Non conosco né i giorni né l'ora, ma presto il prof. Piero Bartoloni terrà seminari sulla vita dei Fenici in Sulkì

SLK come si potrebbe leggere: Solki, Salki, Solke, Salku, per il

professor Bartoloni è Sulkì.

Cosa significa: posto incantevole? Isola figlia? Isola bella?

Non ho idea. Ho letto da qualche parte che potrebbe

derivare da Salak = pendio, in che lingua?

In Sumero Sal Ki significa ………

Sal - Donna – Ki - Terra = Terra di donne

Salku............

Sal - donna - Ku - oro = Donna splendente

Se Sulkì o Salkì o Salkù in Sumero ha un significato

e in Fenicio supponiamo non lo

abbia, a cosa potrebbe portare?

Ad una semplice considerazione: Sulkì o Salkì o Salkù,

quando arrivarono i primi “vù cumprà” fenici, esisteva già.

 

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Personali dubbi:

I Fenici arrivano in Sardegna, come? Ovvio, erano marinai,

quindi arrivano con le navi. Non essendoci al tempo una

società di navigazione che facesse la rotta Tiro – Sulki, i

commercianti, marinai, navigatori Fenici per arrivare in

Sardegna dovevano per forza conoscere una rotta, appresa da

chi? Infatti, i Fenici, sembra navigassero a vista; ma seguendo

la costa, da Tiro potevano arrivare : in Egitto, a Cartagine, in

Marocco, in Spagna, in Francia, in Liguria, in Toscana, in

Campania, in Sicilia, ma non in Sardegna. Per arrivare in

Sardegna bisognava seguirne una in mare aperto, cioè seguire

determinate stelle. I Fenici erano studiosi di stelle e

costellazioni? I Shardana, si.

Conoscendo una rotta ci sono arrivati per commerciare, per

commerciare che cosa, Grano? Armi? Minerali? E come

pagavano queste merci? Con quattro ninnoli Egiziani, con

vasellame Miceneo? E noi Sardi eravamo così scemi da dare

grano, armi di bronzo, argento, per una manciata di

cianfrusaglie, ma forse allora avevamo l’anello al naso.

 

 

 

All’epoca c’erano nell’isola di

Sant’Antioco non meno di cento nuraghi, con una popolazione

probabile di almeno 6 mila persone,

ed una cultura di

almeno 1000 anni alle spalle, e questi Nuragici stavano

aspettando i Fenici per commerciare? 

E i Nuragici che avevano

navi, costruivano spade, conoscevano e lavoravano il bronzo,

non si sa come diventano servi dei Fenici?

Anche ipotizzando

nell’VIII secolo una decadenza del popolo Sardo

(Shardana), non potevano essere talmente stupidi da

svendersi per niente, non dimentichiamo che i Fenici non

conquistarono la Sardegna, quindi non erano padroni per diritto

di guerra, ma ospiti.

 

E questi ospiti diventano i padroni di

tutto? Le saline erano loro, e noi per lavorare le pelli delle

pecore dovevamo comprare il (nostro) sale da loro?

Costruivamo le spade di bronzo e dovevamo comprare il

minerale da loro? Vendevamo loro il grano, e noi cosa

mangiavamo? Il vasellame Miceneo?

Poi nel 550/540, dopo che i Fenici sono in Sardegna da circa

250 anni (padroni di tutto?), arrivano per la prima volta i

Cartaginesi, loro di guerra se ne intendevano, ma vengono

presi a calci nel cu…, da chi? Dai Fenici? No, chi vince i

Cartaginesi sono i Shardana, per l’esattezza una coalizione di

Sardi, tra cui i Balari e gli Iliesi (Gli Iliesi erano una

popolazione di pastori e coraggiosi guerrieri della Sardegna.

E' citata storicamente sin dal 1000 a.C., e dal 550 per essersi

opposta alla dominazione cartaginese. Alcuni sostengono che i

vecchi abitanti di Ilio, cioè Troia dopo la caduta della città si

sarebbero stabiliti in Sardegna..)

 

 

 

 

Cosa è successo, i Fenici ci fanno

combattere in cambio delle solite brocche Micenee e di

scarabei Egizi?

Sembrerebbe che a chiamare i Cartaginesi siano state alcune

città fenicie: Karalis e Bithia.

Sulkì e contraria, perché? Una

spiegazione potrebbe essere: i Fenici a Sulkì contavano come il

due di bastoni. E quando è che un popolo combatte? Quando

ha, o ritiene di avere, la forza sia militare sia economica per

sostenere una guerra, e vuol difendere interessi consolidati.

 

La Sardegna è il primo paese dove, una volta laureata, sono andata a

lavorare. Per tre anni ho scavato la fenicia e punica Monte Sirai

(Carbonia). C’erano Ferruccio Barreca, allora Soprintendente a

Cagliari, Giovanni Garbini, responsabile della squadra romana, Piero

Bartoloni, compagno di studi e specializzato a quel tempo nelle

fotografie…

…A quel tempo gli studi sulla penetrazione“orientale” in Sardegna

erano appena agli inizi e - quanto a me - non conoscevo nulla, né dei

Cartaginesi, né della cultura sarda locale. Anche io - allora -

ovviamente ho visitato Barumini e sono rimasta, oltre che stupita,

perplessa e meravigliata: mi pareva un mondo così diverso e

incomprensibile, incommensurabile rispetto ai centri fenici che allora

conoscevo: incommensurabile! Non tanto e non solo per la potenza

delle costruzioni, ma proprio per la struttura degli impianti, che

presupponevano una società complessa, che non ero però in grado di

immaginarmi e che perciò mi appariva “estranea”….

… Mi accorgo che molti sforzi sono stati concentrati sulla Sardegna

fenicia e punica, molti di meno su quella nuragica: ma in tutti e due gli

ambiti - con poche eccezioni - gli studi sono rimasti in qualche misura

“provinciali”. Una cosa soprattutto mi ha colpito: le conoscenze

concrete sulla cultura nuragica sono molto progredite dai tempi di

Pallottino (basta leggere la bella prefazione che gli dedica Giovanni

Lilliu): la cronologia si è precisata, le diverse fasi culturali sono state

collocate in modo più esatto l’una rispetto all’altra - sia per quanto

riguarda le date, sia per quanto riguarda la diffusione regionale - i

rapporti con il mondo esterno sono stati individuati almeno in parte...

Ma, l’impianto d’insieme nella ricostruzione della storia e della cultura

della Sardegna antica non sono molto cambiati. La Sardegna continua

a esser vista come una zona marginale, dove ogni elemento culturale è

stato portato da fuori: una regione che riceve, che assimila, che

conserva e eventualmente modifica a modo suo gli apporti esterni, ma

che non dà niente o quasi agli altri. La cultura “nuragica” - con poche

eccezioni - mi sembra sempre essere ancora studiata in gran parte come

una “faccenda interna”, poco aperta al confronto senza pregiudizi con

il circostante mondo mediterraneo ….

Maria Giulia Amadasi Guzzo

Fonti più recenti sono gli scritti di Simonide di Ceo trasmessi tramite

Zenobio: parlano di assalti dei Sardi a Creta e rimandano allo stesso

periodo degli avvenimenti che hanno interessato gli Shardana in

Egitto …….. Insomma in quel periodo storico in giro per il

Mediterraneo, così come ci sono Micenei e Cretesi, ci sono i Popoli del

Mare. …. ……………………E allora perché si ammette che

ci fossero navigatori micenei, come è logico, e non si ammette che ci

potessero essere anche navigatori Shardana?.......Escludere questo

punto di vista non è ragionevole…..…….Per esempio il rame in

lingotti, trovato in Sicilia, poteva ben viaggiare dalla Sardegna anche

se alcuni studiosi mettono in dubbio la produzione sarda dei lingotti a

quattro braccia per attribuirli a Cipro senza il minimo

dubbio…………Ora è chiaro che ci sono questioni aperte ma pensare

che tutto arrivi da est verso ovest e non il contrario è una forzatura.

Ma già prima nel VI millennio a.C. la Sardegna era al centro del

traffico della ossidiana che raggiungeva la Spagna, l'Emilia e il Midi

francese. E perché mai questi traffici si sarebbero dovuti

interrompere nelle epoche successive? proprio quando, l'evoluzione

della tecnica di navigazione e delle conoscenze nautiche potevano

dare impulso agli scambi via mare?. ………….I Sardi nuragici, gli

Shardana, smettono di navigare con la conquista dei Cartaginesi: non

con i fenici ma solo con Cartagine che privatizza e controlla

interamente tutte le risorse dell'isola. (intervista a Giovanni Ugas).

 

 

La lingua Fenicia, almeno in Sardegna, arriva presumibilmente

nel VIII o VII secolo dicono gli studiosi, non ha vocali, ma

solo consonanti, nella stele di Nora (VIII sec.?) compare la scritta "b Srdn" (tra i Shardana).

Qui nascono i primi problemi: per scrivere

Shardan o Sharden, poiché in fenicio non significa niente,

dovevano sapere che così erano chiamate le genti che abitavano la grande isola, da chi?

In Sumero

Shar d (dingir) an = il Signore ( dio )Anu, Shar d (dingir) en =

En = principi - d (dei) - Shar = cerchio o 3600 . Gli dei principi del cerchio (nuraghe?) o

Gli dei, principi da 3600 anni.

Deu ancora oggi in Sardo stà per "io"

Deus (latino) = Dio

Perché i Sardi si definiscono " Dio"?

In Sumero D=dio, e=casa, u=nascita =

la casa del dio della vita?

 

 

 

L’isola di Sant’Antioco è vasta 109 Kmq e anticamente poteva

dare, secondo me, sostentamento a non più di 6.000 persone.

La Sardegna è vasta 24.000 kmq.

24.000 kmq : 109 (kmq dell’isola di Sant’Antioco)= 220,18 x

6.000 (numero di persone che trovavano sostentamento in

Sant’Antioco) = 1.321.080, abitanti della Sardegna nel 1.200

a.C.?

oppure: 24.000 kmq : 1.770 (estensione distretto di

Atlantide secondo Platone) = 13560 x 100 abitanti per distretto

= 1.356.000 abitanti.

Sant’Antioco 109 kmq : 1.770 (estensione di un distretto) =

61,58 distretti x 100 abitanti x distretto = 6.158 abitanti.

Si noti che nell’isola di Sant’Antioco, oggi ci sono i resti di 30

Nuraghe.

 

 

Martedì 25 settembre ore 19 nell'aula Consiliare di Sant'Antioco

l'archeologo Paolo Bernardini parlerà della scoperta

di una importantissima tomba Cartaginese.

Ancora una volta la dea alata (Niki ?) premia gli studiosi

Fenicio-Punici.

Mai, neanche per un fortuito caso, dalle viscere della terra

emergono tombe Shardana.......................

Un pubblico attento e in religioso silenzio ha ascoltato

con molto interesse la relazione del prof. Paolo Bernardini

sulla tomba Punica del 5°- 4° secolo a.C., scoperta di recente.

La tomba con il suo arredo risolverà alcuni dubbi sul popolo

Fenicio - Punico che visse in Sulkì, ma sicuramente altri ne porrà.

Il coltello di ferro trovato nella tomba, in nessuna altra sono

state trovate armi, come verrà spiegato?

Perchè così ricca ? Perchè tante bare (15)? e se fosse appartenuta

ad una nobile famiglia autoctona ?

   

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