsi, ma se così non fosse, io genitore, mi devo sedere al tavolino e devo trovare tra le pieghe del bilancio famigliare i soldi per i due abiti che ancora servono. Non sono molte le strade che posso percorrere, ma almeno devo provarci anche se ciò procurerà dei sacrifici a tutta la famiglia: mangiare meno, eliminare le spese dei telefonini, ridurre le uscite con l'auto, niente acqua minerale ma bere quella del rubinetto, fumare il meno possibile, fare colazione a casa, barbiere e parrucchiera solo quando è indispensabile. Dopo una lunga analisi, forse riesco a racimolare i soldi che servono per gli abiti degli altri miei figli, anche se sono consapevole che una politica che verte sul risparmio selvaggio porta alla lunga non a risolvere i problemi, ma ad aggravarli. Infatti, se tutti fossero obbligati ad un medesimo ragionamento, presto cesserebbe la domanda di beni e con essa il ridimensionamento dell'offerta che porterebbe inevitabilmente alla recessione, in altre parole alla più misera povertà. Allora? allora serve lavorare di più, spostare l'età della pensione, razionalizzare le spese, modulare le entrate facendo pagare chi veramente può pagare, non gravare con tasse (accise) le materie energetiche (benzina = € 1,33 x 1936,27 =2575,23 ), riportare il prelievo fiscale al 20%, cioè ad una imposizione che serva per sostenere le spese di uno stato, e non a pagare sfacciati privilegi. Lasciare nelle tasche dei cittadini più soldi da destinare al consumo vuol dire occupazione stabile e non precariato.

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Sembra sia vero che da vecchi un poco si torna bambini, infatti, frastornato dalla campagna elettorale, dalle promesse di aumenti di stipendi e pensioni, ho fatto un sogno. Ovviamente il sogno verteva sulle elezioni, ma in un mondo diverso. I candidati non vagheggiavano sull'ipotetico benessere che i cittadini avrebbero avuto quale risultato della loro politica, ma si impegnavano di ridistribuire il 60% dei loro "stipendi" nel zona dove sarebbero stati eletti. Per un attimo, nel sogno, sono rimasto incredulo, mi sembrava una cavolata. Poi, sempre nel sogno, ho mentalmente calcolato quanto sarebbero tornato in tasca ai cittadini che con il loro voto contribuiscono, ogni legislatura, affinché 1000 persone diventino ricche: 1.200.000 x 1.000= 1.200.000.000 x il 60% = 720.000.000 di €, cioè 10 mila appartamenti da 60/70 mq, se il terreno viene concesso dal demanio, oppure dai comuni, regioni, province. Bravi, nel sogno, i mille eletti, davano a 10.000 giovani sposi una casa, percepivano 8.000 € al mese (quattro volte lo dispendio di un comune lavoratore), e il diritto alla pensione maturato in cinque anni, non in 35 anni come accadde a tutti gli altri.

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Non riesco ad essere più obbiettivo dopo una intera serata (12 aprile 2008) dedicata all'ascolto dei maggiori uomini politici che sembra abbiano tutti ragione, e dopo questo ultimo giorno di confronto, lasciano finalmente agli elettori l'onere di decidere chi è più meritevole di governare l'Italia. Cercando di esternare le mie impressioni, mi rendo conto che sono influenzato da quello che più mi ha fatto sognare. I due maggiori: Berlusconi e Veltroni, hanno entrambi fatto leva sulle speranze di un domani migliore. Per la verità Berlusconi usò questa tattica anche un'altra volta, la novità è Veltroni, che oggi segue la medesima strada. Alzi la mano chi non vuole sognare. Non vuole forse sognare il giovane precario? Non vuole forse sognare l'operaio che non riesce più a terminare il mese? Non vuole forse sognare il pensionato costretto a vivere con 600 euro al mese? Oppure il disoccupato in attesa, infinita, di un posto di lavoro? Certo una buona politica può molto, sicuramente non tutto, specialmente se orientata esclusivamente su ciò che si può ottenere dalle attuali risorse. Ripeto, entrambi sono riusciti, ovviamente con le parole ( forse seguiranno i fatti ), a farmi sognare, anche se Berlusconi mi è sembrato più credibile. Dopo ripensandoci si è creato nel mio cuore un buco nero, tutto quello che hanno detto mi è sembrato una piccola cosa, un sogno senza fondamenta, manca la fantasia, non si può far crescere il paese levando un poco quì o lì per darlo al popolo ( Ici, una tassa ingiusta che deve scomparire, ma non risolve i problemi di una famiglia). Diverso sarebbe rivedere la posizione di certi poteri commerciali e finanziari (Enel, Banche, Assicurazioni, Eni, Autostrade, Telefoni). E se facessimo diventare tutti gli italiani produttori di energia solare ed eolica? Solo questo vorrebbe dire avere per la spesa alimentare almeno 200 euro in più al mese per famiglia, farebbe nascere una forte industria per la costruzione dei pannelli solari, le turbine eoliche e tantissimi nuovi posti di lavoro. E se investissimo in prevenzione una parte della montagna di euro che ogni anno vengono spesi per risanare le catastrofi naturali o gli incendi dolosi? Quanti posti di lavoro si creerebbero? Siamo un paese lavoratore, pieno di risorse ed inventiva, e non bisogna dimenticare (Stato) che principalmente siamo un popolo di trasformatori di prodotti, perciò molte delle nuove leggi e politiche sociali devono essere in sintonia con questa nostra peculiarità.

 
Totale Popolo delle Libertà 15.507.549

Senato 

 47.319%  17.063.874 

Camera

46.811%      168 - 340
Totale Partito Democratico 12.456.443   38.01%     13.686.673  37.545%      130 - 239
unione di centro 1.866.294   5.694%   2.050.319  5.624%         3 - 36

 

SARDEGNA - Alla Camera:
Pdl: Mauro Pili, Bruno Murgia, Salvatore Cicu, Giuseppe Cossiga, Carmelo Porcu, Pietro Testoni, Settimo Nizzi. Con la rinuncia di Berlusconi e Fini, che verranno eletti in un altro collegio, vanno alla Camera anche Luca Barbareschi e Paolo Vella;
Pd: Arturo Parisi, Amalia Schirru, Paolo Fadda, Caterina Pes, Giulio Calvisi, Siro Marroccu, Guido Melis;
Idv: Federico Palomba;
Udc: Giorgio Oppi.
Al Senato:
Pdl: Giuseppe Pisanu, Mariano Delogu, Piergiorgio Massidda, Filippo Saltamarini, Fedele Sanciu;
Pd: Antonello Cabras, Gian Piero Scanu, Luciana Sbarbati, Francesco Sanna.