Fioraldo Cocco nasce a Sanluri l’otto di Gennaio del 1940. Giovanissimo lascia il paese natio, (la sua famiglia si trasferisce per motivi di lavoro, la mamma vince un concorso comunale ), e approda il sette gennaio del 1949 nell’isola di Sant’Antioco. Ha un innamoramento immediato per quel paese ed entra in simbiosi con la vita che si svolge sul porto della laguna. Siamo nel primo dopoguerra, la frenetica attività delle persone che con entusiasmo cercano di ricostruire la propria esistenza, crea, nel piccolo palcoscenico di molteplici umanità dove il giovane inizia i primi passi dell’adolescenza, una formidabile palestra di vita. La sua innata curiosità lo avvicina al mare e lui nato in un paese dell’entroterra, è letteralmente ammagliato da esso. Apprende il nuoto che non conosceva, da solo, e sempre da solo impara, copiandolo da un marinaio del vecchio bastimento a tre alberi che periodicamente getta l’ancora nel porto, il nuovo stile che lo porta già nell’estate del 51 ad essere il più veloce nuotatore tra i giovani della sua età e di quelli più grandi. La professione della madre, e nonostante il controllo della zia, il padre lavora fuori, gli permettono d’essere molto libero. La sua curiosità, lo porta all’osservazione, e come una spugna assorbe i modi di essere di quella variegata campionatura d’esseri umani: piccoli commercianti, pescatori, marinai, puttane, uomini da poco tornati dall’avventura della guerra. Da tutti cerca di cogliere schegge d’esperienza, chiede, s’intromette. Molte ore della sua giornata sono trascorse a contatto delle persone che nel porto lavorano e vivono. Segue come tutti i ragazzi della sua età, le imposizioni dell’educazione, e come tutti, frequenta la chiesa, e come molti spesso serve messa. Conosce per la prima volta la storia del paese che l’ospita attraverso le monete antiche e altri reperti che il parroco conserva nel suo studio. Riceve da lui in dono alcune monete e la sua curiosità, lo porta alla ricerca sui libri, dei popoli che avevano quelle monete, usato. L’abilità nel nuoto ed il nuovo stabilimento balneare sorto alla periferia del paese, che aggrega d’estate coloro che cominciavano ad avere attraverso il commercio e la professione, un reddito leggermente superiore agli altri, lo vede piccolo protagonista. Il Lido, così si chiamava lo stabilimento balneare, diventa un posto dove trascorrere le belle giornate estive, e dove il sabato e la domenica sera, al suono dell’orchestrina si balla. Sempre nella mattina della domenica, il proprietario organizza gare di nuoto che vede impegnati moltissimi giovani, e dove l’ormai dodicenne Sanlurese, è spesso vincitore di quelle gare, e del premio in palio. Il nuovo piacevole aspetto d’essere vincitore, e di avere oltre all’ammirazione dei coetanei e coetanee che cominciavano ad essere per lui non più indifferenti, gli fanno dimenticare la storia e le monete. Solo dopo quaranta anni e una vita vissuta intensamente, rinasce prepotente l’amore per la storia. Se si esclude un breve racconto ( rimasto nel cassetto ) scritto durante il periodo del servizio militare, dove tenta di descrivere l’angoscia e la tristezza di un giovane costretto a lasciare la Sardegna per cercare in terra straniera un qualsiasi lavoro ( siamo nel 1960 ),   per molto tempo non ha più pensato a scrivere. E’ la storia, ed in particolare la storia della sua terra che complice il computer, lo portano ad iniziare un primo romanzo, di prossima pubblicazione, dove nel tentativo di riscattare il popolo Sardo dalle angherie subite nei secoli, ipotizza la nascita della civiltà odierna, in Sardegna nel 10° millennio a.c. La curiosità che non lo ha mai abbandonato, unito ad una fantasia sfrenata, lo porta a scriverne altri, dove l’ambientazione è sempre (quasi) rigorosamente storica e i personaggi pur essendo di fantasia incarnano l’orgoglio dei Sardi e il forte sentimento d’appartenenza alla propria terra.