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Nel 1988 la Regione Sardegna vara una legge, la 44. Gli agricoltori, per costruire serre, per aumentare la produzione di pomodori e ortaggi, possono chiedere prestiti alle banche a tasso agevolato, cioè con l’interesse pagato in parte dalla Regione. Nel 1996, 8 anni dopo, la Commissione Europea dichiara illegittima la legge, e gli agricoltori sono costretti a pagare per intero capitale ed interessi (dal 3% sino in alcuni casi al 18%). In questi anni, 10, il debito diventa insostenibile, diventa pesante grazie anche alla famigerata “mora”. La mora non è una bella fanciulla africana, ma un interesse aggiuntivo applicato dalle banche per i ritardi di pagamento. Negli anni 80/90 si aggirava mediamente sul 13%. Oggi gli agricoltori devono, secondo i calcoli delle banche, 700 milioni di euro, a fronte di un prestito che non dovrebbe essere stato superiore a 200 milioni di euro.
Con l’ emanazione nell’ anno successivo dell’ editto prescrivente i risarcimenti feudali fu dato fondo alla completa devastazione della Sardegna. Fu aperta una “rendita redimibile di 250.000 lire sarde più un fondo annuo di 50.000 lire sarde” per pagare le rendite ma i compensi da dare ai feudatari, enormemente sproporzionati al valore dei feudi, furono accollati ai Comuni (cioè alla popolazione sarda) che dovevano liquidarli con cartelle di debito pubblico al 5%. La grande crisi provocata dai provvedimenti porterà a due fatti che ancora oggi esistono e fin’ ora sono affrontati quasi con gli stessi criteri : -il “dissenso” DELLE POPOLAZIONI SARDE DALL’ OPERATO DEL “GOVERNO LONTANO” . Anche l’ instaurazione del “catasto unico” e della imposta fondiaria fu un evento disastroso in Sardegna. I funzionari sabaudi eseguirono accatastamenti “ad occhio”, senza misurazioni e con ipervalutazioni assurde delle colture e dei pascoli ed il governo assoggettò la Sardegna ad una aliquota di L. 10,80 di media, pari alla ricchissima provincia di Torino, di quattro punti superiore a quella media del regno e 10 volte superiore a terre di pari valore come la provincia di Domodossola che era assoggettata all’ 1,30 per cento circa. Gian Battista Tuveri, giurista e politico si oppose, unitamente al Cattaneo, a queste rapine e fu egli il primo a parlare della questione sarda. La spoliazione fu talmente aberrante che su 680.450 abitanti della Sardegna nel 1881 si ebbero incorporazioni allo stato per “fisco pari a 49.967 terreni per la spaventosa cifra di L. 3.749.237 lire. (Banditismo in Sardegna) Corsi e ricorsi della storia.
Perché si permettono ancora oggi simili abusi. Si studia una legge d’aiuto alla produzione, si illudono tante persone convincendole a rischiare e poi vengono lasciate nelle fauci delle banche. Perché si permette che nei contratti sia contemplata la “mora”. Io banca ti concedo un prestito e ti impongo l’interesse, la legge interviene per ridurre questo interesse, dovrebbe finire lì. Invece no, le banche applicano, nel caso di ritardo nel pagamento della rata, una penalità: la mora. La mora di fatto è un altro interesse che fa crescere il prestito iniziale in modo esponenziale. Ti presto 1000 con un interesse del 5% ed una mora del 10%. Per un anno non riesco a pagare e i 1000 sono diventati 1000 + 50 + 100 = 1150. Un altro anno e diventano 1150 + 57,50 + 115 = 1322,50. Nel terzo anno sono 1322,50 + 66,12 + 132,25 = 1520,87. Mentre in effetti il debito reale è di 1150, cioè 1000 di capitale + 5% di interesse all’anno x tre anni = 150. Pertanto 1520,87 – 1150 = 370,87 pari al 250% in più. Non sarebbe più semplice e più onesto procedere in questo modo : Prendo in prestito 1000 al tasso del 5% all’anno x 10 anni, quindi dovrò rendere alla fine dei 10 anni = 1500. Ciò che verso con il guadagno del mio investimento, deve essere considerato un acconto sul debito da estinguere, ovviamente in 10 anni. Nessun paese potrà mai crescere se anche il denaro (banche) non sarà assoggettato alle stesse regole: capitale – rischio - lavoro – produzione – vendita – guadagno. Perché mai il denaro, che altro non è che una convenzione per attribuire un valore ad una merce, dovrebbe vivere una vita autonoma e superare la regola passando da capitale a guadagno? Senza rischio – lavoro – produzione – vendita? In parole povere: tu metti il capitale, io il lavoro, si produce, si vende e il guadagno si divide, il rischio è di entrambi.
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