I Sumeri e l’homo Sapiens

                                                Fioraldo Cocco

 

                           

 

Decifrare le tavolette d’argilla Sumeriche non è impresa facile. Uno dei pochi che possiede questa capacità è il professore Zecharia Sitchin, autore di libri che parlano di antiche civiltà, compresa quella sumera. Il Prof. ha scritto Il pianeta degli dei e Le astronavi del Sinai. Decifrando alla lettera le antiche tavolette, Sitchin sostiene che i Sumeri siano il prodotto dell’accoppiamento con una razza aliena di aspetto simile al nostro. Si tratterebbe di esseri intelligenti che i Sumeri chiamavano Anunnaki (figli del dio An) e che la Bibbia chiama Nephilim.

Il professor Sitchin sostiene che la selezione naturale di Darwin c’è stata ed ha prodotto i primati superiori dai quali discendiamo. Poi, grazie agli Anunnaki, c’è stato il salto verso l’Homo sapiens.

Secondo la sua teoria le cose sarebbero andate così: gli Anunnaki  avrebbero iniziato a visitare la terra mezzo milione di anni fa e le loro gesta sono quelle che leggiamo nelle’Epica della Creazione, nell’Antico Testamento, nel poema di Gilgamesh.  Durante la colonizzazione della terra, avendo bisogno di persone che lavorassero nelle miniere in Africa avrebbero creato “l’uomo”, il quale fu generato appositamente per lavorare per loro. L’uomo sarebbe nato quindi nell’attuale Africa, in corrispondenza con la teoria darwiniana.  

 

 

                                                                                                                                                             

 

 

                                           

 

Credo sia necessario tornare indietro nel tempo per cercare di capire. La mia indagine, dopo la lettura del “ Pianeta degli Dei” e di altri libri di studiosi di antichi miti, ha inizio nel 500.000 a.C., quando, secondo i racconti dei Sumeri, arrivarono sulla terra gli Dei, rimanendovi 120 shar(120 shar sono la somma degli anni di governo dei Sovrani Divini sulla Terra. Uno shar = 3600 x 120 = 432.000)

Per quello che sappiamo la Terra vede forme di vita umanoide intorno a 5 milioni di anni fa. C’è stata una qualche forma di civiltà in quegli anni? non lo sappiamo. Però conosciamo l’evoluzione del primate denominato Homo Erectus.

L’Homo Erectus  compare circa un milione e duecento mila  anni addietro. Sopravvive nella savana africana, ma non sembra possedere grandi potenzialità di innovazione, tanto è che impiega circa un milione di anni per “inventare” il fuoco.

Intorno a 300.000 anni fa, in quel lontano tempo, accade una stupefacente novità, l’homo Erectus cresce improvvisamente, e realizza complesse innovazioni, quali quelle di erigere a propria dimora, oltre alle grotte, capanne in canne e fango. Utilizza pietre tagliate come arma di offesa, e per coprirsi usa le pelli degli animali che caccia. Passano altri 100.000 anni, sulla terra è presente oltre all’Homo Erectus, una nuova variazione di Homo, che sarà conosciuta in seguito come Neandertal. L’Homo di Neandertal si sposta dall’Africa all’Europa, e durante l’inizio dell’ultima glaciazione (75.000 anni fa) si stanzia al centro dell’odierna Francia. Improvvisamente intorno a 50.000 anni orsono, nello scenario della terra di allora compare un nuovo Homo, il Sapiens. Dell’Erectus non c’è più traccia e il Neandertal viene cancellato dal nuovo Homo Sapiens.

“L’uomo moderno ha molti parenti e affini tra i fossili rinvenuti, ma non ha progenitori, quale sia l’origine dell’Homo Sapiens resta un mistero” (Theodosius Dobzhansky).

Cosa è accaduto tra il 500.000 e il 50.000 a.C.?

Gli indizi gli studiosi gli hanno trovati negli scritti dei Sumeri, un popolo dell’Asia che ha creato una grande civiltà. Civiltà che ad onor del vero sembra più “civiltà moderna”  nella sua parte più antica. E’ come se l’uomo di allora invece di crescere, abbia avuto un regresso. Una prima lettura negli archivi di tavolette trovati dagli studiosi nella Mesopotamia, ed esattamente nella biblioteca di Assurbanipal, di Mari ed altre città, porta alla conoscenza degli archeologi una miriade di opere. Oggi una delle più note è: Enuma Elish (Enuna Elish la nabu shamamu, Shaplitu ammatum shuma la zagarat = Quando nell’alto il cielo non aveva ancora un nome, e in basso il duro suolo [terra] non aveva nome). Il racconto nel glorificare la nascita degli Dei del Panteon Sumero (12), in effetti descrive il nostro sistema solare con una precisione superiore alla nostra, basti pensare che conoscevano le lune di Urano, i satelliti di quel pianeta sono nascosti, solo con potenti telescopi e possibile vederli, ma quando sorgono dalla parte opposta del pianeta. Per non parlare del pianeta Plutone che noi conosciamo solo dal 1930.

Chi ha dato a quegli antichi cronisti le informazioni necessarie per descrivere  nella sua interezza il nostro sistema solare?

Due le ipotesi, una terrestre ed una extraterrestre, entrambe hanno punti di inconfutabile verità.

Quella extraterrestre parla di Dei scesi dal cielo in una terra disabitata, dove l’uomo come è oggi non esisteva. C’è la vita, ci sono gli animali, ci sono i primati, ci sono gli Homo Erectus, ma nessuna traccia di esseri a noi simili. Questi Dei iniziano a costruire una civiltà ed edificano città. I principali sono 12, così come 12 sono, secondo quello che ci è pervenuto,  i corpi celesti del nostro sistema solare a quel tempo.

Sole (Apsu – uno che esisteva sin dal principio) 1

Mercurio ( Mummu – messaggero di Apsu) 2

Venere ( Lahamu – signora delle battaglie) 3

Terra ( Tiamat in origine, ma si scontra con un pianeta proveniente dal cosmo creando la Terra e la luna) 4 – 5

Marte ( Lahmu – signore della guerra) 6

Marduk ( il pianeta dell’attraversamento, quello che viene dallo spazio profondo) 7

Giove ( Kishar – primo delle terreferme) 8

Saturno ( Anshar – primo dei cieli) 9

Urano ( Anu –quello dei cieli) 10

Nettuno ( Ea /Enki – abile creatore ) 11

Plutone ( Gaga – messaggero di Anshar) 12

 

 

Questi Dei arrivano 500.000 anni fa, per loro la Terra sembra essere un posto dove trovare i minerali di cui hanno bisogno.

Dal loro pianeta ( Marduk), un gruppo di non più di 650 persone ( 12 scienziati + 300 come forza lavoro sulla terra, gli Anunnaki, 300 in orbita nella stazione spaziale, gli Igigi). I nuovi arrivati creano un avamposto nel pianeta Terra e in seguito alcune città con compiti e poteri ben definiti.

Nippur è la città di Enlil descritta nella epopea Sumera. Con le conoscenze di oggi, sembra una città che fa da tramite tra la terra e il cielo. Il suo sovrano è Enlil, il cui nome significa EN (Signore) Lil (Vento o parola che viaggia veloce come il vento).

                                                               segni pittografici arcaico-sumerici

L’altra città importante è Bad-Tibira, dove regna Nannar figlio di  Enlil e padre di Inanna (Isthar/Venere, dea della bellezza) e Shamash (Utu,dio del sole). Bad-Tibira ha un sorprendente significato, vuol dire: “ il posto dove si fondono i metalli”. La città è ubicata sopra un enorme giacimento di petrolio (in Sumero il petrolio si chiama NAFTU). Il petrolio oggi è la principale fonte di energia, i suoi derivati: Nafta o gasolio, benzina, olio per motori ecc.

La città di Shuruppak è sotto il governo di Ninhursag, dea della vita, (quella che soffia il vento della vita). Ninhursag e sorella di Enlil e di Ea/Enki, primogenito di Anu (quello del cielo). Ea/Enki è il primo Signore che ha regnato sulla terra, e ha lasciato per volontà del padre Anu il potere ad Enlil, per governare l’Absu (terre della parte inferiore/luogo del sapere, cioè l’Africa). Ninhursag regge Shuruppak, la città della salute (centro medico) dove vi è anche un grande centro dove nasce la vita (ospedale ginecologico), e dove sembra siano stati iniziati i primi esperimenti genetici per modificare e fecondare gli ovuli delle femmine dell’Homo Erectus che viveva nei territori sotto il potere di Ea/Enki.

Sippar (uccello), la città delle Aquile (navette spaziali), dove il comandante è Utu/Shamash. “dove quello che risplende si alzava verso il cielo”, sembra, con pochi dubbi, il posto dove sono i razzi di collegamento che vanno verso una imprecisata località, denominata comunemente Cielo (Anu).

Larak ( La.ra.ka = che vede l’alone luminoso) è la città di Ninurta (abile protettore)

Larsa ( La.ar.sa = che vede la luce rossa) è la città di Utu/Shamash e di Aya sua moglie

Lagash ( La. ag.ash = che vede l’alone).

Come sono arrivati questi Dei nel nostro pianeta? Oggi in pieno sviluppo aereo spaziale, la nostra tecnologia ci permette di andare sulla Luna, disponendo di enormi somme possiamo costruire volendo un avamposto su Marte. Abbiamo una stazione orbitale che periodicamente raggiungiamo con navette spaziali. Però andare nello spazio profondo, oltre Plutone per raggiungere altre galassie è impresa impossibile, poiché quella più vicina dista da noi 5 anni luce (ci vorrebbe una astronave che viaggiasse alla velocità della luce, 300.000 km al sc. x 5 anni ). Quindi per noi è impossibile, come è impossibile per eventuali abitanti di Alfa-Centauri, raggiungere il pianeta Terra.

Allora? Nell’Epica della Creazione (Enuma Elish), gli antichi Sumeri ci danno questa spiegazione: Un pianeta che proviene dallo spazio profondo, forse attratto dal Sole e dal pianeta Giove si inserisce in una traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del sistema solare, tra Marte e Giove, in una orbita la cui durata è di 3600 anni terrestri.  E come per noi un anno è il tempo che la terra compie nella sua orbita intorno al sole, ugualmente il 12° pianeta (Marduk) misura il tempo con una orbita intorno al Sole. La differenza è che Marduc spostandosi nello spazio in una orbita ellittica molto ampia, impiega per completarla (1 anno per gli abitanti del 12° pianeta) 3.600 anni terrestri [vedere la teoria della relatività - Consideriamo un semplice esperimento ideale. Ci sono due gemelli, li chiameremo K e K1. Un giorno K1 intraprende un viaggio spaziale a velocità prossima a quella della  luce. Supponiamo che per K1 il viaggio duri un anno. Per K, invece, a causa della  dilatazione dei tempi (che per velocità vicine alla luce diventa sempre più elevata) il viaggio  di K1 viene visto durare supponiamo dieci anni. Quando K1 ritorna da K, lo vedrà  invecchiato di nove anni rispetto a sé stesso]. Di fatto il pianeta Marduk  può essere paragonato ad una enorme astronave.  Con una tecnologia come questa del XXI secolo d.C. il resoconto dei cronisti Sumeri (5/6 mila anni) è verosimile. Grandi impianti termonucleari possono permettere agli abitanti di sopravvivere durante il lungo viaggio nel cosmo, quando al pianeta viene a mancare il calore del sole. Perciò la cronologia  dei divini sovrani antidiluviani a noi giunta non deve creare enorme meraviglia, perché gli anni di ogni re sono conteggiati in anni terrestri. Il primo re della lista è Alulim che governa per 28.800 anni terrestri, in effetti per questo abitante del 12° pianeta sono solo 8 anni del

suo tempo ( 8x3600=28.800). Questo pianeta che noi chiamiamo il 12° o Marduk dal nome del principale Dio Babilonese, per i Sumeri era Nibiru, il pianeta dell’attraversamento. Nibiru pianeta che brilla nei Cieli. Egli tiene la posizione centrale; a lui renderanno omaggio. A lui che senza mai stancarsi continua a passare in mezzo a Tiamat. “ Pianeta che attraversa” sia il suo nome, colui che occupa il centro (Epica della Creazione).

                              

 

 

    Plutone Nettuno Urano Saturno Giove Nibiru Marte Terra (Luna)Venere Mercurio Sole

120 shar, cioè 120 anni di Nibiru, poco più di un secolo per questi visitatori che approdavano sul nostro pianeta. Abbiamo detto 120 per loro, ma 432.000 per noi. Quindi è presumibile che i primi coloni siano morti sulla Terra, o che a partire dal primo re, rimanessero solo il tempo da che la prima navetta, spedita quando Nibiru entrava nell’orbita di Plutone (il messaggero), rimanendovi sino a che il loro pianeta entrava tra Marte e Giove, e ripartissero quando lasciava quello spazio per continuare la sua orbita.  Ma altrettanto presumibile è che le loro cellule avessero una vita rigenerativa molto più lunga di quella che comunemente ha un uomo moderno. Si pensi alla differenza tra la vita di un cane e un uomo, oppure tra una farfalla e un uomo. Per una farfalla, l’uomo possiede il dono dell’eternità. Ugualmente un abitante di Nibiru a noi umani può sembrare uno che possiede l’eternità. Per esempio Ea/Enki che è presente sulla Terra sin dal primo sbarco e ci rimane verosimilmente sino al diluvio avvenuto nell’era del Leone, circa 11.000 anni fa, e pure dopo il diluvio quando tra gli Dei e l’uomo viene stipulato un nuovo patto. Patto che così viene descritto nella Bibbia ( Il Signore disse a Mosè: "Sali verso di me sul monte e rimani lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli." La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte). Quello che riportò era a tutti gli effetti un contratto, almeno nelle prime tre clausole, tra il Dio, Mosè e il suo popolo. In questo contratto, come in quelli antecedenti tra i re sumeri e i loro vassalli, vi era un preambolo: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto dalla condizione di schiavitù” (Es. 20,2; Deut. 5,6). Ed ovviamente una condizione che rimarcava la completa sudditanza del popolo al Dio: La proibizione di qualsiasi alleanza con altre nazioni ... voi siete mia proprietà tra tutti i popoli( Es. 19,5).

A ben pensarci Ea/Enki aveva solo 120 (shar) anni di Nibiru, molti di meno di Lamech che è vissuto 650 anni terrestri (Enki ha vissuto per 120 orbite del suo pianeta. Lamech ha vissuto per 650 orbite del pianeta Terra).

 

 

“Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Seth. (…) L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.” [Genesi 5,3-5]; “Seth aveva centocinque anni quando generò Enos;” [Genesi 5,6]; “Noè aveva seicento anni quando venne il diluvio, cioè le acque, sulla Terra.” [Genesi 7,6]; “Mosè aveva centoventi anni quando morì; (…)” [Deuteronomio 34,7];

 

Tutto questo si evince dai racconti pervenutici. Nei primi 18 shar creano la colonia, sono relativamente pochi, tra forza lavoro e Tecnici, compresi i capi che erano 12 non arrivano a 700. Le prime città che costruiscono sono: Eridu (luogo lontano da casa), la città di Enki, la prima città. Nippur, il centro logistico della spedizione. Sippar, lo spazioporto. Bad-Tibira, lo stabilimento dove lavoravano i metalli, Shuruppak, il centro medico della spedizione. Per la forza lavoro la vita è massacrante, tanto è che si ribellano (abbiamo patito negli scavi, la fatica ci ha ucciso, troppo pesante è il lavoro, troppa la sofferenza), obbligando i capi ad una riunione fuori programma. A questa riunione partecipa anche il capo di Nibiru. Anu è il suo nome, nella mitologia Sumera è il padre di tutti gli Dei. Se è vero che gli Dei che governano la colonia sono suoi figli e nipoti, possiamo ipotizzare che la loro società sia retta da un governo oligarchico (Una società in cui il potere è nelle mani di pochi, in cui  è consolidata la prassi di unirsi tra parenti per salvaguardare la purezza genetica). In questa riunione Enlil vuole punire duramente i ribelli, chiede al padre di essere esonerato dall’incarico e dalla produzione dei minerali utili alla loro civiltà o quantomeno utile al mantenimento della loro tecnologia. Uno di questi minerali, l’oro, indispensabile e necessario per la sopravvivenza di quel popolo in quanto importante per tenere stabile l’atmosfera del pianeta Nibiru, deve essere improrogabilmente inviato. Anu riconosce il patimento degli operai, ma non ha alternative, i minerali servono, in particolare l’oro estratto nell’Abzu e fuso a Bad-Tibira. Nell’assemblea resasi necessaria a seguito dell’ammutinamento, e dove Enlil vuole una punizione per i ribelli, gli altri Dei non hanno niente da proporre, solo Ea/Enki prende la parola ed illustra la sua idea ai suoi pari. Enki (Signore/Principe della Terra) è stato il primo comandante della missione Terra, ma poi ha dovuto lasciare il comando al fratello Enlil per andare nell’Abzu, dove con pochi Anunnaki riesce a produrre una notevole quantità d’oro e di Uranio. Il posto dove risiede Ea/Enki (abile creatore), viene così descritto: “nel lontano mare a 100 beru d’acqua da Sumer si trova la terra di Arali (luogo dei filoni splendenti) e dove le pietre azzurre creano malanni . …. a te Abzu terra pura, dove possenti acque corrono veloci”. Il posto descritto nelle tavolette dista da Sumer 4.000 km (100 beru d’acqua). Il posto è lo Zimbabwe (africa centrale), il fiume è lo Zambesi (dove possenti acque scorrono veloci).

                                antica costruzione della Zimbabwe Nuraghe Sardo

L’idea di Ea/Enki è la seguente: “ Creiamo un lavoratore primitivo, la Signora della nascita mi aiuti a creare un lavoratore primitivo, che sia lui a portare la fatica degli Dei “. Nella terra inferiore ha costruito un tempio (Shi.in.ti) dove si soffia il vento della vita e dove già esiste un primitivo (homo erectus), che con la sapienza di Ninhursag può diventare un lavoratore. Il progetto viene approvato, nell’Abzu, che significa (padre medico/padre saggio/posto della sapienza), iniziano le ricerche per trasformare attraverso la scienza genetica, di cui Enki e Ninhursag erano maestri, gli erectus in lavoratori primitivi. Inizialmente commettono molti errori ed anche orrori, la manipolazione genetica crea mostri, i testi sumerici parlano di esseri deformi creati da Enki e la dea Madre Ninhursag.

                           

Nel tentativo di mettere a punto un perfetto lavoratore primitivo, creano femmine dell’erectus che non potevano partorire, esseri senza organi genitali, altri, deformi o incompleti. Ad un certo punto riesce una manipolazione e le femmine dell’homo erectus partoriscono un lavoratore primitivo che in parte, in seguito, allevierà la fatica degli Dei minori. Ma si accorgono presto che il nuovo essere è sterile. Nuovi studi e nuovi tentativi  sino a che riescono a mettere a punto un nuovo lavoratore primitivo, ( Neandertal ?). Per circa 100.000 anni funziona, il lavoro pesante viene svolto dall’erectus evoluto, però non soddisfa Enki, il quale inizia un nuovo esperimento : la modifica del DNA dell’erectus con l’inserimento di geni suoi e di giovani Dei. “ Sarà a mia immagine e somiglianza, Uomo sarà il suo nome e tu, rivolto a Nin.Ti (Nin = Signora, Ti = Costola/Vita) sarai quella che lo partorirà

                                                 DNA – Disegno Sumero

 

                                                                                                  Erectus  nuovo Erectus?

                   

                                                                    Adapa – Nin.ti – Nin.hur.sag ?

 prese un pezzo d’argilla lo mischiò con il sangue del dio Te.e.ma(personalità) più volte purificato per ottenere il napishtu (Geni, Dna?) e modellò con arte la creatura a sua immagine e somiglianza... “

A Nin.ki/Nin.ti la sua sposa divina, sarà affidato il travaglio. Tu sei il grembo materno, quello che può creare il genere umano. Crea dunque un Lulu, un lavoratore che prenda su di sé le fatiche degli Dei. Crea un Lulu Amelu (lavoratore primitivo)”. Dopo la gestazione, fuori di se per la gioia, Nin.ti ( signora della vita ) gettò un grido “ sono stata io a crearlo, le mie mani l’hanno fatto”.

                  

                  

Enki – Adapa – l’acqua della vita che rende immortali, che Adapa consigliato da Enki non berrà – Anu, che nel riconoscere la perfezione del nuovo essere, vuol rendere immortale come loro.

 

“ E il dio Yahweh piantò un frutteto nell’Eden. E prese Adamo e lo pose nel Giardino dell’Eden perché lo lavorasse e ne avesse cura”. (Genesi 2/8)

Questo è ciò che sta scritto in Genesi, dove Yahweh è Enlil, Adamo è Adapa. Spiega anche perché Enki consigliò Adapa di non bere l’acqua della vita. Facendo ciò, sarebbe diventato uno di loro e non avrebbe certo lavorato e coltivato il Giardino dell’Eden. Quindi come dicono le tavolette Sumeriche, l’uomo fu creato per lavorare per gli Dei.

Dopo la riuscita di Adapa, creato ad immagine e somiglianza del creatore, Enki mette su una vera catena di montaggio. Gli ovuli fecondati vengono innestati nelle madri surrogate per portare a termine una gravidanza assistita da Nin.hur.sag e dalle Signore della nascita.

                     

                                                                                             Madri surrogate in fila affinché venga impiantato nel loro utero un ovulo  fecondato

                        

                                                                       Le Signore della nascita

 

 Tutti i lavori che prima venivano svolti dagli Dei minori ora vengono svolti dal nuovo uomo, e loro, gli uomini, sanno che devono lavorare per gli Dei.

                                            

                       Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita e l’albero della conoscenza ( Genesi 2/9).

Il Signore Dio diede questo comando all’uomo : Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino [quindi poteva mangiare dell’albero della vita, cioè poteva procreare], ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché quando ne mangiassi, certamente moriresti ( Genesi 2/16 e 17).

Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto. Anzi Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male ( Genesi 3/4).

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino, e l’uomo e sua moglie si nascosero. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: Dove sei? E l’uomo rispose: Ho udito il tuo passo nel giardino, ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto. E Dio : Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? E l’uomo : La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato. E Dio: Che hai fatto? Rispose la donna: Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato. (Genesi 3/8-9-10-11-12-13)

Enlil (il Signore) mette Adapa nel Giardino dell’Eden (Enki nell’Abzu aveva sostituito tutti gli Dei minori che lavoravano nelle miniere con i lavoratori primitivi. Enlil voleva per i suoi territori, ed in particolare per Bad-Tibira dove si lavoravano i metalli, gli stessi lavoratori. Poiché Enki non voleva, si giunse ad una guerra. Solo quando Enki creò Adapa, che poteva procreare, concesse che la sua creatura andasse nelle terre di Enlil), e gli pose accanto una donna, e gli impose un solo comando: Non mangiare dall’albero in mezzo al Giardino. Gli permise, perché è quello che voleva, di avere contatti carnali con la donna, cioè che procreasse. Ma non aveva nessuna intenzione di istruirlo, tanto è che Adapa non sapeva di essere nudo.

                                       

Enki in seguito, perché era uno scienziato e voleva che la sua creatura si evolvesse, sotto le spoglie del serpente, non bisogna dimenticare che il simbolo di Enki come “Padre medico (Ab.zu)” era il serpente, iniziò attraverso la donna ad istruire Adapa, contro il volere di Enlil.

                          

                                                                               Il simbolo di Enki

         

                         

                                                          Similitudini

L’evoluzione Darwiniana viaggia su un binario troppo lento rispetto a quanto sta accadendo all’umanità che già da ora è sempre più oggetto di clonazioni e variazioni genetiche artificiali” (Niki Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute di Oxford).

Per gli studiosi mython deriva dalla radice MUTH, che significa pensiero.

Per Omero mythos significa pensiero, ma anche la parola nella quale il pensiero é espresso, vale a dire, non solo il suono ma anche il pensiero contenuto nella parola.    

Proprio perché il termine significa "pensiero", esprime anche l'annuncio di un fatto, un racconto che può essere vero o falso.   

A partire dal VI secolo, il vocabolo Mito prende un altro significato, assume quello di "racconto falso" o di "leggenda" o di "fantasia". Nella mentalità comune, mythos inteso come falso ingannevole, senza significato dispregiativo equivale a:    “ che é stato superato dalla verità scientifica, che non è in condizione di difendere i suoi argomenti davanti alla capacità riflessiva della mente.

Ma la mente per essere riflessiva deve conoscere, se non ha conoscenza su cosa riflette?

Cerco di spiegarmi meglio. Il Mito dice: Enki prese il sangue di un giovane dio, lo purificò per ottenere il Napishtu (DNA modificato?) e lo mischiò con l’argilla (Be-sa = uovo), e creò Adapa (uomo).

La mente di uno studioso del VI secolo su cosa riflette? È ovvio che per lui il Mito assume il significato di racconto falso, di leggenda, di fantasia.

Ma lo stesso Mito, per uno studioso del XXI secolo che legge nei giornali di tutti i giorni articoli sulla gravidanza assistita, assume ben altro significato, non più racconto falso, ma pensiero contenuto nella parola, in altri termini, vero, perché non é stato superato dalla verità scientifica.

Quindi, oggi 12 febbraio 2010, siamo a conoscenza che si può intervenire sull’evoluzione dell’uomo con modificazioni genetiche. Sembra perciò del tutto plausibile che un popolo vissuto in un tempo remoto, con conoscenze simili e forse superiori alle attuali, abbia usato la manipolazione genetica per modificare (a suo vantaggio) l’umanità allora esistente. Recenti studi hanno appurato, attraverso una indagine sui geni, che la popolazione di allora (500.000 anni fa) fosse composta da soli 18.500 individui in pericolo di estinzione. Questi individui, presumibilmente gli Homo Erectus, erano stanziati in Africa, e sempre in Africa, secondo i racconti Sumerici, viveva il maggior scienziato (Enki) di una sparuta rappresentanza di esseri culturalmente avanzati (gli Dei), terrestri o ex terrestri che fossero.

Panzane che non si possono dimostrare? Ma si possono fare con similitudini, confronti tra le nostre conoscente attuali e quelle che i Sumeri ed altri popoli antichi ci hanno tramandato.

 

 

                           

                                                                                                            Tempio Egiziano di Abydos

 

 

         

                          

                                                                                               

                        

                                                                                                

                              

 

                   

                                         Cilindro Sumero (Enki con Marduk)

 

                                                  

                                                                       Mariner 10

                                         

 un dio sumero(ha in mano un serpente, perciò dovrebbe essere Enki)

           piloti nipponici

                                                                                          

                                                                                                                  Inanna/Ishtar tempio di Assur

     

                                          Le Signore della nascita del Shi.in.ti

                        

                                                                                                                                                  Infermiere della nave ospedale Italiana Gradisca

                                                            

                                                                   Pacal, un re Maya, assiso a guidare una strana macchina.  Sito archeologico di Palenque

                  

                                                                                      scultura Maya  e astronauta

 

               

                       Apollo 11                                                                                                                                                                            Vimana

                     

                                                      Vimana

 

 

 Indra, Signore dei cieli, prestò ad Arjuna il proprio carro volante, pilotato dal suo abile assistente Malati. Il velivolo poteva anche viaggiare sott' acqua.

è l'interessante la descrizione degli effetti provocati da un'arma di nome Agneya: " Una freccia sfolgorante che possedeva lo splendore del fuoco senza fumo venne lanciata . All'improvviso, una densa oscurità avvolse gli eserciti. Venti terribili cominciarono a soffiare. Le nuvole ruggirono negli strati superiori dell'atmosfera, facendo piovere morte. Il mondo , ustionato dal calore di quell'arma, sembrava in preda alla febbre. Perfino l'acqua si riscaldò, e le creature che vivono nell'acqua parvero bruciare. I nemici caddero come alberi arsi da un incendio devastatore".Anche qui appaiono chiare le analogie con gli effetti provocati dalle esplosioni nucleari. Il Ramayana riferisce che: " Il figlio di Ravana possedeva un'arma molto terribile che dicevano fosse stata donata dal dio Brahma: aveva la caratteristica di esplodere durante il suo percorso e di incenerire qualsiasi bersaglio.    

 

                                               

                                               

                                

                                                                                                                Segni pittografici arcaico-sumerici - Din Gir significa “I Puri dei razzi fiammeggianti”

                                                                                                   

                                                                                                                                                  Ninurta – Luovre di Parigi                                      

  Tempio di Ishtar – Biblo

        

                                                                                  

                                                                                                                                             Menir di Tzinigas (5 mt. Altezza)- Sardegna

                 La Dea Inanna/Ishtar

  inanna / Ad Inanna --- nin-a-ni (-ra)/ sua signora

urnammu/ Urnammu --- nita-kala-ga/ colui che è forte

lugal-uri / re di Ur

lugal-ki-en-gi-ki-uri-ke /  re di Sumer e di Akkad

é-a-ni/ la sua casa ----mu-na-dù / per lei ha costruito

 

           

 

 

 

 

 

 

                                                                               

                                                              Inanna/Ishtar                                                                                                                                                                                                          Toples Gir

                 

                                                                                                     Inanna/Ishtar armata di tutto punto sembra posare per una fotografia

 

 

 

                                            

                                                                     

                                                                                Inanna/Ishtar – palazzo reale di Mari

                                                                                                                                                                              videoconferenza

            

                                                                                     Inanna, tra le sue armi un lancia missile – missile – Dumuzi

                                                                                       anticarro

 

 

                                  Guerriero Maya

  disegno Sumero

Nel 1934 una squadra di archeologi impegnata a Mari si imbatté in una statua, fortunatamente intatta, sepolta sotto terra. Essa rappresentava una bella donna a grandezza naturale. Aveva in testa un copricapo con un paio di corna, quindi era una dea. Pur avendo circa 4000 anni quella statua era talmente somigliante a un essere umano da sembrare quasi viva. Gli archeologi la chiamarono La dea con un vaso, poiché teneva in mano un oggetto cilindrico.

                                                                                 

                                                                                                                               Inanna/Ishtar palazzo reale di Mari

Come dimostrano i testi sumerici e accadici, gli Dèi del Cielo e della Terra erano in grado di alzarsi dalla Terra e salire al Cielo, come pure vagare nei cieli a loro piacimento.

dal mio tempio

mi costrinsero a volar via.

Una regina come me, dalla mia città,

come un uccello mi fecero prendere il volo

.

Inanna/Ishtar, i cui lunghi viaggi sono ricordati in molti testi antichi, faceva la spola tra il suo iniziale dominio di Aratta e la tanto desiderata dimora di Uruk. Andò dal dio Enki nella città di Eridu e dal dio Enlil a Nippur, e si recò a far visita a suo fratello Utu/Shamash nella sua sede di Sippar.

Inanna si mise addosso sette oggetti. I sette oggetti vengono anche citati in altri testi relativi ai viaggi celesti di Inanna:

 1. la SHU.GAR.RA si mise sulla testa.

2. "Pendenti misuratori" alle orecchie.

3. Catene di piccole pietre blu attorno al collo.

4. "Pietre" gemelle alle spalle.

5. Un cilindro d’oro nelle mani.

6. Cinghie che le stringevano il petto.

7. La veste PALA, avvolta attorno al corpo.

Il torace della dea è attraversato da due cinghie parallele che si uniscono dietro e reggono, dietro il collo, una strana scatola di forma rettangolare, strettamente legata all’elmetto per mezzo di un laccio orizzontale.

 

                 

 

  Ricostruzione di astronauti in tutta spaziale (Veste Pala di Inanna?)

 

Signora del Cielo:

Ella indossa il suo Abito del Cielo

E arditamente sale verso il Cielo.

Al di sopra di tutte le terre abitate

Ella vola nel suo MU.

La Signora che nel suo MU

Gioiosamente vola fino alle vette celesti.

Al di sopra di tutti i luoghi in pace

Ella vola nel suo MU.

 

“Mu” e “Shem” per molto tempo sono statti tradotti con “Nome”.

 

Se mu e shem  non vengono tradotti con "nome", ma con "veicoli celesti", si leggono sotto un’altra luce anche molte altre antiche storie. Infatti che senso avrebbe :” Ella vola nel suo nome”.

“ Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome” (Genesi 11/4). Ma che vuol dire “facciamoci un nome”?????

Forse l’esatta traduzione è: “Venite, costruiamo una città e una torre per poter inviare uno shem (razzo – veicolo celeste), facciamoci un Mu (veicolo celeste)”.

“Ecco, essi sono un solo popolo e hanno una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quando avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.”(Genesi 11/6).

Gli Dei temono che gli uomini presto raggiungano le Loro conoscenze, per impedire ciò fanno in modo che non si capiscano più quando parlano gli uni con gli altri. Dopo l’episodio della torre di Babele,infatti, gli uomini, ci impiegano più di 7 mila anni per uguagliare, anche se non completamente, gli Dei.

 

  

                                                Torre di Babele

 

Inanna la Dea più amata dagli Dei; Anu, Enlil, Enki sono stati suoi amanti.

Inanna si invaghisce di Gilgamesh, ma l’eroe rifiuta l’amore della dea in modo poco lusinghiero per la figlia di Nannar.

 

Inanna:

Vieni Gilgamesh, sii il mio amante!

Concedimi il frutto del tuo amore.

Sii il mio uomo,

e io sarò la tua donna!

Gilgamesh:

Cosa mi succederebbe dopo averti posseduta?
Tu saresti come un forno che non fa sciogliere il ghiaccio,
una porta sgangherata che non trattiene i venti e la pioggia;

un palazzo che schiaccia i propri guerrieri,
un elefante che strappa la sua bardatura,
pece che brucia l'uomo che la porta,
un otre che inzuppa l'uomo che lo porta,
calcare che fa crollare il muro di pietra,

un ariete che distrugge le postazioni nemiche,
una scarpa che morde il piede del suo portatore.

A quale dei tuoi amanti sei rimasta per sempre fedele?
Quale dei tuoi superbi fidanzati è salito al cielo?
Vieni! Ti ricorderò uno per uno i tuoi amanti,

quelli che tu hai ardentemente posseduto!

Dumuzi, l'amore della tua giovinezza:
a lui hai decretato il pianto anno dopo anno.

Tu hai amato il variopinto uccello Alallu:
l'hai colpito e gli hai rotto le ali;

egli si nasconde nei boschi gridando: "La mia ala!".

Tu hai amato il leone dalla forza perfetta:
per lui hai scavato fosse, sette e sette volte;

tu hai amato il cavallo che esalta la battaglia,
lo hai condannato alla briglia, al pungolo e alla frusta,

a correre per sette ore doppie lo hai condannato,
a bere acqua putrida lo hai condannato,
di piangere sua madre
Silili, gli hai assegnato come destino.

Poi hai amato il pastore, il guardiano,
che costantemente per te sollevava (focacce cotte nella) brace;

ogni giorno egli per te sacrificava caprette,
ciò nonostante lo hai percosso e lo hai cambiato in lupo:
gli stessi suoi aiutanti ora lo cacciano via
e i suoi cani gli mordono i polpacci.

Tu hai amato anche Ishullanu, il giardiniere di tuo padre,

che costantemente ti portava cesti pieni di datteri,
ogni giorno egli faceva splendere la tua tavola:
tu hai alzato gli occhi verso di lui, ti sei avvicinata a lui,
(dicendo):

"Oh mio Ishullanu fammi godere della tua virilità,
stendi la tua mano, portala alla mia vulva!".

Ishullanu così ti rispose:

"Ma che cosa vuoi da me?
non ha forse cucinato mia madre? Non ho forse mangiato?
Ciò che io mangerò dovrebbe essere il cibo puzzolente e putrido?
dovrebbe essere il giunco il mantello contro il freddo?"

Tu hai ascoltato quanto egli ti diceva,
lo hai bastonato e lo hai mutato in una talpa,
e lo hai lasciato vivere in mezzo alle difficoltà.
L'asta non sale più, il secchio non scende più!

E per quanto mi concerne, si! Tu mi amerai, ma poi
mi riserverai lo stesso trattamento".

Molto romantica e piena di tenerezza invece la storia d’amore tra Inanna e Dumuzi:

Ti prego, metti la tua mano nella mia,

metti il tuo cuore vicino al mio.

Non solo è dolce dormire mano nella mano con lui,

ancora più dolce è la gioia

di unire il mio cuore al suo cuore.

 In modo diverso si svolge l’incontro di Inanna con il prozio Enki. Inanna si reca con il suo “Mu” ad Eridu, la città di Enki. E’ doverosa una premessa: Inanna(amata da Anu) domina su Aratta(Iran - India?), ma è attratta dalla città di Uruk, essendoci in questa città il tempio di Anu, quindi il massimo potere. Per molto tempo ella visita la città, ogni qual volta il Dio del Cielo scende nella sua casa(En.an.na). In seguito a queste visite al Dio Anu, che era anche suo prozio, Inanna fu chiamata “Anunitum”, che significava “diletta di Anu”,  ma anche “sacra amante di Anu”. Perciò pur rimanendo Signora di Aratta, diventa in compartecipazione con Anu, Dea di Uruk. Quindi in mancanza di Anu è unica padrona del tempio, ma vuole accrescere ancora il suo potere e quello di Uruk. Come? Ottenendo, anche con l’inganno, tutti i segreti di Enki. Usando il proprio fascino, nell’intento di sedurlo, va da lui da sola.

Vieni mio maestro di casa, ascolta le mie istruzioni; una parola di dirò, ascoltala; la fanciulla tutta sola, ha diretto i suoi passi verso l’Abzu(padre saggio).Fa che essa entri in Eridu, dalle da mangiare  torte di orzo con burro. Versa per lei acqua fresca che rinfranca il cuore, offrile della birra da bere.

 

Dopo la cena, felice e ubriaco, Enki concede ad Inanna un centinaio di formule divine, tra queste molte erano alla base della civiltà (signoria suprema, sovranità, funzioni sacerdotali, armi, procedure legali, arte della scrittura). Quando infine Enki torna in se, consapevole di ciò che aveva fatto, invano manda contro di Inanna le sue terribili armi, la Dea è ormai lontana, a bordo del suo veicolo spaziale, a bordo del suo Mu.

 

                                                             

                                                                                                                                                                                                    Enki

 

                                                                                

                                                                                                                                                                                                                                  Inanna

       

 

 Il Dio Enki/Ea

 

     

 

E’ il Dio più citato nei testi antichi Sumerici. I suoi appellativi sono : Abile Creatore, Signore della Terra, Signore di tutto quello che sta sotto, Signore dell’acqua e del mare. Ama molto le donne e non si fa scrupolo se sono sorelle o nipoti : Ninkhursanga, Nirsikil, Ninti, Damgalnunna, Ninkurra, Uttu, Inanna. E’ anche il padre di Marduk che dopo il diluvio diventerà prima Dio di Babilonia, e in seguito il più importante delle divinità Sumere/Accadico/Babilonesi. Enki è anche il primo re di Eridu (luogo lontano da casa), quello delle grandi bonifiche, il Signore dell’Abzu e di tutta l’Africa compreso l’Egitto. Sovrano degli Dei di quel paese. E’ secondo solo a suo padre Anu e in lotta perenne con il fratello, Signore del vento, Enlil. Va molto d’accordo con la sorella Ninhursag, Signora della vita/nascita, con lei crea il primo lavoratore primitivo (Nuovo Homo Erectus e in seguito il Neandertal ?), però il suo capolavoro è la creazione di Adapa, forgiato a sua immagine e somiglianza (Homo Sapiens).

Tanto saggio era questo essere, che nulla, né in cielo né in terra, poteva sfuggire alla sua comprensione. Quando apriva bocca, era come se parlassero gli dèi stessi e nessuno poteva contraddire le sue parole. Non c'erano arti o mestieri nei quali non fosse maestro: sapeva impastare il pane come il panettiere, pescare come il pescatore e cacciare come il cacciatore. Ed era altrettanto buono quanto era saggio. Puro, onesto, pio, osservava tutte le leggi degli dèi e ogni sera, prima di coricarsi, si faceva premura di fare un giro in città e controllare che tutte le porte fossero chiuse, così che ognuno potesse riposare tranquillo.

Adapa, nel mito, viene chiamato "Sapientissimo tra gli Anunna": A-NUN-NA-NUN KI = "Dèi che sono il seme del Principe della Terra".

 

Difende l’uomo anche quando gli Dei ne decretano la distruzione. Per la verità le cose andarono così: Il pianeta Nibiru nel compiere la sua orbita si stava avvicinando alla sua solita posizione tra Marte e Giove. Studiando meglio l’orbita del loro pianeta, si accorsero che sarebbe transitato molto più vicino a Marte, questo avrebbe causato un disastro inimmaginabile al pianeta (fuga dell’atmosfera, dell’acqua, terremoti, indescrivibili tempeste). Anche la Terra non sarebbe rimasta immune e avrebbe causato lo scivolamento dei ghiacci dai due poli terrestri e di gran parte di quello che copriva i continenti (la terra era in piana epoca glaciale). I ghiacci scivolando nei mari sicuramente avrebbero creato enormi maremoti e la sommersione di gran parte delle terre abitate. Gli Dei non si preoccupano dell’uomo, impotenti contro un evento di tale portata, pensano alla loro salvezza, decidendo di lasciare al proprio destino l’uomo.

Enlil si rivolse all'assemblea degli dei al completo:
«Venite tutti a prestare giuramento a proposito del Diluvio!»
Dapprima si fece giurare An;quindi giurò Enlil e con lui i suoi figli.
(frammento 39099 British Musem, ca. 500 a.C. in p. 597
Bot 1992)

Questo è ciò che Gilgamesh viene a sapere da suo antenato che vive in eterno con gli Dei : “Ti rivelerò, o Gilgamesh, una cosa nascosta, un segreto degli dèi ti dirò”. Il segreto era il racconto del Diluvio; quando lui, Utnapishtim, regnava su Shuruppak e gli Dei decisero di lasciare che il Diluvio annientasse il genere umano.

Enki, in gran segreto gli disse di costruire una speciale barca e di prendere a bordo la sua famiglia, i suoi parenti e il seme di ogni essere vivente. Un navigatore fornito da Enki diresse l’imbarcazione verso il monte Ararat: quando le acque cominciarono a calare, egli scese dalla barca per compiere sacrifici: allora tutti gli dèi, che mentre infuriava il Diluvio erano rimasti a bordo della loro navetta spaziale in orbita attorno alla Terra, scesero anch’essi sul monte Ararat, attratti dal profumo di carne arrostita. Alla fine atterrò anche Enlil, furioso al vedere che, malgrado il giuramento che tutti avevano prestato, Enki aveva permesso all’umanità di sopravvivere. Quando la sua collera si esaurì, tuttavia, Enlil vide i vantaggi di questa sopravvivenza – continuò Utnapishtim – e fu allora che concesse a lui la vita eterna.

Enlil andò dunque a bordo della nave.

Tenendomi la mano, mi condusse a bordo.

Poi prese a bordo mia moglie

Facendola salire col ginocchio al mio fianco.

Messosi quindi fra di noi,  ci toccò la fronte e ci benedisse:

“Finora, Utnapishtim è stato un essere umano;

da questo momento, Utnapishtim e sua moglie

saranno fra noi come dèi.

Lontano abiterà l’uomo Utnapishtim,

alla bocca del fiume d’acqua”.

 

Gli Dei dunque sapevano. Enlil obbligò tutti a tenere nascosto l’evento, Enki fu costretto al giuramento, poi trovò uno stratagemma per portare a conoscenza di Utnapishtim/Noè la verità. Fece costruire una parete di canne, dietro tale parete c’era il suo protetto. “Parete di canne io ti dico che un triste evento distruggerà con un diluvio tutti gli uomini, perciò l’uomo di Shuruppak, il figlio di Ubar-Tutu deve distruggere la sua casa e deve costruire una nave. Che Rinunci a tutto ciò che possiede, pensi solo alla vita. Che a bordo della nave metta il seme di ogni essere vivente. Questa è la nave che dovrà costruire, grande abbastanza per contenere ciò che ho detto.

Durante i giorni del Diluvio, mentre Utnapishtim/Noè è dentro l’arca, gli Dei sono nelle loro navette su nei cieli della Terra in attesa.

Il fragore del Diluvio
atterriva gli Dei.
Enki era fuori di sé
e Ninti tradiva il proprio orrore dalle labbra,
mentre gli Anunnaki, i grandi dei,
stavano là prostrati da fame e da sete [...].
E gli dei con lei piangevano la terra.
Sollevata dal dolore,
la dea aveva sete di birra:
là dove lei si trovava, in lacrime,
essi anche ne avevano, come montoni
stretti intorno all'abbeveratoio,
le labbra secche per l'angoscia,
e stremati dall'inedia...»
(Atramkhasis, p. 585-587, Bot 1992)

Gli dei ebbero paura del diluvio,
indietreggiarono, si rifugiarono nel cielo di An.
Gli dei accucciati come cani si sdraiarono la fuori!
Ishtar grida allora come una partoriente,
si lamentò Beletili, colei dalla bella voce:
"Perché quel giorno non si tramutò in argilla,
quando io nell'assemblea degli dei ho deciso il male?
Perché nell'assemblea degli dei ho deciso il male,
dando, come in guerra, l'ordine di distruggere le mie genti?
Io proprio io ho partorito le mie genti
ed ora i miei figli riempiono il mare come larve di pesci".
Allora tutti gli dei Anunnaki piansero con lei.
Secche sono le loro labbra; non prendono cibo!
(da
tav. XI, vv.113-126)

descrizione del diluvio “ Con il chiarore dell’alba una nuvola nera salì dall’orizzonte; dentro di essa tuonava il dio della tempesta.. Tutto ciò che prima era luminoso si mutò in tenebra.. Per tutto il giorno soffiò la tempesta del sud, sempre più veloce, sommergendo le montagne” Dal testo Atra-Hasis (straordinariamente saggio)

Descrizione di Platone del maremoto che ha distrutto Atlantide   “ Una nuvola nera si levò dai confini ultimi del cielo. Tutto quello che era chiaro divenne oscuro. Una montagna fatta d’acqua, sferzò la città. Il fratello non vide più il fratello e gli abitanti non si riconobbero più. Anche gli dei ebbero paura, fuggirono e salirono al cielo” (è evidente che Platone conosceva i miti Sumeri).

 

Utu/Shamash

Il Dio del sole, fratello di Inanna/Ishtar, figlio di Nannar. Era festeggiato durante il solstizio d’inverno (21/-25 Dicembre -   celebrazione pagana del Sole, commemorata da molti popoli. Nel giorno del solstizio - il più corto dell’anno - il sole raggiunge, alle nostre latitudini, il punto più meridionale della sua orbita: il sole sembra fermarsi in cielo (solstitium = sole fermo), poi riprende a salire e da questo momento le giornate si allungano. Convenzionalmente, il solstizio cade il giorno 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. In altre parole, il sole sembra “rinascere”: per questo il 25 dicembre era chiamato dai Romani dies natalis solis invicti (giorno della nascita del sole invincibile). Quasi tutti i popoli antichi avevano un dio nato in quel giorno: Horus e suo padre Osiride in Egitto, Tammuz in Babilonia, Mithra in Persia, Quetzalcoatl nell’antico Messico e Utu tra i Sumeri che prende il nome di Shamash tra gli Accadi). Horus, Buddha, Mithra, Gesù, Prometeo, Krishna, son tutti nati il 25 Dicembre da una vergine, vennero iniziati a 30 anni, morirono crocefissi e dopo tre giorni resuscitarono.

Utu/Shamash (Lo Splendente) è il capo assoluto dello spazioporto ubicato nella città di Sippar, chiunque voglia raggiungere il Cielo di Anu deve avere il suo permesso per poter utilizzare uno Shem e un Mu. Gli Dei maggiori avevano il loro velivolo personale, infatti, Inanna si spostava di frequente dalla sua città di Aratta e le altre città, compresa Sippar, sede del fratello Shamash.

Il fratello mi ha portato a casa sua,

mi ha fatto distendere nel suo dolce talamo,

cinquanta volte ci siamo uniti.

Ha tratto da me il suo piacere,

ha gioito insieme a me.

Era bellissimo il volto di mio fratello.

Tra gli Dei era tabù sposare una sorella, era la prassi sposare una sorellastra, non era proibito avere relazioni sessuali con le proprie sorelle, ma era condannato e proibito anche agli Dei stuprare una Dea.

 

Gilgamesh si rivolge a Utu/Shamash affinché venga aiutato dal Dio per entrare nella terra dove risiete il suo antenato Utnapishtim/Noè.

 Se in quella terra vuoi entrare,

informa Utu, informa Utu, l’eroe Utu!

Quello è territorio di Utu;

la terra delimitata dei cedri

è territorio di Utu.

Informa Utu!

Gilgamesh implora Utu/Shamash di aiutarlo:

O Utu,

nella tua terra vorrei entrare;

sii mio alleato!

Nella terra delimitata dei cedri

Vorrei entrare; sii mio alleato!

Nei luoghi in cui sono stati elevati gli Shem

Fa che io possa innalzare il mio!

Il "luogo dove vengono innalzati gli shem" – era ormai a portata di mano, ma l’ingresso, che sembrava scavato nella montagna, era anch’esso custodito da feroci guardiani:

 Essi incutono grande terrore,

hanno uno sguardo di morte.

Il loro fulgido cerchio di luce spazza le montagne.

Essi vegliano su Shamash

Mentre questi sale e scende.

Ancora Gilgamesh che racconta ciò che ha visto nella terra dei cedri sotto il controllo di Utu/Shamash  

Ciò che ho visto è stato davvero spaventoso.

I cieli stridevano, la terra tuonava;

la luce del giorno si spense e sopraggiunse l’oscurità.

Balenò un lampo, apparve una fiamma.

Le nubi si gonfiarono, piovve morte!

Poi la gran luce svanì; il fuoco si spense,

E tutto ciò che era caduto si era trasformato in cenere.

Solo quando dimostra di avere l’autorizzazione di Utu/Shamash, i guardiani delle montagne protette dai cedri, fanno proseguire il nostro eroe.

"la strada di Shamash", era nella più fitta oscurità; "non vedendo niente né avanti né indietro", gridai per la paura. Dopo aver viaggiato per molti beru (unità di tempo o di distanza) ero ancora immerso nel buio, finché «quando ebbi raggiunto dodici beru, era ormai tornata la luce».

Gilgamesh ha iniziato il suo viaggio tra la Terra e il Cielo? L’eroe ha viaggiato da Sippar 480 Km (un beru dovrebbe essere 40 km – la nostra stazione spaziale Alpha si trova a 350 Km) per raggiungere la stazione orbitante degli Dei

    stazione spaziale Alpha 

                                                                                 Gilgamesh

 

 Gilgamesh sa che gli dei hanno la vita eterna, ma per gli uomini, compresi i “semidei”, hanno decretato che la loro vita abbia fine.

Gilgamesh, dove vai? La vita che cerchi, non la troverai. Quando gli dei crearono l'umanità le assegnarono la morte, e tennero per sé la vita! Riempi il tuo stomaco, Gilgamesh. Fai festa giorno e notte, i tuoi vestiti siano puliti! Lava il tuo capo, lavati con acqua! Gioisci del bambino che ti tiene per mano, possa tua moglie godere di te. Questo è il destino degli uomini!" (riportati in Sap 2001, pp. 161-162)

Questi sono praticamente gli ultimi versi di quanto ci è rimasto del poema di Gilgamesh. Il protagonista, vagando alla ricerca del segreto per sfuggire alla morte, viene ammonito da Siduri, la taverniera di Shamash (dio del sole e della giustizia) per aver trascurato l'esercizio del potere cercando una chimera.

Il giardino di Shamash è sorvegliato dalla vivandiera Siduri che commossa dalle implorazioni di Gilgamesh gli spiega come raggiungere l'antenato Utnapishtim, reso immortale dagli dei per aver superato la prova del diluvio universale. Incontrato il traghettatore Urshanabi, Gilgamesh può attraversare le acque della morte che separano la dimora di Utnapishtim dal resto dell'umanità. Gilgamesh infine raggiunge l'antenato che però non ha alcun segreto di lunga vita da rivelare.

Qui nasce un grosso dubbio, e se gli dei non erano dei? Se non erano altro che i possessori di una grande civiltà che allora dominava la Terra? Se costretti, per il numero esiguo, e avendo la conoscenza per creare altri esseri da destinare al lavoro, usarono questa conoscenza, per continuare a mantenere il tenore di vita a cui erano abituati?

E cosa puoi promettere in cambio di un duro lavoro, di servitù, di una religiosa obbedienza ai creatori?

Ma è ovvio, l’eternità, il superamento della morte, la vita senza fine. Vita eterna che neanche loro possedevano, ma che lasciano credere di possedere, perché lasciano credere che loro, gli Dei, ne siano i detentori.

Ecco perché Gilgamesh non riesce, malgrado il suo lungo peregrinare, a portare agli uomini il segreto per sfuggire alla morte. 

 

Il Diluvio

 

2012 - 3600 = 1560 - 1560 + 3600 = 5160 - 5160 + 3600 = 8760 - 8760 + 3600 = 12360.

Partendo dalla profezia Maya che pone la nascita di un nuova era nel 2012 (per altri il 2012 sarà la fine della Terra), e prendendo per buona la teoria che il Pianeta dell’Attraversamento, Nibiru, entra nello spazio tra Marte e Giove ogni 3600 anni, abbiamo la sua presenza nel sistema solare nel: 1560 a.C. – 5160 a.C. – 8760 a.C. – 12360 a.C. Fu in questo passaggio di Nibiru che avvenne il Diluvio Universale? E fu allora che si stabilì un nuovo patto tra gli Dei e i sopravissuti a quella immane tragedia?

quando le acque cominciarono a calare, egli scese dalla barca per compiere sacrifici: allora tutti gli dèi, che mentre infuriava il diluvio erano rimasti a bordo della loro navetta spaziale in orbita attorno alla Terra, scesero anch’essi sul monte Ararat, attratti dal profumo di carne arrostita ” (Atramkhasis).

Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni (Gen.7/24)

Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta . Dio ordino a Noè : “ Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa. (Gen.8/14-15-16- 17).

Allora Noè edificò un altare al Signore, prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi, e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza ….. (Gen.8/20-21)

Io stabilirò la mia alleanza con voi, non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio , né più il diluvio devasterà la terra (Gen. 9/11).

Il Dio che parla con Noè è Yahweh (Enlil),

[[“E parlò al profeta Isaia dicendo: "Questo e un giorno di angoscia, di biasimo, di bestemmia. ... Possa il tuo Signore Yahweh udire tutte le parole di Rab-Shakeh, il quale e stato mandato dal suo padrone, il re di Assiria, per disprezzare il Dio Vivente".

 

“Cosi dice Yahweh, Signore degli Eserciti, il Dio di Israele: Io manderò a prendere Nabucodonosor, il mio servo. ...Ed egli colpirà la terra d'Egitto, e consegnerà chi e destinato alla morte, alla morte, chi alla prigionia, alla prigionia, chi alla spada, alla spada. E io accenderò un fuoco nella casa degli dei d'Egitto ed egli li brucerà. ...E distruggerà gli obelischi di Eliopoli, quello che sta nella terra d'Egitto; egli brucerà col fuoco le case degli dei d'Egitto” (Geremia)

 

Il Signore Yahweh annunciò  poi che anche Gerusalemme sarebbe stata punita per i peccati del suo popolo, che aveva cominciato ad adorare la "Regina del Cielo".

 

Tutto questo potrebbe avere il seguente significato: Yahweh non è il Dio unico, ma un Dio fra tanti, che usa come i suoi simili gli uomini per combattere i propri nemici, compresa la “Regina del Cielo”, cioè Inanna]].

 

Il Dio che stabilisce la nuova alleanza con gli scampati al diluvio però parla solo per se. Come abbiamo visto, Ninurta e Nergal, punirono i discendenti di Noè, per aver adorato altri Dei (Marduk), con la distruzione di Sodoma e Gomorra. Ad onor del vero salvarono la faccia ad Enlil, perché non vennero distrutti dalle acque, ma dalle radiazioni nucleari.

Affinché il Mito non sia leggenda o falsità, deve superare la verità scientifica. Proviamo, con le conoscenze di oggi, a verificare se un evento catastrofico come quello del diluvio universale può ripetersi.

 

 IMPATTO ZERO KYOTO

     

Conseguenze dello scioglimento dei ghiacci


L'innalzamento della temperatura determinerà cambiamenti climatici che a loro volta si rifletteranno sull'intera popolazione mondiale.

Se non saranno presi drastici e immediati provvedimenti coordinati a livello mondiale lo scioglimento dei ghiacciai farà aumentare il livello dei mari di 5 mm ogni anno, con effetti a catena: fiumi in piena, aumento di inondazioni e precipitazioni, riduzione della disponibilità di acqua dolce, centri urbani assediati dall'afa, montagne senza neve, epidemie di colera e malaria.
Questo è un probabile bollettino con le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci nelle diverse regioni del pianeta: Nelle regioni polari l'impatto sarà più rapido e profondo. Geografia e caratteristiche della Penisola dell'Antartico, dell'Oceano del Sud e dell'Artico cambieranno. L'Europa. Le regioni mediterranee saranno le più vulnerabili.
Nell'Europa del Sud l'estate si allungherà e l'acqua dolce disponibile diminuirà. Aumenteranno le differenze climatiche e ambientali fra le regioni del Nord e del Sud, vulnerabili alla siccità. Metà dei ghiacciai alpini scompariranno. Aumenterà il livello dei fiumi in gran parte dell'Europa e il rischio di inondazioni sulle aree costiere, con pesanti conseguenze per il turismo, l'industria e l'agricoltura. In Italia, il mare ingoierà le zone costiere formate da lagune e da foci dei fiumi. La produttività media diminuirà nell'Europa del Sud e dell'Est, mentre il Nord potrà contare su temperature più miti, che favoriranno le colture agricole.

                                               

Le immagini diffuse qualche tempo fa da Greenpeace ci hanno fatto vedere con i nostri occhi la portata dell'emergenza. Ma a tornare sulle catastrofiche conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai e dell'innalzamento della temperatura è ora il WWF con il rapporto Artic Climate Feedbacks: Global Implication redatto in collaborazione con alcuni tra i più accreditati nomi della scienza del clima e presentato oggi nel corso della Terza Conferenza Internazionale sul clima dell'Organizzazione meteorologica mondiale a Ginevra.

Il dossier elencando tutti gli effetti negativi dovuti al riscaldamento della calotta polare con dati derivanti dalle più recenti ed accreditate ricerche climatologiche, ribadisce un concetto ancora poco ascoltato: la fusione dei ghiacciai del Polo Nord non rappresenta un problema locale, ma planetario perché "un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico".

Questo studio parla di ¼ della popolazione mondiale che potrebbe subire inondazioni. Se proviamo ad immaginare la Terra odierna in una fase di glaciazione, anche parziale, le conseguenze non sarebbero molto diverse da quelle descritte prima dai Sumeri e dopo dalla Bibbia per quanto riguarda il Diluvio Universale.

Ab.ram e la guerra degli Dei

 

In quel tempo, durante le lotte tra Dei per avere la supremazia nelle terre di Sumer, quando Inanna parteggiava e sosteneva il re Ur-Nammu. Ab.ram (in Sumero prediletto del Padre), con la moglie Sarai(in Sumero Principessa), con il padre Terah, sacerdote di Nippur, viene mandato da Nannar/Sin figlio di Enlil a Ur dove il re Ur-Nammu si è proclamato difensore di Nippur. In seguito lasciò la città per andare e vivere in un’altra città, quella di Harran. Questo gli fu imposto dal Dio Yahweh (Enlil? Nannar/Sin?) . Gli avvenimenti evolvono, Ab.ram viene ancora spostato, questa volta in Canaan.

Esci dal tuo Paese,

dal luogo dove sei nato

e dalla casa di tuo padre,

e va' alla terra che ti mostrerò ...

E Abramo parti, come Yahweh gli aveva detto,

e porto con se Lot.

E Abramo aveva 75 anni quando lascio Harran.

Per molti studiosi questo avvenne nel 2048 a.C. quando su Ur regnava Shulgi.

 

 

Poiché la famiglia di Abramo (Genesi 11) discendeva direttamente dalla linea di Sem, Abramo e sempre stato considerato un Semita, con un retroterra culturale e linguistico semitico, ben distinto (secondo gli studiosi) dai non-semitici Sumeri e dai successivi popoli indoeuropei. Ma nell'originario significato biblico, tutti i popoli della regione mesopotamica erano discendenti di Sem, "Semiti" e "Sumeri" allo stesso tempo. Non c'e assolutamente nulla nella Bibbia che autorizzi a pensare, come alcuni studiosi sostengono, che Abramo e la sua famiglia fossero Amorriti (cioè Semiti occidentali), arrivati a Sumer da emigranti e poi tornati alla loro dimora originaria. Al contrario, tutto contribuisce a dare l'immagine di una famiglia ben inserita nel contesto di Sumer fin dall'inizio della sua storia, e poi sradicata a forza dalla sua terra e spinta ad andare in una terra straniera, dove tutto le era estraneo. La corrispondenza tra due eventi biblici che portano le date di due importanti avvenimenti sumerici - e altre corrispondenze di questo genere che vedremo successivamente - non può che essere segno di un legame diretto tra tutti questi elementi. Ne emerge la figura di Abramo non come figlio di stranieri immigrati, ma quale rampollo di una famiglia importante, direttamente coinvolta nelle vicende di Stato di Sumer!........In diversi casi, infatti, i passi biblici mostrano che Abramo era molto attento a evitare conflitti con le popolazioni locali mentre viaggiava attraverso Canaan. Quando venne coinvolto nella Guerra dei re, per esempio, non volle partecipare alla spartizione del bottino, e questo non e certo indice di un atteggiamento da barbaro predone, ma piuttosto di un comportamento di quella che oggi chiameremmo "una persona per bene". Arrivati in Egitto, Abramo e Sarah vennero chiamati a corte dal faraone; a Canaan, Abramo condusse trattative con i governanti locali. La sua, dunque, non e certo l'immagine di un nomade razziatore, ma piuttosto quella di un personaggio di alta levatura e di grande abilita diplomatica …….

Fu proprio sulla base di considerazioni di questo genere che Alfred Jeremias, illustre assiriologo e professore di storia delle religioni all'Università di Leipzig, annunciò nell'edizione del 1930 della sua opera Das Alte Testament im Lichte des Alten Orients che come formazione culturale Abramo era un sumero. E arrivò a questa conclusione in uno studio del 1932 intitolato Der Kosmos von Sumer: Abramo non era un babilonese semita, bensì un sumero, il capo, a suo parere, di quei fedeli riformatori che cercarono di innalzare la società sumerica a un livello religioso più alto …….

Se dunque vogliamo risolvere l'annoso mistero dell'identità di Abramo e della sua missione a Canaan, e nella storia di Sumer, nelle sue usanze e nella sua lingua che dobbiamo trovare le risposte che cerchiamo. Non e forse assurdo pensare che per affidargli la missione a Canaan, la nascita di una nazione e la sovranità su tutte le terre dal confine dell'Egitto a quello della Mesopotamia, il Signore abbia scelto qualcuno a caso, preso magari dalle strade di Ur? La giovane donna che andò sposa ad Abramo aveva il nome- epiteto di "principessa"; dal momento che era una sorellastra di Abramo: “In verità essa e mia sorella, la figlia di mio padre ma non la figlia di mia madre”, possiamo dare per certo che o il padre di Abramo o la madre di Sarah erano di discendenza reale. "E poiché anche la figlia di Harran, fratello di Abramo, aveva un nome regale {Milkha - "da regina"), se ne deduce che e dalla parte del padre di Abramo che derivava la vena reale. La famiglia di Abramo, quindi, apparteneva ai più alti strati sociali di Sumer; era gente di nobile origine e portamento, che vestiva con eleganza, con il tipo di abiti che conosciamo da varie statuette sumeriche (Zecharia Sitchin)

 

 

                                             

 

Siamo nel periodo in cui Marduk è in guerra per ottenere il riconoscimento di Re degli Dei e sovrano di Babilonia. Ovviamente contrastato da Enlil, Ninurta e Nergal/Erra.

I miei giorni [d'esilio] erano finiti;

alla mia città [rivolsi i miei passi];

il mio tempio Esagila come una montagna [da edificare/ricostruire],

la mia dimora eterna da [rifondare].

Ho diretto i miei passi [verso Babilonia]

Attraverso ... terre [sono andato] alla mia città

per ristabilire il suo [futuro? benessere?],

per mettere un re a Babilonia

nella casa della mia alleanza ...

Nell’Esagila simile a una montagna ...

creato da Anu ...

Nell’Esagila ...

Una piattaforma per sollevare ...

Nella mia città ...Gioia ...

Il desiderio di Marduk era di portare pace e prosperità in quella terra (scacciare il male e la malasorte ... portare amore paterno all'umanità). Ma ben presto contro la sua città, Babilonia, un dio ostile (aveva lanciato la sua ira). Questo dio ostile, di cui nel testo è rimasta la prima sillaba, è il: Divino NIN ( Ninurta?).

Gli dei marciano uno contro l'altro, ciascuno alla testa di un esercito umano. I sostenitori Amorriti di Marduk calarono sulla valle dell'Eufrate marciando verso Nippur, mentre Ninurta, per contrastarle, organizzava le truppe elamite.

Enlil ordinò che si progettasse la rovina di Babilonia”.

Oltre che contro Marduk e Babilonia, venne progettato anche un attacco contro suo figlio Nabu e il suo tempio Ezida a Borsippa. Ma Nabu si rifugiò a ovest, verso le città a lui fedeli vicino al Mar Mediterraneo:

Da Ezida ...

Nabu, diresse i suoi passi

per schierare tutte le sue città;

Verso il grande mare indirizzo la sua corsa.

Seguono poi dei versi che sono simili al racconto biblico della distruzione di Sodoma

e Gomorra:

Ma quando il figlio di Marduk

fu nella terra della costa, Quello del-

Vento-Maligno [Erra] la

pianura brucio col calore.

Secondo la Bibbia (Deuteronomio 29, 22-27), la "scelleratezza" delle città della pianura del Giordano consisteva nell'aver:

dimenticato il patto con il Signore ... ed essi andarono a servire altri dei “.

 

Nergal/Erra voleva distruggere Marduk che era suo fratello e Nabu suo nipote. Per fare ciò ottenne da Anu con il consenso di Enlil “ le 7 spaventose armi che non hanno uguali”. Ninurta, cercò di sconsigliare Nergal dall'utilizzare indiscriminatamente quelle armi distruttive. Nel farlo usa parole identiche a quelle che la Bibbia attribuisce ad Abramo quando invano tenta di salvare Sodoma.

Valoroso Erra,

Vuoi tu distruggere il giusto insieme con l'ingiusto?

Vuoi tu distruggere coloro che hanno peccato contro di te,

insieme a coloro che non ti hanno fatto niente?

 

Ninurta in qualche modo riuscì a convincere Nergal. “Egli ascolto le parole pronunciate da Ninurta; quelle parole lo blandirono come olio delicato”.

Acconsenti dunque a lasciar fuori la Mesopotamia dall'attacco; il progetto venne modificato: la distruzione sarebbe stata selettiva, la tattica sarebbe stata quella di distruggere le città in cui vi era la possibilità che Nabu si nascondesse.

L'obiettivo strategico era privare Marduk del premio più ambito, il porto spaziale.

 Il luogo dal quale i Grandi ascendono,

Di città in città manderò un emissario; il

figlio, seme di suo padre, non potrà sfuggire; il

riso morirà sulla bocca di sua madre ... Egli

non avrà accesso al luogo degli dei:

Io sconvolgerò il luogo dal quale i Grandi ascendono.

 

Senza perdere altro tempo, Nergal esortò Ninurta a passare subito all'azione:

Allora l'eroe Nergal/Erra incalzò Ninurta,

ricordandogli le sue parole;

e anche Ninurta si mise in azione, in ossequio alla parola data,

ma col cuore oppresso dall'angoscia.

 

Ninurta diresse i suoi passi al Monte più alto,

portando dietro di se

le sette spaventose [armi] che non hanno eguali.

L'eroe arrivò al Monte più alto

alzò la sua mano

ed ecco: il monte crollò;

passo quindi alla pianura più vicina al Monte più alto;

in quel bosco non rimase in piedi neanche un albero

 

Poi fu la volta di Nergal/Erra ….

Nell'epopea di Erra le parole sono quasi identiche a quelle usate nel racconto biblico di Sodoma e Gomorra:

Poi, imitando Ninurta,

Erra segui la Strada dei re.

Distrusse le città,

le trasformo in polvere e desolazione.

Tra le montagne portò la carestia,

tutti gli animali fece perire.

 

Un testo bilingue in cui il sumerico e accompagnato da

una traduzione in accadico, riga per riga:

Signore, tu che hai portato colui

che ha bruciato l'avversario;

tu che hai annientato la terra disobbediente;

che hai cancellato la vita dei seguaci del Verbo Malvagio(Marduk);

che hai fatto piovere pietre e fuoco sugli avversari.

 

Enlil, assiso sul suo altissimo trono,

era consumato dalla rabbia.

I devastatori ancora una volta fomentavano il male;

Colui che brucia con il fuoco [Ishum/Ninurta]

e l'altro, Quello del vento maligno [Erra/Nergal]

compirono insieme il loro disegno malvagio.

Insieme fecero fuggire gli dei,

che si misero in salvo dalla distruzione.

Ciò che veniva innalzato e lanciato verso Anu

essi lo distrussero;

il suo volto fecero scomparire,

e non restò che desolazione.

Poi Zeus lanciò una pietra-tuono contro il Monte Othyres. (Descrizione dello stesso evento  nella mitologia greca), si tratto, in realtà, di una vera e propria esplosione atomica:

II vapore caldo avvolse i Titani, nati da Gea;

una fiamma indicibile si alzo splendente fino ai cieli più alti.

La luce abbagliante della pietra-tuono,

il lampo, li accecò, tanto era forte il suo splendore.

Uno spaventoso calore circondo Caos ...

Fu come se la Terra e il vasto Cielo

si fossero uniti insieme;

uno scontro terrificante, come se la Terra fosse stata scagliata

contro la sua stessa rovina.

 .

Il porto spaziale per il quale si erano combattute tante guerre tra gli Dei, non esisteva più (dopo il diluvio che aveva sommerso nel fango quello di Nippur, era stato ricostruito nel Sinai, dove in seguito Mosè incontrerà il “Signore”  “Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati dalla mano degli Egiziani... so che il Signore (Jahwè) è il più grande di tutti gli dèi” - Esodo 18, 10-11- il più grande di tutti gli Dei era Enlil). Il Monte che conteneva le attrezzature di controllo era stato abbattuto, le piattaforme di lancio cancellate dalla faccia della terra, e la pianura, sul cui suolo le navicelle spaziali prendevano velocità, era completamente distrutta; non era rimasto in piedi nemmeno un albero.

 

Più lontano, verso occidente, nella stessa Sumer, i lampi nucleari

non vennero avvertiti. Ma ciò che Nergal e Ninurta avevano

fatto, ebbe catastrofici effetti su quella civiltà, la sua gente, la

sua stessa esistenza. A nulla servirono, infatti, tutti gli sforzi con

cui Ninurta aveva cercato di convincere Nergal a non fare del

male al genere umano. Anche se i due non lo avevano previsto,

l'esplosione radioattiva provocò un vento fortissimo, un vento

radioattivo, che cominciò come un turbine:

Una tempesta, il Vento del Male.

 

Vennero infatti rinvenute lamentazioni che piangevano il triste destino di Nippur, Uruk, Eridu, e alcuni testi fornivano addirittura un elenco delle città interessate, che, da sud-est a nord-ovest, comprendevano tutta la Mesopotamia meridionale. Divenne chiaro, allora, che un grande e improvviso evento catastrofico aveva distrutto tutte le città, non in una lenta successione, come sarebbe successo se vi fosse stata un'invasione, ma in un colpo solo. I testi, in certi casi molto lunghi e in ottimo stato di conservazione, cominciano di solito lamentando il repentino abbandono di tutte le aree sacre di Sumer da parte delle diverse divinità, che hanno “abbandonato al vento” i loro templi. (Zecharia Sitchin)

 

Per causa sua le città sono rimaste deserte,

e deserte sono anche le case;

vuote sono le stalle,

e abbandonati gli ovili;

I bovini di Sumer non stanno più nelle loro stalle,

e le pecore non vagano più per gli ovili;

per causa sua l'acqua che scorre nei fiumi e divenuta amara,

nei campi coltivati non crescono che erbacce,

nei boschi le piante avvizziscono prima di poter crescere.

Prima che il diluvio atomico si riversasse dal cielo su Hiroshima e Nagasaki, e cioè prima che l'uomo imparasse a conoscere gli spaventosi effetti delle armi nucleari, il racconto biblico di Sodoma e Gomorra poteva ancora essere preso alla lettera, secondo l'interpretazione tradizionale; e le lamentazioni sumeriche potevano ancora

essere considerate una sorta di resoconto poetico della "Distruzione di Ur" o della "Distruzione di Sumer", come infatti vennero intitolate.

A ben vedere, pero, non e affatto questo che esse descrivono: esse non parlano della distruzione degli edifici, delle strutture, ma della morte di ogni essere vivente, e della rovina e della contaminazione di tutto l'ambiente circostante. Le città rimasero in piedi, ma purtroppo senza più abitanti; gli ovili non scomparvero, ma rimasero vuoti; i fiumi scorrevano, ma le loro acque divennero amare; nei campi crescevano solamente erbacce; e nei boschi la vegetazione nasceva, ma solo per avvizzire subito dopo. (Zecharia Sitchin)

 

Su quella terra [Sumer] si abbatte una calamità,

una tragedia sconosciuta all'uomo:

una che non si era mai vista prima,

alla quale nessuno avrebbe potuto resistere.

La gente, terrorizzata, non riusciva quasi più a respirare;

il Vento del Male li soffocava,

segnava la fine dei loro giorni...

La bocca si allagava di sangue,

la testa sguazzava nel sangue ...

mentre il Vento del Male rendeva pallido il volto

Un vento malefico annunciava la sinistra tempesta,

un vento malefico veniva

e precorreva la sinistra tempesta;

Possente progenie, valorosi figli

erano gli araldi della pestilenza.

non appena le “armi portentose” vennero lanciate dal cielo, vi fu un immenso bagliore: “e si diffusero venti terribili verso i quattro punti della terra, bruciando come fuoco tutto ciò che trovavano”, si legge in un testo. Un altro testo: “la tempesta, creata in un lampo di luce”. E ancora: “una densa nuvola che porta oscurità”, e poi: “violente raffiche di vento ... una tempesta che brucia furiosamente i cieli”.

Il vento creato dall’esplosione, soffiando dal mare verso est, comincia a diffondersi verso la Mesopotamia: “la densa nuvola che porta oscurità dal cielo, che porta l'oscurità da una città all'altra”. Il “ Vento del Male “, che trasportava la nuvola di morte, fu provocato dalle esplosioni che avvennero in seguito alla decisione di Ninurta e Nergal:

Quel giorno

quando il cielo precipitò

e colpi la Terra,

cancellandone la superficie con il suo vento

Quando i cieli si oscurarono

e coprirono come con un'ombra ...

Questa la conseguenza della esplosione delle “le 7 spaventose armi che non hanno uguali” voluta da Ninurta e Nergal.

In quel contesto, poco prima della distruzione dello spazioporto del Sinai e delle città alleate di Nabu figlio di Marduk (Sodoma e Gomorra), alcuni degli avvenimenti che riguardano Ab. Ram (Abramo) in “missione  diplomatica” in Canaan per volere di Yahweh (Enlil?)

Sia benedetto Abramo, colui che è del Dio più alto,

possessore del Cielo e della Terra;

e sia benedetto il Dio più alto

che ha consegnato i nemici nelle tue mani.

(Il Dio più alto era ancora Enlil, Marduk lo sarebbe diventato in seguito. Quindi il Signore di Abramo, Yahweh, era uno degli Dei Anunnaki, era Enlil).

Sodoma fu distrutta con il fuoco e lo zolfo da due immissari del Signore (Ninurta  e Nergal?), e con loro vi era anche il Signore.  Era il crepuscolo quando i visitatori divini, ospiti di Abramo, finirono di mangiare e di riposare. Quindi il loro capo chiese di Sarah e disse ad Abramo: “Ritornerò da te l'anno prossimo in questo periodo; per allora Sarah tua moglie avrà già un bambino”. La promessa di un erede legittimo per Abramo e Sarah non era l'unica ragione per la quale i tre si erano recati da Abramo. Vi era anche un altro scopo, decisamente più sinistro:

E gli uomini si alzarono

e guardarono verso Sodoma.

E Abramo era andato con loro per accompagnarli,

e il Signore disse:

“Posso dunque tenere nascosto ad Abramo ciò che sto per fare?”.

“Si fa un gran parlare di Sodoma e Gomorra, si lanciano accuse

pesanti contro di esse”, disse il Signore. Perciò egli aveva deciso

di “scendere ad accertarsene; se davvero e come mi è giunta

voce, allora esse verranno completamente distrutte; in caso contrario,

voglio saperlo”.

Gli ortodossi e i fondamentalisti non hanno mai dubitato che il Signore Dio abbia letteralmente riversato dal cielo fuoco e zolfo per cancellare dalla faccia della terra quelle città “peccaminose”.

 

 

Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”(Gen.15/3)

Sarah moglie di Abramo, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, Sarah disse ad Abramo:” Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava, forse da lei potrai avere figli”. (Gen. 16/1)

Egli si unì con Agar (16/4) ………………. Agar partorì un figlio e Abramo chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito . Abramo aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele ( Gen.16/15-16). Ismaele era il primo figlio nato ad Abramo.

Il Signore disse:” Tornerò da te tra un anno , allora Sarah avrà un figlio ( Gen.18/10).

Sarah concepì e partorì ad Abramo un figlio ….. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato (Gen. 21/2-3).

 

Ismaele era il primo figlio, Isacco nato da Sarah, moglie e sorellastra di Abramo, era pur essendo il secondogenito, l’erede legittimo.

Perché????

Perché tra gli Dei, per mantenere la purezza genetica, l’erede legittimo doveva nascere dall’unione tra fratello e sorellastra. Solo un nato da tale unione aveva il diritto di essere il successore del padre.

Enki era il primo nato di Anu, ma l’erede legittimo fu Enlil, nato ad Anu dall’unione tra lui e la sorellastra Antu.

Ab.ram (Abramo) era un Sumero? La nascita del figlio Isacco, come descritta nella Bibbia, conferma questa ipotesi.

Se era un Sumero, probabilmente di origini nobili, cosa ci faceva in Canaan? Considerato che non ci va di sua spontanea volontà, ma per un ordine diretto del suo “Signore” :

“E Abramo partì, come Yahweh gli aveva detto”

Si può ipotizzare che fosse in quella regione per una missione “diplomatica”, per riportare nel partito di Enlil,Ninurta e Nergal, alcune città che si erano schierate con Marduk e suo figlio Nabu. Perciò quando parti da Harran, non era a capo di una tribù di pastori nomadi, ma il responsabile di un corpo di spedizione formato da cavalieri che montavano cammelli. Il suo obiettivo era il Sinai, dove era ancora in funzione lo spazioporto degli Anunnaki.

Il Signore apparve ad Abramo e gli disse: “ Alla tua discendenza io darò questo paese”.(Gen.12/7)

-         Invasione dei re di oriente

-         Abramo insegue e vince i re d’oriente

-         Melchiesedek benedice Abramo

Vedere in Abramo un pastore nomade è riduttivo, egli infatti organizza i suoi uomini esperti nella armi (Gen.14/14) e con loro vince i re di oriente. In cambio della sua lealtà all’Altissimo, e per aver scongiurato che i nemici si impadronissero (i re di oriente alleati di Nabu) del posto dove gli Dei ascendono : “Con il suo veicolo, il dio possente sale verso il cielo a grande velocità, come un eroe attraversa il cielo da parte a parte. Essi corrono su macchine luminose. Essi scuotono le colline e la terra stessa; tutte le creature tremano al loro arrivo. (J. Muir Original Sanskirt Texts ).

Il Signore promette ad Abramo, per il suo eroismo e per aver impedito che Nabu conquisti lo spazioporto, la sovranità su Canaan.

 

                      Ab.ram

 

 

 

I Sumeri e la Sardegna

 

 Il re degli Dei Anu (quello dei cieli) pone al comando della terra Enki (signore della terra), che edifica 7 città in Sumer: Eridu, Larsa, Nippur, Bad-Tibira, Larak, Sippar, Shuruppak, Lagash.

                           

Anu di seguito mise come signore della terra e delle città fondate da Enki, Enlil (signore del vento... che esce dalla bocca?), Enki cambia nome e diventa Ea (signore delle acque) e viene posto al comando dell’ Ab.zu (profondità delle acque, mondo in basso, letteralmente Ab = Padre. Zu = Saggio/Medico/Sapienza). Per raggiungere Ab.zu bisognava attraversare il mare e percorrere 100 beru “ nel lontano mare a 100 beru d’acqua si trova la terra di Arali(A.Ra.Li=Luogo dai filoni splendenti, ma è anche il nome di una grande macchina perforatrice). E’ il posto dove “le pietre azzurre causano mali“ - “ ...a te Abzu, terra pura, dove possenti acque corrono veloci” e “...dove Enki fondò un grande santuario nel mezzo dell’Abzu”. Enki/Ea governa nella parte inferiore a 100 beru da Sumer  (un beru erano 4 ore di navigazione x 100 beru = 400 ore, cioè 16/17 giorni e notti di navigazione. Una nave a vela che percorra 10 km/ora x 24 ore x 17 gg = 4.084 km. A 4.000 mila km da Sumer a sud-ovest vi è lo Zambesi fiume che porta allo Zimbabwe nel mezzo dell’Africa), dove secondo la Bibbia.” Ogni tre anni arrivava la flotta di Tarsis (Tzur) e riportava oro, argento, avorio e scimmie” e dove hanno trovato delle torri che somigliano ai Nuraghi.

Sarà fantasia, a me sembra che Enki oltre ad essere un bravo ingegnere genetico (Ab Adam – il padre di Adamo), doveva essere anche un profondo conoscitore di miniere. Perché altrimenti spostarlo da Sumer e mandarlo nell’Abzu (mondo di sotto)?

Nell’Arali (con l’ A.Ra.Li) scava sicuramente argento ed oro, oro in particolare, perché  è importante per i circuiti elettronici e per la sopravvivenza del suo pianeta Nibiru.  Anche la Sardegna era ricca di minerali e prescindendo che la flotta di Tarsis conosceva l’Ab.zu, rimane ancora oggi da spiegare perché il protome sulla prua delle barche votive Shardana/Shar-d-en  (nella lingua di Enki/Ea, letteralmente significa ”Signori del cerchio” – “Signori da 3600 anni”),  è l’antilope nera  dell’Africa centrale.

 

                            

 

E dentro l’Ab.zu, Marduk è stato creato … Ea suo padre l’ha creato … Damkina sua madre l’ha fatto nascere … Egli fu allattato ai capezzoli di dee;
l’allevatrice lo ha riempito di meraviglie …. Elevato lontano sopra loro, era superiore in ogni via … I suoi lembi erano ingegnosamente fatti oltre ogni comprensione, impossibili da capire, troppo difficili da percepire …

Quattro erano i suoi occhi, quattro erano i suoi orecchi;
quando le sue labbra si mossero, il fuoco è arso avanti.
 

                                                       

                                                                                     Bronzetto Sardo – quattro occhi – Marduk?

 

L'archeologo è come il detective che di fronte alle prove indiziali elabora un ragionamento deduttivo e induttivo per ricavare la sua tesi. Facendo ciò sovrappone alla testimonianza "muta" dei reperti la sua ansia di voler smentire o confermare fatti, a lui già noti, che gli permetteranno di ricostruire un mosaico o di demolire una teoria, utilizzando ragionamenti che possono essere tutt'altro che infallibili.

Secondo me gli Anunnaki o i loro discendenti Sumero-Akkadico sono stati in Sardegna, si sono integrati con le popolazioni che già l’abitavano, creando insieme la civiltà dei Nuraghi.

“Di Gilgamesh che vide ogni cosa, voglio io narrare al mondo; di colui che apprese ogni cosa, rendendosi esperto in tutto. Egli andò alla ricerca dei paesi più lontani, in ogni cosa raggiunse la completa saggezza. Egli percorse vie lontane, finché, stanco non si fermò.” 

Ecco il susseguirsi degli avvenimenti che potremo leggere in documenti non ancora trovati. Gli Anunnaki alla perenne ricerca di metalli scoprono la Sardegna. I Lu.lu (uomo lavoratore) inizialmente vengono utilizzati per l’estrazione dei minerali, in seguito coltivano la terra, prolificano, anche perché le loro donne vengono prese dagli Anunnaki, e costruiscono un tempio al loro dio Enki/Ea.   

                      

                                                                       Ziqqurat di Monte d’Accoddi (Sassari)

Certamente non troverò e potrò presentare come prova un filmato o l’elenco dei passeggeri del volo Bad-Tibira – Carbonia dell’anno degli Dei 10.000 a.C.

Però potrei cominciare con alcuni reperti trovati in Sardegna, e continuare con tutte quelle parole: di paesi, località, fiumi, attrezzi, che sono o nomi Sumeri, o hanno un significato solo in Sumero.

        

        Museo di Cagliari                                                                    Uomo aquila

                                                             

                                                                      Guerriero Shardana                                                                       Ninurta

Nuraghe Sardo

 

                                                                                             Torre di Samarra

 

                                        

                                         Donna Shardana (ricost. di A. Demontis)                              Donna della città di Ur

 

 

                                                      

 

La stella vicino ad Enki rappresenta anche Inanna, entrambi i pianeti sia Venere(Inanna) sia Nettuno(Ea/Enki) sono posizionati all’ottavo posto. Per chi arriva dall’esterno il pianeta Terra è il settimo, Venere l’ottavo. Partendo dal Sole Nettuno(Ea) e ugualmente l’ottavo pianeta.

Nel panorama politico-storico del III millennio a.C. cosa c’è di interessante che possa tornare utile alla tesi della venuta degli Anunnaki (i Nefilim della Bibbia) - Sumeri - Akkadi, in Sardegna?

I Discendenti di Sargon (2350 a.C.) perdono il potere in Akkad (2150 a.C.), e   lasciano il paese. Sargon è anche noto con il nome di Sarrukin

La radice Sar di Shardan e Sargon è presente in molti altri nomi di cose e paesi della Sardegna:

               Sar-degna,

Sar-cidano(regione della Sardegna)

Sar-rabus (regione della Sardegna)

Sar-dara (paese),

Sar-roch (paese), Sarrukinu (Sargon)

Sar-mentu (vite),

Sar-taina (padella),

Sar-tiai (saltare),

Sar-tizzu (salsiccia),

Sar-ruga (strada),

Sar-ragau (rauco),

Sar-riu (rio).

Shar (principe, cerchio, 3600), Shar-dan (principe di Dan, signori del cerchio, signori da 3600 anni). Con la radice Ser (Ser-renti, Ser-bariu, Ser-diana, Ser-ramanna,(paesi)

Il rio di San Vito (paese vicino a Muravera in Sardegna) e un paese del centro Sardegna si chiamano Uri (Ur = città - Ki.Uri = terra di Uri - -  Ur.i. = Akkad, ma anche terra di Uri).

Uras, (altro paese Sardo), Urash è la madre di Inanna.

Samassi (paese Sardo) = Shamash dio del Sole.

Il paese dopo Samassi si chiama Sanluri = in Sardo Seddori. Nella mitologia Sumera/Akkadica Siduri è la vivandiera di Shamash = Samassi.

Accoddi (dove è ubicata la ziqqurat) è simile ad Akkad

Mosè fa costruire l’arca dell’alleanza, da chi? Da Ooliab figlio di Achisamash della tribù di Dan (Esodo 31.6) (in Akkadico A-Ki-Shamash =  letteralmente A= acqua, Ki= terra, Shamash= Sole = Nella terra del Sole e dell’acqua?).

 

Il nome fenicio di San’Antioco (paese della Sardegna) è SLK, la maggioranza degli archeologi legge e pronuncia Sulkì. Ho chiesto ad alcuni di loro il significato, ma non mi hanno saputo dare risposta, il che presuppone che SLK in fenicio non significa niente. Ho provato la traduzione di Salkì in Sumero, trovando questo significato: Sal/vulva -  Ki/terra = Terra di donne.

Molto più interessante è la traduzione di Sulkì, infatti, sembrerebbe che Sul, in Sumero  significhi “giovinezza” e , come già sappiamo, terra, quindi = terra della giovinezza. (Per esempio, nell'Inno a Inanna con preghiera per Ur-Ninurta CI 26 28-30, a proposito del re Ur-Ninurta, si dice che è ”nam-nir nam-Sul-la”, «in possesso del NAMNIR (e) nel pieno della giovinezza» - oppure «assume un aspetto giovanile (nam-Sul ba-ni-in-ak)». Se questo è il vero significato di Sulkì, i fenici che ci approdano per la prima volta nel IX secolo a.C., dovevano conoscerla, almeno dai racconti orali. Infatti, quella terra era per loro la “Terra della giovinezza”, perché e da lì che erano partiti i loro antenati nel XII secolo a.C. (I popoli del mare distrussero molte città e altre ne costruirono. Tiro fu ricostruita nel 1209 a.C., secondo Ernest Renan, Tiro anticamente, in lingua fenicia era chiamata Kirjat Tiria, la città dei Tiri. Almeno per assonanza: Tiro=Tiria=Tsur o Tzur = Tzurru = Tharros. Da non trascurare che vicino ad Oristano, un piccolo centro abitato si chiama Tiria , come Tirìa è il nome Sardo di un arbusto spinoso, e il fiume più importante della zona si chiama Tirso. Perciò se la ricostruzione di Tiro fenicia fu opera degli Shardana della città di Tzur, si chiude il cerchio, almeno per l’arrivo in Sant’Antioco dei Fenici).

Presupporre che i Sardi o Shardan possano aver ricostruito la città di Tiro è impensabile. Infatti, molti studiosi ancora oggi fanno questo parallelo: Pastori = ignoranza (nel senso più dispregiativo), pastori = impossibile creare una cultura di rilievo. Ma questi maledetti Nuraghe chi cavolo gli ha costruiti? Chi, signori prof., i “vù cumprà” fenici? No perché c’erano già da almeno 1500 anni. Allora chi, se i Sardi, popolo di pastori, non erano all’altezza.

E loro con aria saccente: “alla conoscenza attuale e per lo studio dei reperti sin ora analizzati e studiati non possiamo affermare che…..bla,  bla, bla….”.

 

Una interessante caratteristica di tutti gli dei di Sumer, è,  un copricapo con corna.

  

          

 

Ma anche i Shardana portano un copricapo con corna

 

                                                           

 

 

Nora, antica città della Sardegna, in fenicio si legge NGR (No.G.Ra). NGR non ha nessun significato nella lingua Fenicia e neanche in Sardo antico o moderno.

In Sumero - Akkadico = Na.gi.ri (dove arrivano i civilizzati ) o Nu.gi.ri (trono dove scendono gli dei).Ni.ga.ri (arrivare dal buio)

An.zi.anu (parola Sarda che significa Anziano) = An/cielo – Zi/soffio di vita – Anu/Anu = Anu dà il soffio della vita dal cielo; Anu è il più Anziano degli Dei.

 Kur.ri.ri(parola Sarda che significa correre) = scendere arrivare dalla montagna;

A.ku.a.ri(parola Sarda che significa irrigare)= Acqua limpida che scorre;

An.ti.ga (parola Sarda che significa Antica) = An/cielo – ti/vita - ga/nero = nati nel nero cielo.

En.tu (parola Sarda che significa Vento) = En/Signore – tu/cuore

Lu.du (parola Sarda che significa Fango) = Lu/uomo – du/costruire

E.ka (parola Sarda che significa Porta/Cancello)= E/casa – ka/bocca

Me.ri (parola Sarda che significa Padrone) = Me/tavole dei destini/legge – ri/arrivare = il distino è arrivato, la legge è arrivata. Ancora,  Me/Medico dell’acqua – ri/arrivare = Enki è arrivato. Enki era il possessore delle Tavole dei Destini ed era anche medico.

I Me sono, nella mitologia sumera, delle forze impersonali che concorrono, insieme con gli Dei, a garantire l'ordine dell'universo. Hanno origine divina, e descrivono le regole e le leggi divine che stanno a fondamento dell'uomo, del suo divenire e della sua civiltà.
I me erano circa cento, ma a causa dello stato di conservazione non sempre perfetto delle testimonianze a noi giunte, siamo in grado di elencarne solo meno di 70.

Nella mitologia, i me sono custoditi dal Dio Enki, il quale, in un momento di ebbrezza, li cede alla dea Inanna, nipote di Enlil suo fratellastro e superiore a tutti gli dei sulla terra. Ella, dopo aver superato molti ostacoli, ne fa dono ai suoi protetti, gli abitanti della città di Uruk, grazie ai quali essi accrescono il benessere e la prosperità della città.

I me non sono delle regole di vita; rappresentano quell'insieme di caratteristiche che rendono il mondo quello che è. Come si vedrà infatti, essi sono indifferentemente positivi e negativi; non vogliono definire un comportamento morale, ma riunire in sé tutto ciò che costituisce l'essenza stessa delle cose e degli uomini.
Essi sono:

  • La sovranità
  • La divinità
  • La corona sublime e permanente
  • Il trono reale
  • Lo scettro sublime
  • Le insegne reali
  • Il sublime santuario
  • La dignità di Pastore
  • La regalità
  • La Signoria durevole
  • La Signora divina (dignità sacerdotale)
  • L'Ishib (dignità sacerdotale)
  • Il Lumah (dignità sacerdotale)
  • Il Gutig (dignità sacerdotale)
  • La Verità
  • La discesa agli inferi
  • La risalita dagli inferi
  • Il Kurgarru (sorta di eunuco)
  • Il Girdabara (sorta di eunuco)
  • Il Sagursag (sorta di eunuco)
  • Il vessillo delle battaglie
  • Il diluvio
  • Le armi (?)
  • I rapporti sessuali
  • La prostituzione
  • La Legge (?)
  • La calunnia (?)
  • L'Arte
  • La Sala del culto
  • Lo Ierodulo del cielo
  • Il Gusilim (strumento musicale)
  • La musica
  • La funzione di anziano
  • La qualità di Eroe
  • Il potere
  • L'ostilità
  • La rettitudine
  • La distruzione delle città
  • La lamentazione
  • Le gioie del cuore
  • La menzogna
  • Il paese ribelle
  • La bontà
  • La giustizia
  • L'arte di lavorare il legno
  • L'arte di lavorare i metalli
  • La funzione di scriba
  • Il mestiere di fabbro
  • Il mestiere di conciacapelli
  • Il mestiere di muratore
  • Il mestiere di panieraio
  • La saggezza
  • L'attenzione
  • La purificazione sacra
  • Il rispetto
  • Il terrore sacro
  • Il disaccordo
  • La pace

Shar-ka-li-shar-ri ultimo re della dinastia di Sargon, perde il regno nel 2150 a.C., verosimilmente gli esuli Akkadi arrivano in Sardegna, dove vivono i discendenti degli Anunnaki del dio Enki/Ea, i signori da 3600 anni, arrivati in cerca di minerali nel 5750? (3600+2150)  a.C. Il tempio di Monte d’Accoddi sembra sia del 5/6 millennio a.C.

La Preistoria della Sardegna per lungo tempo è stata poco studiata.  in seguito dopo  scavi archeologici più approfonditi, sono venute alla luce pietre scheggiate risalenti al Paleolitico. Questa scoperta portò alla conclusione che la presenza dell’uomo in Sardegna può essere fatta risalire al Paleolitico, quel lungo periodo che spazia tra il 450.000 e il 10.000 a.C.

E durante il periodo che sta tra 3000 e il 2700 a.C., dicono gli studiosi, che nasce la cultura di Abealzu della quale rimangono reperti funerari e alcune rappresentazioni di divinità femminili. Mentre la religione vede affermarsi il culto della dea madre (Terra) e del cielo fecondatore (Toro/Anu).

La cultura di Filigosa Abealzu segna il passaggio alla prima età dei metalli. Questo fenomeno è, forse, in relazione con un diffuso movimento di uomini che avviene lungo le sponde del Mediterraneo. Lo scambio di esperienze porta alle nuove conoscenze nel campo dell'utilizzo dei metalli. L'età dei metalli comincia con la fusione di scorie di rame per la produzione di spade e pugnali e porta ad una trasformazione della società sarda, con l'affermazione del potere di una casta di guerrieri, che al potere economico uniscono la forza delle nuove armi. Cambia anche il modo di pensare e sulla vecchia cultura che si occupava solo di procurare il cibo, dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla caccia, s'innesta un nuovo interesse rivolto alla produzione di manufatti e alla trasformazione dei prodotti. La nuova società si mette quindi in condizione di produrre più di quanto le basta per la sopravvivenza e le eccedenze vengono immagazzinate e usate per lo scambio commerciale con altri gruppi.(da internet)

Con la cultura di Abealzu inizia l’età dei metalli, non ci sarebbe niente da dire se non fosse per il nome della località, ubicata presso Macomer. Questo nome che in Sardo non significa niente, riecheggia nella fonica una assonanza con il Sumero. Sarà un caso, ma Ab.ea.l.zu in Sumero - Akkadico significa = Ab (padre). Ea(Enki). zu(saggio)= Il saggio padre Ea/Enki. Il Dio Sumero che era il maggior esperto di metalli.

… presso Dorgali, c’è una  grotta che si chiama “Su Anzu” (ancora un caso? Infatti, An.Zu significa, sempre in Sumero, An (cielo) Zu (saggio, ma anche profondo) = profondo come il cielo. Nella grotta è presente una voragine molto profonda, profonda appunto come il cielo.

                             

 

Anzu è anche la mitica aquila con la testa di leone, abita e risiede nel Kur (montagna), prima di essere uccisa da Marduk (figlio di Enki/Ea) è stata la guardia personale di Enlil.

Grande deve essere stata la meraviglia dei nuovi arrivati nel vedere i Nuraghe e il popolo che parla la lingua di Sumer, la lingua parlata e scritta dai loro re, sacerdoti e scribi. Gli esuli infatti, parlano la lingua Akkadica, mentre il loro re, i nobili, i sacerdoti parlano la lingua degli Dei, il Sumero.

Trovano ziqqurat, sculture, simboli che conoscono. Parole di Sumer (Signori, Padroni, Coloro che osservano). Sorprendente è che ancora oggi noi Sardi diamo alla parola SU MERI il significato di: Il Signore, il Padrone.

Come altrettanto sorprendente e che noi Sardi per indicarci ci chiamiamo “ Deu” che significa “Io”, ma anche, sempre in Sumero: D (Dingir = Dio) – E (casa) – U (vita) = “ “(Io) Sono nato da Dio nella casa della vita”.

Trovano i capi di questo popolo che si vestono come i loro Dei. Trovano reminescenze dell’antica civiltà che anche loro hanno dimenticato. Una infinità di torri, e si chiedono perché gli antenati iniziarono la costruzione dei Nur-ag. Perché erano la rappresentazione delle abitazioni degli Dei? Perché erano uguali a quelle strane cose che gli Dei usavano per salire al cielo?

                                                      

                                                                                                                                                             Segni pittografici arcaico–sumerici    Din Gir significa “I Puri dei razzi fiammeggianti”

 

Alcuni miei racconti ispirati ai miti Sumerici

La nascita di Adamo

Nel grande tempio era sceso finalmente il silenzio. Il portone alto come tre uomini e largo quanto dieci, era stato nuovamente chiuso. Ora solo Enki poteva ordinare di aprirlo, solo lui poteva entrare nel sacro cortile, chiuso da possenti mura. Gli uomini aquila facevano buona guardia, nessuno poteva entrare in quel santo posto che univa la Terra al Cielo.

Il primo ad attraversare il portone che dal Sacro Recinto portava al tempio di Enki era stato Nannar con i figli Shamash e Inanna, e il fratello Ishkur. Poi di seguito Enlil e Ninlil, Ninhursag, Ninurta, e per ultimo arrivò Anu il Padre divino, con la Signora celeste Antu.

Le aquile ebbero il loro da fare per trasportare i capi degli Anunnaki dalle loro città. Da Shuruppak, Ninhursag. Da Nippur, Enlil e Ninlil. Dal cielo Anu e Antu.

Nella terra di Arali, dove Enki risiedeva da quando Enlil aveva assunto il comando di Nippur, c’era il tempio della vita e le miniere d’oro.

L’incontro era stato richiesto da Enlil dopo che gli altri Anunnaki, si erano ribellati. Il lavoro, per loro, era troppo pesante, sia nelle miniere sia nello stabilimento di Bad-Tibira, e avevano minacciato di uccidere il loro capo supremo Enlil.

 Nel salone principale del tempio, sotto la statua di Tiamat, Anu assiso sulla grande sedia, dopo il saluto ai suoi figli e nipoti, prega Enlil di esporre i fatti.

“Un tempo o Padre il potere in Eridu era di Enki, quello in Bad-Tibira di Nugig e quello in Larak era di Pabilsag. Ora da Nippur, io comando su tutte le città degli Anunnaki. Per dare ad Anu quello di cui ha bisogno in metalli, devo essere duro con chi è preposto agli scavi dei minerali.

Era notte e mentre dormivo, Kalkai vide che la mia casa era circondata dagli insorti e destò Neksu. Insieme ascoltarono il frastuono, dopo mi svegliarono e dissero: < Mio signore, la tua casa è circondata, la battaglia è giunta sino alla tua porta>. Neksu, il mio cancelliere, mi consigliò di convocare un concilio, perciò disse:  <Trasmetti un messaggio affinché Anu scenda dal cielo >.

E contro di me che sta avvenendo tutto ciò? Devo attaccare battaglia anch’io?

Che cosa vedono mai i miei occhi? La battaglia è arrivata fino alla mia porta!

Neksu di seguito si recò all’accampamento dei ribelli per cercare il responsabile della rivolta, ed essi dissero: < Abbiamo patito negli scavi, la fatica ci ha ucciso, troppo pesante è il lavoro, troppa la sofferenza, perciò ognuno di noi ha dichiarato guerra>.

Toglimi la mia funzione, riprenditi il potere, io risalirò al cielo con Te”.

Anu che sapeva della sofferenza degli Anunnaki, rispose al figlio:   “ Di che cosa gli accusiamo? Il lavoro è davvero molto pesante. Ogni giorno innalzavano grandi lamenti”.

Nessuno dei convenuti sa cosa fare, nessuno sa cosa dire. Il silenzio degli Dei è disarmante.

La grande statua di Tiamat sembra che guardi tutti con severità, in particolare il suo primo figlio, Anu.

 Tutti aspettano da Lei un segno, tutti si chiedono a cosa era servito che la dea nata dal Caos, avesse, nel mettere ordine, creato gli Dei.

Finalmente Enki, il primo nato da Anu, quando nessuno degli altri Dei chiese di parlare, prese la parola:

< O padre, mi hai dato il potere nel mondo di sotto, e qui i miei Anunnaki scavano per procurarti oro. Io per seguire le mie ricerche ho costruito il tempio dove si soffia il vento della vita, perciò ti dico, anche perché tra noi c’è la Signora della nascita, creiamo un lavoratore primitivo.

Che la signora della nascita crei un lavoratore primitivo, che sia lui a portare il giogo, a sopportare le fatiche degli Dei”>.

Il consiglio di Enki è accolto da tutti con entusiasmo, sarebbe stato creato un lavoratore primitivo, “Uomo sarà il suo nome”, così decisero i grandi Anunnaki.

L’assemblea degli dei fu sciolta; Anu prima di tornare al regno nel cielo, raccomandò che ognuno di loro prestasse aiuto ad Enki, per meglio svolgere il delicato compito assegnatogli. L’incarico di fare quello che era stato approvato dagli dei è dato anche a Ninhursag. Enki che conosceva i segreti della vita, aiutato dalla signora della nascita, prese il “seme” di un giovane Anunnaki, e dopo averlo purificato, fecondò una femmina di quelli che non avevano nome. Enki riuscì a far partorire una femmina dei senza nome, che diede alla luce il primo lavoratore primitivo.

L’esperimento era riuscito, ora gli Dei avevano altri esseri che lavoravano per loro. Passarono molti anni, i lavoratori primitivi erano in gran numero, ma ogni Anunnaki ne chiedeva ad Enki un numero sempre maggiore. Da subito Enki si accorse che i “faticatori” erano ibridi, non potevano procreare, perciò, soddisfare le richieste degli Dei era di enorme difficoltà.

Con Ninhursag ricominciò gli esperimenti e quando tutto fu portato a compimento, innestò un ovulo fecondato nella moglie Ninti. Assistita da altre signore della nascita, portò avanti la gravidanza, è finalmente Ninti gridò trionfante: “ Cono stata io a crearlo”. Adamo si unì con Eva ed ebbero figli. L’uomo poteva procreare. In seguito tutti gli Anunnaki  poterono avere una moltitudine di uomini che avrebbero lavorato per loro.

 

Il racconto  di Adoi

Ar-ar che per tutto il tempo del discorso non aveva aperto bocca, e aveva lasciato che il sacerdote parlasse con Ash-ste, al termine, incuriosito chiese se l’arte di costruire Nur-ag era del popolo Shar-dan e di quanto antica fosse quell’arte.

Adoi un poco si meravigliò che il rude guerriero potesse interessarsi di questioni diverse da quella dalla guerra e dell’allevamento delle pecore, e ben volentieri rispose su quell’argomento che interessava moltissimo anche lui:

< Molte lune hanno solcato il cielo e molti guerrieri e donne Shar-dan sono ora i nostri spiriti protettori, dal lontanissimo giorno che vide il popolo di un gran re arrivare da terre lontane. Sargon o Shardon, si dice si chiamasse questo re, e il suo dominio includeva molta della terra bagnata da due fiumi. La sua città si chiamava Akkad, e lui governò, e i suoi figli governarono dopo di lui per otto generazioni in tutta quella regione. Di questo re d’umile nascita, fu scritto sulla sua tomba: ” Sono Sargon, non conobbi mio padre, mia madre una sacerdotessa mi concepì e mi dette alla luce in segreto”. Fu allevato da Akki, un umile contadino, almeno così dicono le leggende tramandate da padre in figlio da una parte di quel popolo che forse rimase a vivere nella nostra terra.

Questo popolo, alla morte dell’ultimo discendente di Sargon, Shar-ka-li-shar-ri, pressato da un altro popolo proveniente dalla terra dei Su-meri dove ogni giorno nasce il dio Sole, arrivò nella nostra isola ad occidente. Lasciò Ur e si spostò in Harran, poi in Canaan. Una parte di quel popolo poiché in Canaan trovarono una gran carestia, andò in Kemet(Egitto), l’altra a Kaphtor(Creta) e nelle isole ad occidente(Sardegna?).

Portava molte conoscenze, sapeva tracciare segni che raccontavano storie, adorava dèi venuti dal cielo e che governavano sulla terra, costruiva templi posti sopra grandi terrazze di mattoni.

                               

Ma forse non sapeva costruire i Nur-ag, anche se i loro sacerdoti parlavano del dio Enki, signore dei mari, costruttore di navi che diceva di se: ”Io sono il seme fecondo generato dal Grande Toro Selvatico. Io sono Principe della Terra”. Il suo copricapo era attorniato da corna, come il tuo Ar-ar, e nel suo palazzo, nel cortile sacro aveva uno Shem, che nell’antica lingua significava: “ sale dritto verso il cielo”. Una torre, forse un Nur-ag?

I loro dèi venuti dal cielo erano tanti e antichissimi, ma i principali erano dodici: Apsu (Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Ki(Terra), Kingu(Luna), Lahmu(Marte), Marduk, Kishar(Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea/Enki (Nettuno), Giga (Plutone).

Il più importante di loro, che regnava nel cielo, era Anu con la sua sposa Antu. Anu era il capo di tutti gli dèi, anche di quelli come Ea (Enki), il più potente degli dèi che vivevano sulla terra, colui che aveva creato A-da-pa (modello di uomo). Quando Ea voleva chiedere consiglio volava nell’alto dei cieli per incontrare Anu.

 

                     

Le leggende non dicono per quanto tempo rimasero nella nostra isola, può essere che mai ripartirono, e che in me o in te scorra parte del loro sangue, ma è certo che ci sono stati, la prima volta quando nel cielo era visibile il dio Toro (Era del Toro 4380 a.C.), perché molte delle nostre cose, noi le chiamiamo con loro parole. Po’ tui e po’ mei, Eka, Marra, Laku, Ludu, Meri, bastara po’ ind’nai carinc’una, funti fueddus’nostrusu, invecisi nu’esti aici, funti fueddus de’icus’antiga genti. (Per te e per me, cancello, zappa, abbeveratoio, fango, signore, per citarne alcune, sono nostre parole, invece no, sono parole di quell’antico popolo); e forse anche il nome con cui siamo conosciuti deriva dal nome del loro re.  Sargon o Shardon e molto simile a Shar-dan.

E allora tu, Ar-ar, prode guerriero, dovresti chiedermi: ma chi sono i nostri antenati, i padri dei nostri padri? Le leggende non lo dicono. Quale sacerdote di  Baalu = (Signore - figlio di El (II Millennio),  El = il creatore – padre dell’uomo (III millennio). Enki = costruttore di uomini  (IV millennio),  ho appreso dai maestri del tempio che l’arte di costruire torri rotonde si perde nella notte dei tempi, e poiché io, Adoi, li costruisco, e in ogni modo sia chiamato il popolo di cui faccio parte, posso giurare in nome degli dèi, che in me e in te, vive lo spirito degli antichi costruttori di Nur-ag, vissuti prima di noi in questa grande isola>.

Ar-ar era felice, parlare degli antenati lo inorgogliva, notare che Adoi conosceva la storia del popolo Shar-dan, oltre all’arte di costruire Nur-ag, gli dava la possibilità di raccontare alcune cose che aveva appreso dal nonno. E tornarono alla sua mente le nottate trascorse sotto il cielo, mentre le pecore pascevano l’erba verde bagnata dall’umido della notte, ed il padre di suo padre narrava quello che anche lui aveva ascoltato, quando era giovane pastore.

<Quel popolo era arrivato dall’oriente, e seguendo le stelle era giunto nella nostra isola. Si dice a causa di una carestia o perché quel popolo fu vinto da un altro. >

Così iniziava la storia che Ar-ar aveva sentito da suo nonno, e lui da suo padre, e il padre di suo nonno dal padre, sino ad arrivare al primo che l’aveva raccontata, al primo che viveva, quando arrivò nell’isola quel popolo conoscitore di molte stupefacenti cose.  <Studiavano le stelle, e ad ognuna di loro avevano dato un nome. Conoscevano la magia e sapevano come ingraziarsi gli dèi. Il loro re era sposo della dèa Kingu (Luna). Il loro re giudicava i sudditi per volere del dio Apsu (Sole) e tutti gli dèi che adoravano erano figli della dèa Ki (Terra) nati dall’unione con il dio del cielo Anu. E questo popolo, progenie del gran re Shardon, si fermò, e dopo aver costruito le città che abitava, mandò messaggeri a noi che da molto tempo ci nutrivamo con i frutti e le messi della nostra fertile terra. E i messaggeri dissero: “Noi siamo i prescelti degli dèi e da loro creati, il nostro re è lo sposo della dèa Luna, perciò ci dovete obbedienza e dovete onorare il nostro signore e versare le offerte per il pasto dei nostri dèi”.

Gli Shar-dan non si adombrarono e risposero ai messaggeri: “Può essere che i vostri dèi siano potenti, può anche essere che il vostro re sia lo sposo della dèa Luna, e che voi siate protetti da loro, così come noi siamo protetti dalla dèa Madre (Mammai) e da Babbai “(Adir Babai=Signore Padre- Nel dialetto del Campidano mia madre chiamava suo padre:Babbai/Abbai - n.d.a.)”. Non per questo dobbiamo essere gli schiavi di un re che non conosciamo e venerare dei che non sono nostri. Tornate dal vostro re e ricordategli che siamo più numerosi e potremmo muovervi guerra, ma non lo faremo perché l’isola é grande e darà messi sia per voi sia per noi.  Giudicherà quali dèi sono più potenti, un duello tra un vostro mago e una maga (bruscia) del popolo Shar-dan.

E così iniziò la contesa, sulle rive di un fiume, tra la maga Shar-dan e il mago del popolo d’oriente.

Ambedue gettarono il loro talismano nel fiume.

Il mago trasse fuori dall’acqua una capra gigante,

ma la vecchia fece emergere dall’acqua un’aquila:

l’aquila prese la capra gigante e fuggì.

Una seconda volta essi gettarono nell’acqua il loro talismano.

Il mago trasse dall’acqua una pecora con l’agnello,

ma la vecchia fece emergere un lupo:

il lupo prese la pecora e la trascinò via.

La terza volta il mago trasse una vacca e la vecchia un leone che sbranò la vacca.

La quarta il mago trasse dall’acqua una pecora selvatica e la vecchia fece emergere un leopardo che prese la pecora selvatica e fuggì nella campagna.

Una quinta volta essi gettarono in acqua il loro talismano.

Il mago trasse dall’acqua un cerbiatto,

ma la vecchia fece emergere dall’acqua una tigre:

la tigre prese il cerbiatto e fuggì in mezzo al bosco.

Gli occhi del mago si annebbiarono, la sua mente, diventò sempre più confusa.

La vecchia allora disse: O mago, tu conosci certo le arti magiche, ma dove è il tuo potere?

( da: angeli e demoni a Babilonia- Testi epici Accadici - G.Pettinato).

 

 

 

E fu così che il popolo venuto dall’oriente non pretese più di imporre agli Shar-dan la propria supremazia. E fu così che i due popoli si scambiarono le reciproche conoscenze. E fu così che i due popoli vissero in pace nella grande isola dei costruttori di torri>.

 

 

Il viaggio di Ar-resh

E dopo una giornata di lavoro, prima di rientrare alle loro case per il meritato riposo, si fermavano  presso la capanna del guardiano del grano, dove in capienti tavole di legno, nello spazio circostante, erano stati sistemati: pane, olive, formaggio, vino e carne arrostita. E al suono della “ launeddas”(antico strumento musicale), i mietitori, le spigolatrici e quelli che avevano partecipato al lavoro di quel giorno, si rifocillavano con l’unico pasto completo della giornata. Quella sera partecipò al pasto anche Ar-resh e Kuna, la ragazza che con lui era arrivata dalla terra dello stagno. E questo procurò non poca curiosità, sia perché molti dei presenti erano da più di due anni che non vedevano Ar-resh, sia per l’avvenenza e il colore della pelle della giovane che si diceva fosse la figlia del re di quella lontana terra, e che sarebbe diventata presto la sposa del figlio del loro signore.

 

                                

                                   

 

Ar-resh anche se era tornato da poco, aveva partecipato all’incursione nel villaggio di Bar-utash, ma la strategia di Ar-ar non aveva permesso facili ed inutili eroismi, perciò il giovane desideroso di farsi apprezzare dal padre per il suo valore, non ebbe modo di far conoscere le sue qualità di guerriero. Ar-resh però sapeva di avere la stima del suo signore e padre, perché aveva compiuto un’impresa che portava merito ed onore alla sua casata, al suo principe, e accresceva l’apprezzamento che gli altri popoli avevano degli Shar-dan come naviganti e  fabbricanti di spade. Era stato, e da poco era tornato da un lunghissimo viaggio nella terra dello stagno, riportando una nave carica del prezioso metallo indispensabile per fabbricare il bronzo. Non era facile trovare stagno nella terra degli Shar-dan, da tempi immemorabili, da quando un Dio aveva insegnato come arrivarci, a sprezzo del pericolo che correvano per attraversare il mare e le terre torride e inospitali per giungere dove lo stagno abbondava; che Ar-resh e tanti altri prima di lui, avevano compiuto  quel lunghissimo viaggio per avere il prezioso minerale. Gli Shar-dan erano conosciuti dai Saggiga (quelli dalla testa nera), popolo pacifico che viveva di pesca, di una modesta agricoltura, un’insignificante pastorizia e da tutto ciò che la foresta dava in frutti e animali, perciò il giovane figlio di Ar-ar fu accolto dal re di quella gente con benevolenza. Graditi i regali che aveva portato, in particolare dal re fu apprezzata la stupenda spada di bronzo, materiale che i Saggiga non conoscevano, come non conoscevano gli altri metalli che si ottenevano dai minerali. La nave di Ar-resh  dopo un lungo anno e dopo aver solcato il grande mare, senza perdere mai di vista la terra, era arrivata in una splendida insenatura dove un fiume immenso riversava le sue acque. La folta vegetazione che copriva le rive, gli alberi che Ar-resh non aveva mai visto, i fiori dai colori intensi e un’infinità di uccelli che continuamente volavano tra gli alberi, rendevano quel posto un piacere per gli occhi. Risalirono il fiume e dopo due giorni di navigazione arrivarono al villaggio di Zuki (saggio di quella terra), re del popolo Saggiga. Trovò il villaggio nei preparativi per la festa del dio del fiume e oltre ai convenevoli, gli accordi per il prelievo del minerale e la consegna dei numerosi regali, fu invitato assieme al suo equipaggio a partecipare alla grande festa che si sarebbe tenuta nella notte dell’indomani. La festa iniziò quando il sole cominciò ad essere nascosto dagli alti alberi che attorniavano il villaggio. Ogni abitante, cominciando dai più giovani portarono e gettarono nel fiume un proprio dono: conchiglie raccolte sulla spiaggia, fiori della foresta, piccoli intagli sul legno raffiguranti animali, vasi di terracotta, gonne di paglia lacustre intessuta. Ognuno onorava il dio che viveva nel fiume con doni i più svariati, nessuno, neanche i più vecchi, rinunciarono ad offrire un dono al loro dio.

Terminata la cerimonia del dono, lo sciamano sacrificò un capretto, raccolse il sangue in un recipiente e versò il liquido rosso portatore di vita nelle acque del fiume. Di seguito infilzò l’animale in uno spiedo di legno, portandolo vicino al fuoco dove stavano cocendo: capretti, maialetti e altri animali sconosciuti ai Shar-dan.

Presto tutto il villaggio e gli ospiti avrebbero assaporato le tenere carni nel pasto che si sarebbe tenuto attorno ad un grande falò posto al centro del villaggio. Alla fine, sazi di cibo e resi ebbri dalla bevanda ottenuta da erbe fermentate, posero fine al pasto.  Una luna bianca come l’argento era sorta dopo aver superato la cima degli alberi, e squarciando la nera notte, illuminava l’intero villaggio. Alcuni uomini iniziarono a battere dei tronchi cavi, e giovani accompagnati da splendide fanciulle, incominciarono la danza che sarebbe durata per tutta la notte.

Anche Kuna che era stata tra il padre e Ar-resh durante il pasto, lasciò il suo posto per unirsi agli altri nella danza.

                           

 

Ar-resh che aveva avuto modo durante il pasto, di vedere con quale grazia rispondeva al padre, con quanta gentilezza porgeva a lui ospite i pezzi più buoni delle carni arrostite, il sorriso che non abbandonava mai le sue carnose labbra, ora non riusciva a distogliere lo sguardo dal suo magnifico corpo mentre si dimenava nella danza. Kuna era consapevole di piacere al giovane Shar-dan, era compiaciuta che i suoi sguardi non la lasciavano un attimo, e dopo non molto si avvicinò e cominciò a danzare vicinissima all’ospite, poi si rivolse al padre chiedendo qualcosa nella sua lingua. Il padre assentì e la ragazza corse verso una capanna sparendo al suo interno.

Ar-resh non sapeva cosa pensare, non capiva la lingua dei nativi, tranne alcune parole che aveva imparato da altri del suo popolo che in quella terra erano stati, prima di lui. Una di queste era: “mei” che significava “mio”, un’altra era “lulu” che significava “uomo”.

Kuna nel rivolgersi al padre aveva pronunciato la parola “mio” e la parola “uomo”, e poi si era allontanata. Tornò raggiante, abbigliata da una tunica bianca, i lunghi capelli sciolti sulle spalle, una corona di fiori sulla fronte, ed un’altra, cinta sempre di fiori, stretta sulla vita ne evidenziava i magnifici fianchi e il provocante seno.

L’accompagnavano due giovani donne che con incedere maestoso si avvicinarono al suono cadenzato dei tronchi cavi, al re. Il vecchio sovrano si alzò, fece segno ad Ar-resh di portarsi vicino a lui, ed una volta che le tre ragazze furono presso lo Shar-dan i suoni dei tamburi cessarono, e tra il silenzio generale pronunciò un breve discorso incomprensibile per il giovane guerriero, ma ascoltato con gioia da Kuna.

La festa continuò, quella che agli occhi dello Shar-dan doveva essere la festeggiata, continuò a partecipare alle danze che erano riprese, cercando di trascinare Ar-resh nel vortice del ballo, riuscendo dopo alcuni tentativi a coinvolgerlo.  Al chiarore che annunciava il nuovo giorno, le danze finirono, lentamente i partecipanti che avevano vinto il sonno ed erano rimasti a danzare per tutta la notte, si ritirarono.

Kuna che per tutta la durata della festa, oltre che per danzare, non si era mai allontanata da Ar-resh, ora lo prese dolcemente per mano attraendolo verso una capanna agghindata di colorati fiori. Il giovane non si ribellò, e piacevolmente sorpreso per le usanze di quella gente, segui la fanciulla all’interno del capanno. Nel buio della casupola, rischiarata appena da un piccolissimo fascio di luce che penetrava dal tetto, i due, stesi su di un confortevole giaciglio, coperto da un candido finissimo telo, lasciarono che il desiderio corresse verso un piacevole appagamento dei sensi.

Continuò per diverso tempo quella corsa sospinta da una brama insaziabile, impreziosita da entrambi con una dolcissima tenerezza che Ar-resh pensava di non possedere, e Kuna donava senza risparmio.

Furono svegliati, quando il sole ormai era alto in cielo, da un vocio oltre la porta della capanna. I due amanti si rivestirono e prima di uscire, Kuna prese il candido telo e una volta all’aperto, con orgoglio mostro a tutte le donne assiepate di fronte a lei, il telo macchiato di sangue.

Ar-resh solo in quel momento capì. La cerimonia della sera prima, anche se chiesta solo dalla giovane, era stato un rito d’unione, un rito che sanciva l’appartenenza di quella ragazza a lui.

A lui la splendida Saggigana aveva donato la sua verginità, e questo l’inorgogliva, gli creava un immenso piacere, lo rendeva contento di essere stato scelto da una ragazza di bellezza mai vista. Ripromise a se stesso che mai avrebbe abbandonato Kuna, che mai sarebbe ripartito senza di lei, e che una volta nella sua isola avrebbe sancito quell’unione con il rito degli Shar-dan.

I lavori dello scavo del minerale furono iniziati, e per la prima volta da quando il suo popolo si approvvigionava di minerale per ottenere i lingotti di stagno, Ar-resh pensò di fonderlo in loco. Fece costruire un forno di fusione con l’aiuto dei nativi, e in breve tempo riuscì ad ottenere tanto di quel metallo da eguagliare il carico di 10 navi di minerale. Il lungo viaggio di ritorno si concluse felicemente, e durante il tragitto, Ar-resh, insegnò la propria lingua a Kuna, che ora la parlava con speditezza anche se con uno strano accento.

La sera in “s’axrolla” (parola Sarda che significa aia), stava volgendo al termine, il sole stava per tramontare, e i partecipanti alla raccolta del grano, sazi, stavano abbandonando il posto per tornare alla proprie casa, non prima di aver salutato Ar-resh e Kuna.

 

 

 

 

La Dea guerriera

Nell’altopiano dell’Iran, in quella desertica regione, c’era una piccola città. Era stata creata per una giovane di nobili origini, nipote di grandi e potenti signori, bella oltre ogni limite. I sudditi di questa fanciulla erano di un popolo che si dice veniva dalle stelle, e il loro compito era allevare bestiame. Le città importanti, quelle che la sua gente aveva da poco costruito per colonizzare il pianeta azzurro, si trovavano nella terra tra i due fiumi, dove prima Enki e poi Enlil, con un numero sparuto di Anunnaki, così si chiamavano i nuovi venuti, stavano cercando di portare la loro civiltà in quella terra disabitata. La giovane però non aveva nessuna passione per l’allevamento della bestie, preferiva di gran lunga addestrarsi con le armi, e solcare il cielo con il suo Mu, la macchina volante che le permetteva di spaziare nel cielo e andare a far visita agli altri del suo popolo. Era bella, tutti la volevano, ed in seguito anche gli umani bramavano essere amati da lei. Spesso andava a trovare il fratello, capo della città dove approdavano le navette provenienti dalla stazione spaziale, posta in una orbita intorno al pianeta azzurro. Non mancava mai di andare a trovare il re, signore di tutti, ogni qual volta veniva a far visita alla colonia e si fermava nella sua città dove vi era un grande palazzo. Anu era il nome di questo re che non era immune al fascino della sua giovane nipote. Spesso le sue visite non erano ufficiali, cioè non era accompagnato dalla sua consorte Antu e dalla corte, ma visite di “lavoro”, quindi era solo, e in queste occasioni gli era molto gradita la visita di Inanna, così si chiamava la giovane.  Inanna faceva di tutto per assecondare l’anziano sovrano, tanto è che presto si mormorò per come Anu chiamava sua nipote: “Amata da Anu”, ma gli altri preferivano “ Sacra amante di Anu”. La giovane   con gli anni trascurò la sua città e il sua piccola reggia, e quando Anu ripartiva, si tratteneva nel grande palazzo, casa del re dei cieli. Con il passare del tempo, ora che gli Anunnaki avevano a disposizione i Lulu che lavoravano per loro, Inanna era venerata non solo nel sua reggia di Aratta, la sua città, ma anche in quella di Anu ad Uruk. Era una valida e coraggiosa guerriera, ma principalmente era una “divina” creatura che usava la sua bellezza e il suo corpo per raggiungere l’obbiettivo che si era prefissata: il potere. I suoi amanti, per quanto fosse molto giovane, erano numerosi: Dumuzi, l’amore della prima giovinezza. Enki suo prozio, che in una notte di passione le diede le tavole dei destini. E ancora, il fratello Shamash, il giardiniere di suo padre Ishullanu a cui diceva: "Oh mio Ishullanu fammi godere della tua virilità,
stendi la tua mano, portala alla mia vulva!", e
moltissimi mortali tra cui il re di Akkad Sargon. L’amore non le mancava, ma era il potere, il massimo potere quello che voleva, quello che poteva soddisfare la sua immensa ambizione. Ed al potere, non trascurando la passione per l’amore, dedico quasi tutta la sua lunghissima vita. Gli umani pensavano che i loro signori fossero immortali, ma ciò non era del tutto vero, anche loro morivano, ma questo avveniva, se non erano prima ammazzati dai loro simili, dopo tantissimo tempo, mille e più volte quello di un comune mortale, per quanto neanche per loro la vita fosse brevissima. Molti umani, almeno prima del diluvio, vivevano per 600 anni, alcuni anche per 900 anni. Di Inanna la bella, si parlò per 300 mila anni. 300.000 anni terrestri che corrispondevano a 83 anni dei colonizzatori. Una altra peculiarità di questa razza era la perenne giovinezza, infatti, quando Sargon si vantava di essere amato da questa bellissima donna, Inanna presumibilmente aveva 297 mila anni o se preferiamo il loro conteggio, 82 anni. Di questa razza, nei racconti Sumeri, si parla sino a circa il 1500 a.C. In seguito i miti ci parlano degli Dei Egizi, Greci e Romani, e dopo l’evento della Chiesa Cristiana Apostolica Romana di questi Dei ne rimane solo uno: Yahweh. Comunque anche se cambiano nome, sono sempre loro. Infatti, Inanna diventa Isthar, Astarte, Iside, Afrodite, Venere. Si narra che nell’intento di divenire la “Signora Celeste”, mettesse in essere alleanze che la vedevano  in accordo ora con uno e domani con l’altro dei contendenti, che poi da sempre erano gli stessi: Enlil, il Signore del vento, ed Enki il principe della terra.

L’inganno, il coraggio nelle azioni di guerra, il continuo viaggiare, e una sfrenata passione per il sesso, erano le sue più visibili caratteristiche. Della sua bellezza nessuno dubitava. Era slanciata, aveva occhi luminosi, labbra carnose, un seno stupendo, lunghe gambe di cui andava orgogliosa. Era bella, “divina”.

         

                           

                                                                                                                                  INANNA

                                          Tempio di Assur                                                                                                                                                             Tempio di Mari

 

                                              

 

 

Acqua

Terra

Abbeveratoio 

Alcol 

Andare 

Arrivare 

Akkad 

Bere 

Bocca 

Casa 

Casa 

Cielo 

Città 

Cuore 

Costruire 

Di 

Dio 

Fango 

Forte 

Grande 

In 

Lavoratore 

Nafta

Medico dell’acqua

Medico dell’olio

Mirra 

Montagna 

Occidentali 

Occhio

Olio

Oro/luminoso

Orzo 

Padre 

Parola 

Pesce 

Primitivo 

Professore 

Re 

Saggio 

Signore 

Completare

Diletta

Manufatto

Argento

A

Ki

La.ku

Kuh.lu

Du

Ri

Ki.uri

Nag

Ka

Bit

E

An

Uru

Tu

Du

Ak

Din.gir

Lu.du

Gud

Gal

A

Lu

Napatu/Naphatu

Me

Zu.a

Zu.ia 

Kur

Martu

Igi

Ia

Ku

She

Ab

Inmim

Ha

Amelu

Ummia

Lugal

Zu

En

Ta

Nitum

Gish

Babbar

 

 

 

   

 

 

 

 

 

         Italiano                                                        Sumero

 

 

Casa di Anu = Bit. Anu

Re di Kish = Sar.kis.sati

Casa costruita lontano = E.Ri.Du = Casa costruita per chi arriva

Signore della Terra = EN.KI.

Grande Signora = Nin.Mah

Signore delle Acque=E.A= Casa/Acqua

Figlio del puro tumulo = Mar.d.uk = Ku/splendente – d/dio – ram/prediletto

Signore dall’occhio brillante = Nin.Igi.Ku

Grande Signora = Nin.Gal

Signora della vita = Nin.Ti 

Il Signore Zu = En. Zu o Zu.En = Signore saggio

Signora delle vette montuose =Nin.Hur.Sag

Colui che brilla = Utu/Shamash

Signore che completa la città = Nin.Ur.Ta

Casa splendente = E. Babbara

Signora che riporta alla vita i morti = Ba.U

Diletta di Anu = Anu.Nitum

Signora di Anu = In. Anna

 Casa del seme del trono = E.Gish.Nu.Gal

Splendente=Nan.Nar/Sin

Sole = Shamash

Fuoco, alture. Comando = Mu = o velivolo spaziale

Signore del manufatto della vita = Nin.Gish.Zid.Da

 Soffio di vita = Zi

 

 Argento/splendente = Ku.Babbar

 Chiamato/conosciuto =Kitscuru

Du/costruito –mu/comando = figlio

Torcere = Kascaru

Dei Re = Lugal.ene.ak

 

 

 

Frasi composte

 

Primogenito = Dumu.sag/figlio + testa

Uomo superiore = Ur.Sag/ uomo + testa

Saggio=Gal.Zu (grande + sapere)

Stanza da letto = Ki.Na/posto + giacere

Regalità = Nam.Lugal

Divinità = Nam.Dingir

Sumer = Ki.en.gi (terra dei signori civilizzati. O Terra di gente che è signore.

La gente della testa nera (Sumeri) = Sag.gi.ga

Punto di attraversamento = Nibiru

Colui che vide la vita = Ut.nap.ish.tim = Atrahasis = Noè.

Tenere/racchiudere = Zir = Ziru in Sardo è una grossa anfora

E.ME.ZIR = casa che racchiude il veicolo spaziale.

E.MU.KU = Casa nelle luminose alture/Casa del luminoso comando. Ma anche E/casa – Mu/velivolo spaziale – Ku/luminoso

AP.LU = Toro + Uomo

 

 

 

                                                  

 

 

 

 

 

 

Solo sulla Terra si è evoluta la vita?

Abbiamo seguito sino ad ora la pista extraterrestre, cioè quella che vuole l’arrivo di visitatori galattici che hanno determinato la civiltà sulla Terra. Questa pista ci porta indietro sino ad un massimo di 500.000 anni. Tantissimi per noi, ma relativamente pochi nella storia del nostro pianeta.  Cosa è accaduto prima, diciamo tra 30 milioni di anni e l’arrivo ipotetico degli “ Dei ”? L’Uomo in tutte le epoche, almeno in alcune cose, ha raggiunto un identico risultato. La storia dell'uomo è ciclica: la civiltà nasce, muore, segue un momento di barbarie assoluta, poi una scintilla riaccende il fuoco dell'ingegno. Gli studiosi odierni fanno nascere la civiltà nel sesto o settimo millennio a.C. gli artefici, il popolo dei Sumeri. Prima di loro le leggende parlano di un popolo che raggiunse, mirabili vette 10 millenni prima di Cristo: Atlantide. Prima d'Atlantide niente. Durante il calcolitico, il neolitico, il paleolitico, niente. Con i primi Sapiens, i Neandertal, l'Homo Erectus, l'Homo Abilis, e cosi indietro sino agli ominidi, sino ad un milione d'anni, niente. Quindi: alcuni secoli di storia dal sesto millennio, una leggenda nel 10 millennio......, poi nulla. Può essere così? No, non può essere così. Da almeno 30 milioni d'anni, l'uomo ha sicuramente creato un'infinità di periodi di gran cultura. Non esistono tracce dicono gli studiosi, oppure esistono e loro non sanno leggerle? Alcuni esempi per capire: un cranio di mammut con un foro di proiettile nella fronte e un'impronta di scarpa gommata nel Pliocene ultimo periodo del terziario (5 milioni/2.580 mila anni), dove secondo gli studiosi, la terra vide i primi ominidi. Ominidi con scarpe da tennis?

                 

Si potrebbe continuare con altre prove, ma non servirebbe a niente, perché la scienza ufficiale considera la maggior parte di queste prove dei falsi. Per questi scienziati tutto si riduce a poche migliaia di anni, dove all’improvviso una scimmia si evolve e in 300.000 anni raggiunge la Luna. La negazione di altre possibilità, di fatto potrebbe avvalorare l’ipotesi che siamo stati creati da esseri provenienti dallo spazio, dando spessore ai miti, ed in particolare ai miti Sumeri che vogliono il Sapiens “costruito” dagli “Dei” scesi dal cielo. Indubbiamente è una ipotesi affascinante, come però è ugualmente avvincente l’ipotesi che vuole la presenza dell’uomo almeno dal Giurassico.

l’uomo ha la spiccata tendenza a dimenticare. Questo è avvenuto nel nostro mondo industrializzato e scientifico, e possiamo essere certi che in una civiltà primitiva è accaduto con proporzioni ancora maggiori. Infatti, la malattia che ha ucciso milioni di alberi nel 1970 si conosceva dal secolo scorso, ma era stata dimenticata; la recente scoperta che la gastrite è una malattia infettiva, fu studiata e resa nota nel 1910. Figuriamoci se non abbiamo perso il ricordo delle nostre lontanissime civiltà, anche se in qualche recondito piccolissimo spazio del nostro Ipotalamo ( la parte più antica del nostro cervello) sicuramente è immagazzinata l’ informazione della nostra origine.   

I miti degli Hopi, tribù indiana dell’Arizona, raccontano:

"Il primo mondo fu distrutto, per punizione della cattiva condotta degli uomini, da un fuoco divoratore che venne dall’alto e dal basso. Il secondo mondo finì quando il globo terrestre si inclinò dal proprio asse e tutto si coprì di ghiaccio. Il terzo mondo finì in un diluvio universale. Il modo attuale è il quarto. La sua sorte dipenderà dal fatto che i suoi abitanti si comporteranno o meno secondo i disegni del Creatore".

La ormai famosa previsione Maya della fine di questo ciclo e l’inizio di un’altra era nel 2012 del nostro calendario, pone interrogativi sulla presenza dell’uomo in questo pianeta. Tutti i miti antichi di quasi tutte le popolazioni del globo, parlano di immani catastrofi che hanno azzerato le civiltà allora esistenti. La stessa Bibbia con il diluvio universale fa ricominciare la civiltà da zero. Però considerare non solo leggenda il diluvio, ci pone una domanda: è successo una sola volta? Se rispondiamo no, se crediamo possibile che altri avvenimenti di uguale portata in epoche diverse abbiano avuto luogo, la risposta è spontanea: Altre catastrofi hanno cancellato civiltà uguali o superiori alla nostra attuale. Negli ultimi 30 milioni di anni, tra variazioni del polo magnetico, glaciazioni, alluvioni, impatti con altri corpi celesti che hanno mutato le condizioni climatiche, quante volte la civiltà esistente al momento di tali eventi è stata cancellata? E come possiamo credere che il più completo essere del regno animale, l’uomo, non esistesse durante i su menzionati cataclismi?

Gli uomini subirono un arresto pressoché totale, ricominciarono da capo portandosi dietro solo una succinta serie di racconti della vita precedente il "grande reset" e, non comprendendo ciò che significavano certe informazioni del "Prima", imbastirono tutto l’impianto mitologico-religioso, mischiando elementi di vita locale, timori e paure ingiustificate, storia del "Prima" e varie altre nozioni acquisite nel corso del tempo. Man mano, le informazioni del "Prima" divenivano sempre più oscure, incomprensibili e vaghe fino a confondersi totalmente con la superstizione nascente, culminando infine nelle religioni sumere, egizie, greche, romane, indiane ecc.

In un certo senso l’uomo subì un processo all’inverso di quello che noi abbiamo vissuto negli ultimi tre secoli: la razza umana si è gradualmente involuta, non evoluta. Naturalmente poi alcuni si sono distinti per capacità di pensiero, ingegno e calcolo. Eppure pensando ad alcune famose scuole di pensiero filosofico, capiamo quanto credulone era divenuto l’uomo di allora, pur vantando di detenere una grande cultura.     

Si noti che la stragrande maggioranza delle credenze religiose sviluppatesi nelle culture antiche hanno delle similitudini impressionanti. Questo è il più importante indizio a favore della loro probabile comune origine. Concetti quali l'immortalità dell'anima, la beatitudine celeste, l'inferno, i ritualismi e le pratiche pseudo-magiche, deità trine (trinità), culti della dea madre e adorazione di divinità solari erano diffuse dappertutto; non solo, oggi le stesse credenze esistono ancora, intatte o trasformate e raffinate da elementi di filosofia e teologia.

Se mettiamo da parte un momento tutto il "mare della confusione" che gli uomini aggiunsero, con il loro spiccato senso del fantasioso, otterremo un quadro che, forse, potrebbe essere degno della più moderna fantascienza immaginabile!

Esiste un mito - chiamiamolo pure "racconto apocrifo " - descritto in un vecchio libro intitolato "Le due Babilonie ", scritto da un teologo verso la metà del XIX secolo, che narra la probabile scintilla iniziale di tutte le religioni odierne. Lo riassumo:
«Nimrod, pronipote di Noè era un uomo potente dedito alla caccia, alla costante ricerca del potere personale. Tutto il suo operato era sempre in opposizione a Dio. Chi era contrario al suo modo di vedere le cose poteva morire per sua mano. La madre di Nimrod si chiamava Semiramide. Era una donna di potere e praticante di arti occulte. Accadde che Nimrod ebbe relazione con sua madre, cosicché ella rimase incinta e gli partorì un figlio. Da questa relazione incestuosa sorsero i fondamenti delle dottrine di tutte le religioni; infatti era grazie all'influenza esercitata sulla popolazione ad essi assoggettata che inculcarono la loro deviata adorazione di se stessi.  Nimrod si trovò ad essere contemporaneamente "padre e figlio" e unito alla donna (moglie e madre) divenne "tre in uno".
Questa fu la base delle future triadi di dei adorate dalle generazioni successive. Non solo: alla nascita del figlio, Semiramide divenne la "dea madre", la madre con il bambino. Fu Semiramide a diffondere la falsa credenza che, alla morte, l'uomo sarebbe andato nell'aldilà. Infine Nimrod fu ucciso, ma sua madre lo deificò introducendo il culto di Tammuz, nome di Nimrod deificato. Il suo simbolo era una specie di "T" rovesciata a formare una croce, usata come adorazione fallica. Quando Dio confuse le lingue di quegli uomini che abitavano la regione mesopotamica, essi si diffusero per la Terra portando con sé quelle idee, che vennero poi elaborate e trasformate, divenendo poi perno delle religioni.»(
Matteo Fagone)

 

Ora immaginiamo che l’odierna civiltà subisca un tracollo, poniamo per via di una nuova era glaciale e in concomitanza di un virus che lasci immuni in tutta la terra solo un milione di esseri umani costretti per sopravive a riunirsi in un unico luogo. Da questo posto per approvvigionarsi d’energia e di minerali necessari alla continuazione della civiltà, alcuni di loro sono obbligati ad andare in paesi dove si sa che esistono le fonti energetiche e i minerali indispensabili al prosieguo dei traguardi raggiunti.

Si spostano in pochi, alcuni esperti di diverse discipline, altri quale forza lavoro. Si spostano, poiché il posto da raggiungere è lontano, in aereo. Una volta arrivati per prima cosa devono costruirsi una “città” e successivamente pongono le basi per l’estrazione di ciò di cui hanno bisogno. Tra i componenti di questa missione c’è un bravo medico genetico che capisce che il nucleo umano scampato è insufficiente nella media distanza per tenere vitale la civiltà raggiunta. Propone ai capi degli scampati un suo particolare piano che viene accettato, ed ottiene tutto il necessario per iniziare quello che i medici sanno fare e non hanno mai fatto per una questione di etica: innestare ovuli già fecondati e geneticamente modificati in femmine di animali quali la femmina di scimpanzé [scimmia antropomorfa (a forma d’uomo) di statura non superiore al metro e mezzo].

Il progetto va avanti e in venti anni la missione ha i primi “lavoratori geneticamente modificati” necessari alle estrazioni dei minerali e delle strutture per ottenere energia. Gli scampati, il nucleo sopravissuto al virus, capisce che la civiltà può continuare, anche se moralmente è a disaggio per aver creato degli schiavi. Lo scenario seguente vede il moltiplicarsi degli “esseri modificati”, nel contempo gli “scampati” esonerati dai lavori pesanti, sprofondano in una vita di piacere e lusso. Volutamente i modificati vengono tenuti nella ignoranza più assoluta, costretti però, oltre che al lavoro, a seguire una serie di imposizioni che diventano regola di vita per loro. Si crea così una società piramidale che vede al vertice i capi degli scampati, seguono i tecnici, gli amministratori e i loro figli che frequentano i corsi di preparazione per gestire la nuova società. L’ultimo gradino è occupato dai modificati che hanno il compito di eseguire tutto il lavoro manuale, di onorare i loro creatori e di aspettare con ansia il giorno in cui, dopo la morte, potranno rinascere e accedere al mondo dei loro signori. Mondo che lentamente ha iniziato a regredire, la mancanza di competizione, l’esonero dal lavoro per procurarsi cibo, incarichi di privilegio e in ultimo quello di essere considerati superiori, porta gli scampati a considerare la loro stessa cultura arrivata all’apice, dove non è più necessario continuare a migliorare il grado di civiltà. Dopo quattro, cinque generazioni, molte delle informazioni dei loro avi non saranno più capite o dimenticate.     

Ogni catastrofe, come il diluvio universale, non ha spazzato via ogni forma di vita. Alcuni uomini, così dice la Bibbia, si sono salvati e da loro è rinata lentamente la civiltà. Nel caso specifico, con l’affermarsi dell’agricoltura e l’allevamento. Ma in altre catastrofi, come quando un grosso corpo celeste impattò con la terra ponendo fine al dominio dei dinosauri, come è ricominciata la civiltà? Se le impronte trovate, quelle che vedono tracce di dinosauri insieme a tracce di piede umano, portano alla conclusione che l’essere umano esisteva, perciò è consequenziale chiedersi: insieme ai dinosauri e scomparso anche l’uomo? Rispondendo con un Si, dobbiamo scomodare esseri ex terrestri che hanno riportato sul suolo terrestre l’uomo. Con una risposta negativa, dobbiamo ipotizzare la sopravivenza degli esseri umani, anche se in numero limitato, che hanno iniziato una nuovo cammino.  

 

Miti tramandati da culture anteriori ai Sumeri non c’è né sono, ma sono stati trovati reperti che ci lasciano alquanto perplessi:

Una miriade di statuette che raffigurano, insieme, dinosauri ed uomini; prendiamo ad esempio le pietre di Ica, in Perù

                                     

 

 

                   

 

                                         

                              

e le figurine di Acambaro, in Messico, due casi di manufatti comprovanti la presenza umana ai tempi dei dinosauri.

                              

                                   

 

Senza contare le orme umane scoperte in Russia, lasciate 150 milioni di anni fa, nel periodo Giurassico, da uomini che non avrebbero dovuto ancora esistere.  All'impronta della mano sinistra lasciata a Glen Rose, in Texas, da un uomo del Cretaceo vicina a orme di dinosauri.

                             

 

Gli scheletri della Guadalupa sono resti umani, sono stati trovati lungo una formazione di calcare di 28 milioni di anni, cioè nel Miocene, molti millenni prima di quando l’uomo moderno, secondo gli studiosi, apparve sulla terra. Molti ricercatori non accettano la datazione di questi scheletri sebbene il dibattito sia ancora aperto. Gli scheletri sono attualmente nelle collezioni del British Museum of Natural History.

 

Nel 1851 alcuni operai stavano facendo brillare delle cariche esplosive a Dorchester, Massachusetts, quando, dall'interno di un pezzo di roccia venne estratto un vaso metallico decorato, di una lega sconosciuta (ma contenente componenti quali zinco ed argento). L'altezza è di quasi 15 cm ed è ornato da intarsi floreali in argento puro, probabilmente eseguiti da un abile artigiano. La roccia precambriana che racchiudeva il vaso è stata datata a 600 milioni di anni fa.

                                                

Nel 1968 in Francia,Y. Druet e H. Salfati, annunciarono la scoperta di tubi metallici di sezione rettangolare con gli angoli arrotondati, di varie dimensioni in alcuni depositi di gesso risalenti al cretaceo. Nessuna presa di posizione ufficiale, quindi la deduzione che 65 milioni di anni fa circa esseri umani intelligenti ed in grado di costruire quei tubi, abitavano questa terra, rimane la risposta più plausibile.

             

Nel 1889 a Nampa nell'Idaho, durante i lavori di scavo di un pozzo, a 90 metri di profondità, venne trovata una statuetta di creta, raffigurante una piccola figura umana di forma femminile, questa appartiene all'età plio-pleistocenica, che risale a circa 2 milioni di anni fa, è alta circa 4 centimetri, con una notevole perfezione e vivido realismo riscontrabile nelle parti complete. Chi ha potuto costruirla se non l'homo sapiens-sapiens?..  ma questi non esisteva a quell'epoca, risponde la scienza ufficiale.

                                  

Nel 1830, scolpite su di un blocco di marmo estratto in una cava ad alcune decine di chilometri da Filadelfia, vennero scoperte forme simili a caratteri alfabetici, esso fu rinvenuto ad una profondità di circa 20 metri. L'incavo delle lettere in rilievo era regolare dalle dimensioni di quasi 4cm per 1,5. Nessun fenomeno fisico naturale è in grado di formare tali caratteri; quindi si può ritenere plausibile un intervento di esseri umani intelligenti vissuti in un remotissimo passato.

                               

La famosa impronta di scarpa trovata nello Utah in una roccia del periodo Cambriano, oltre 500 milioni di anni, è identica a quella che avrebbe potuto lasciare una scarpa moderna.

                    

                                                                                                           

 La più antica impronta umana fu trovata nel giugno 1968 da William J. Meister ad Antilope Spring, Utah (USA). Si tratta di due impronte di scarpe umane risalenti a circa 300-600 milioni di anni. Le impronte mostrano distintamente la forme di due scarpe, con tanto di tacco. Uno dei due reperti trovato mostra inconfutabilmente una impronta di scarpa che schiaccia un trilobite. I trilobiti erano piccoli animali invertebrati marini che popolarono la terra dai 600 milioni di anni ai 280 milioni di anni fa. La scarpa che schiacciò il trilobite era lunga 10,5 pollici (cm 26,67 = ad una scarpa n°43): il calcagno leggermente impresso più della suola. Per l’esattezza il trilobite risultava schiacciato dal tacco della scarpa.

                                   

                                                                                                                                 Impronta di dinosauro e vicino nello stesso livello di terreno impronta di uomo

 

Nel museo di Storia Naturale di Londra si trova un teschio datato circa 38.000 anni fa, periodo paleolitico, rinvenuto in Zambia nel 1921.

Sulla parete sinistra del teschio c'è un foro perfettamente rotondo; stranamente non ci sono linee radiali attorno al foro o altri segni che indichino sia stato prodotto da una freccia o una lancia. Nella parete opposta al foro, il teschio è spaccato e la ricostruzione dei frammenti mostra che il reperto è stato rotto dall'interno verso l'esterno, come si fosse trattato di un colpo di fucile: esperti forensi dichiarano che non può essere stato nulla di diverso da un colpo esploso ad alta velocità con l'intenzione di uccidere. Chi possedeva un fucile 38.000 anni fa? Certamente non l'uomo delle caverne, ma forse una razza più avanzata e civilizzata.

                                                               

 

La cosiddetta Colonna di Ashoka è una testimonianza dell'abilità metallurgica antica. Ritrovata a Dheli, in India, è alta oltre 7 metri, per circa 40 cm di diametro e pesa intorno alle 6 tonnellate. Sulla base vi è un'iscrizione, quale epitaffio per il re Chandra Gupta II, che morì nel 413 d.C. La colonna è mirabilmente conservata: la superficie liscia sembra ottone lucidato. Il mistero che la avvolge è grande, visto che qualsiasi altra massa di ferro soggetta alle piogge e ai venti dei monsoni indiani per 1600 anni si sarebbe ridotta in ruggine già da molto tempo! Ma le tecniche di produzione e di conservazione del ferro presenti in questo manufatto superano di gran lunga quelle del quinto secolo; il manufatto, inoltre, è probabilmente molto più antico (di migliaia di anni).

Chi erano i tecnici metallurgici che produssero tale meraviglia, e che fine ha fatto la loro civiltà?

 

 

Tutto cambia per non cambiare niente, questa celebre frase di un altrettanto noto romanzo, può essere il filo conduttore per spiegare molti dei reperti trovati e che non hanno spiegazione.

Ancora nessuno ci ha dato una risposta esauriente alla comparsa della vita sul nostro pianeta. Se si accredita la teoria della evoluzione, risulta comprensibile la presenza, nel susseguirsi delle varie ere geologiche, di dominatori del pianeta: pesci, rettili, mammiferi. Accettare che l’uomo di 10.000 anni addietro cacciasse il Mammut non ci comporta nessun scompenso emozionale. Pensare di essere vissuti al tempo dei dinosauri ci sconvolge, perché?????

Logica e inconscio. La logica, per le informazioni che abbiamo, ci dice che nel 10.000 l’uomo esisteva e per sopravvivere cacciava, il fatto che il Mammut fosse un enorme bestione non ci spaventa, ma è quasi naturale che l’uomo organizzandosi riuscisse ad avere la meglio sul grande mammifero. Ma è sempre la logica, che analizzando le poche informazioni che abbiamo del periodo dei dinosauri, ed in considerazione che ci hanno, sin da piccoli, inculcato l’informazione che l’uomo nel periodo preso in esame non esistesse, che porta la nostra mente analitica governata dalla logica, a considerare sconvolgente pensare che insieme ai dinosauri ci fosse anche l’uomo.

La logica si basa su informazioni, la sua struttura matematica analizza l’insieme delle nozioni e ci dà il risultato. Quindi se tutte le informazioni non posseggono nulla riguardo all’uomo in quel periodo, il risultato finale è: L’uomo, quando la terra era dei dinosauri, non c’era. Se non c’era, le impronte trovate, o sono dei falsi o sono di un altro periodo.

Se prendiamo in considerazione però che l’inconscio è la parte maggioritaria delle nostre conoscenze, anche se non ci è consentito di poterle analizzare a nostro piacimento, l’intuito ci dice che è verosimile pensare che insieme a tutte le forme di vita presenti sin dall’inizio nel nostro pianeta, ci fosse anche l’uomo. E se l’uomo c’era, da sempre ha fatto ciò che ha sempre fatto: crescere ed evolversi, sprofondare nella barbarie e ricominciare a crescere. Quindi “tutto cambia per non cambiare niente”. Tutto cambia … nell’ultimo periodo del grande anno (25.920) l’uomo è passato da nulla ad una grande civiltà, e retrocesso, a iniziato a crescere, e si è portato nuovamente alla nostra civiltà che con alcuni distinguo, può essere considerata una grande civiltà ( …. per non cambiare niente).  

 

Può essere, anzi è verosimile che l’uomo di oggi è stato “creato” da esseri arrivati sulla terra, gli “ Dei”, almeno per ciò che i miti Sumeri ci hanno tramandato. Ma questo non risolve nessun problema sulla conoscenza di come è nato il primo uomo nelle epoche antecedenti alla nostra, e non risolve neanche il mistero di chi fossero e come si sono evoluti gli “Dei”.

L’universo è immenso, un miliardo di pianeti possono avere le condizioni per l’evolversi della vita. Considerare che solo sul verde pianeta terra si siano create le condizioni per ospitare esseri più o meno intelligenti è riduttivo. Però allo stato attuale delle conoscenze, sembrerebbe poco probabile che le stesse condizioni si siano create in altri pianeti. Ovvio che questo non è un assoluto e perciò propongo un articolo di Stephen Hawking

 

  

Stephen Hawking

Nascita ed evoluzione della vita nell'universo

Stephen Hawking, il più grande scienziato contemporaneo, in questo straordinario articolo, ci guida alla comprensione di come la vita sia apparsa nell'universo, del modo in cui si è evoluta la vita intelligente e discute se esistono o meno altre forme di vita nell'universo. L'umanità sta per entrare in nuova fase della sua evoluzione

traduzione dall'inglese, immagini e note (ndt) di Ugo Spezza

 

Stephen Hawking (08-01-1942) è un matematico britannico e il più grande astrofisico vivente. E' famoso per i suoi studi sulla cosmologia, in particolare sui buchi neri. Ha scritto il best-seller "Dal Big Bang ai buchi neri", e con Roger Penrose: "La natura dello spazio e del tempo" e molti altri saggi. Ha detenuto fino a pochi mesi fa la cattedra lucasiana di matematica all'università di Oxford, cattedra che fu di Isaac Newton.

 

Premessa

In questa lezione tratterò, anche facendo uso di speculazioni, dello sviluppo della vita nell’universo e, in particolare, lo sviluppo della vita intelligente sulla Terra. Ciò include ovviamente anche la razza umana, anche se dobbiamo rilevare che parte del suo comportamento, durante la storia dell’uomo sul nostro pianeta, è stato abbastanza irresponsabile nei confronti della sopravvivenza della propria specie. Due domande verranno qui discusse:

Quale è la probabilità che altrove nell’universo esistano altre forme di vita?

Come può evolvere la vita nel futuro?

E’ una questione di comune esperienza che nell’universo la materia e l’energia, col passare del tempo, aumentino sempre di più il loro stato di disordine e caos. Questa osservazione si concretizza in termini fisici con una legge: la cosiddetta "seconda legge della termodinamica". Questo ci dice che l'importo totale del disordine nell'universo, altrimenti detto Entropia, con il passare del tempo tende ad aumentare sempre.
Tuttavia, tale legge si riferisce soltanto alla quantità "totale" di disordine. L'ordine all’interno di un singolo corpo può aumentare, a condizione che l'importo del disordine nei dintorni di esso aumenta di una maggiore quantità stabilizzando il processo. Questo è proprio ciò che accade in un essere vivente. Si può pertanto definire la vita come:

« un sistema ordinato che possa opporsi alla tendenza al disordine, e possa riprodursi, cioè generare nuovi e simili (ma non identici) sistemi ordinati. »

Per fare queste cose, il sistema deve convertire energia in qualche nuova forma organizzata, come il cibo, la luce del sole, o energia elettrica, in energia disorganizzata, ad esempio sotto forma di calore. In questo modo, il sistema nel suo complesso è in grado di soddisfare l'esigenza che l'importo complessivo dell’aumento del disordine resti costante, mentre, allo stesso tempo, aumenta lo stato di ordine nel singolo organismo e nella sua prole. (ndt: questo spiega perché la vita, composta sostanzialmente da esseri che producono entropia, non vada in nessun modo a invalidare la seconda legge della termodinamica, o legge di estropia)

Un essere vivente è composto genericamente di due elementi: una serie di istruzioni che indicano come il sistema può sostenere e riprodurre se stesso, e un meccanismo per eseguire tali istruzioni. In biologia, queste due parti sono chiamate rispettivamente "geni" e "metabolismo". Ma vale la pena di sottolineare che tale sistema non richiede necessariamente un substrato biologico. Ad esempio, un virus informatico è un programma che può fare copie di se stesso nella memoria di un computer, e si trasferirà ad altri computer non appena né avrà la possibilità.
Così vediamo che esso corrisponde esattamente alla definizione di "sistema vivente" che ho dato appena prima. Anche se, come accade con i virus biologici, abbiamo di fronte una forma di vita piuttosto degenere, perché contiene solo le istruzioni (i geni), ma non possiede alcun metabolismo interno. Eppure i virus sono in grado di riprogrammare il metabolismo della cellula biologica ospite (o del computer ospite in ambito informatico).

Alcuni scienziati hanno messo persino in dubbio che i virus possano essere classificati come una forma di vita, perché sono solo parassiti, e non possono esistere indipendentemente dal loro ospite. Ma se così fosse, allora la maggior parte delle forme di vita, incluso l’uomo, sarebbero dei parassiti, poiché si nutrono, per poter sopravvivere, di altre forme di vita e dipendono quindi da entità vitali esterne. Penso quindi che i virus dovrebbero essere considerati vita. Forse questo ci dice qualcosa circa la natura umana, unica forma di vita che abbiamo creato finora è che talvolta risulta distruttiva. Tornerò comunque a parlare di creazione della vita e di vita elettronica nel seguito di questo documento.
Quello che noi normalmente descriviamo come "vita" si basa su catene di atomi di carbonio, e pochi altri atomi, come azoto o fosforo. Si può speculare se si potrebbe ottenere la vita con qualche altra sostanza chimica di base, ad esempio con il silicio; però il carbonio sembra essere l’elemento chimico più adattabile e versatile da un punto di vista chimico. Il fatto che esista un elemento chimico come il carbonio, con le particolari proprietà che esso possiede, richiede che le costanti fisiche nell’universo, come la scala QCD, il valore della carica elettrica, e anche la dimensione dello spazio-tempo siano esattamente definite. (ndt:  la scala QCD descrive la "Interazione forte", una delle quattro forze fondamentali della natura, responsabile della coesione dei protoni e dei neutroni all'interno del nucleo atomico).

 

Il Principio Antropico

Se le condizioni nell’universo non fossero state adatte alla vita noi non saremmo qui e non ci staremmo chiedendo perché le costanti fisiche sono quelle che sono. Se questi valori fossero stati leggermente diversi, il nucleo di atomi di carbonio non sarebbe rimasto stabile, o addirittura gli elettroni sarebbero crollati sul nucleo dell'atomo. A prima vista, sembra incredibile tali costanti siano così finemente precise e definite. Forse questa è la prova, che l'universo è stato appositamente progettato per produrre la razza umana? Tuttavia, si deve prestare attenzione in merito a tali argomenti, a causa di ciò che è noto come il Principio Antropico.
Questo si basa sulla verità lapalissiana, che se l'universo non fosse stato adeguato per la vita, non ci saremmo chiedendo il motivo per cui è così finemente regolato. Si può definire il Principio Antropico nelle sue due versioni: quella forte e quella debole.

Il principio antropico "forte" afferma quindi che esistono molti universi ed ognuno di essi presenta differenti valori delle costanti fisiche. Solo in pochi e rari di questi universi i valori delle costanti fisiche permettono l'esistenza di atomi di carbonio, elemento costitutivo dei sistemi viventi. Dal momento che stiamo vivendo in uno di questi universi, non dobbiamo stupirci che le costanti fisiche siano così finemente sintonizzate tra loro da consentire l'esistenza di forme di vita. Se non fosse stato così, non saremmo qui. Il Principio Antropico "forte" tuttavia non è molto soddisfacente. Date le costanti fisiche, che cosa si può dedurre dal fatto che la vita esiste qui e ora? Quale significato logico si può attribuire alla esistenza di tutti gli altri universi? E se questi sono isolati dal nostro come è possibile che ciò che avviene al loro interno possa influenzare la realtà del nostro universo?

In questo documento adotterò pertanto quello che viene comunemente definito Principio Antropico “debole”, accettando come dati di fatto, i valori delle costanti fisiche presenti nel nostro universo. Cercherò altresì di esaminare, in base a questo, quali conclusioni si possono trarre dal fatto che esiste la vita su questo pianeta, in questa fase della storia del cosmo.

 

Dal Big Bang alla vita

Non esisteva ancora il carbonio quando l'universo ha avuto inizio nel Big Bang, circa 13.7 miliardi di anni fa. La materia era così calda che era in forma di particelle elementari: protoni e neutroni. Nei primi 200 secondi dopo il Big Bang il numero di protoni e neutroni era identico. Tuttavia, a seguito della sua espansione, l’universo si sarebbe raffreddato. Un minuto dopo il Big Bang, la temperatura sarebbe scesa a circa un miliardo di gradi, un centinaio di volte maggiore della temperatura del nucleo del sole. A questa temperatura, i neutroni cominciano a decadere in protoni.

Alcune regioni in seguito avrebbero avuto una densità più elevata di altre. L'attrazione gravitazionale della materia extra in quelle regioni, avrebbe potuto rallentare la loro espansione e, eventualmente, fermarla del tutto. Si sono andate quindi a formare, per collasso gravitazionale, galassie e ammassi stellari, a partire da circa due miliardi di anni dopo il Big Bang. Alcuni delle nuove stelle neonate sarebbero state molto più massicce del nostro Sole e di conseguenza anche molto più calde (ndt: la maggiore massa provoca una maggiore compressione gravitazionale e quindi un maggior calore nel nucleo).
Quindi queste stelle super-massicce avrebbero consumato il loro nucleo di idrogeno (e successivamente elio) molto velocemente producendo elementi più pesanti, come carbonio, ossigeno, e ferro. Il ciclo di vita di queste stelle sarebbe dovuto essere limitato a poche poche centinaia di milioni di anni contro i nove miliardi di anni di vita media del nostro Sole. Alla fine della loro vita, queste stelle super-massicce sono esplose come supernove, disperdendo gli elementi più pesanti (carbonio, ferro e ossigeno) per lo spazio circostante, ciò avrebbe poi consentito di formare la materia prima per la nascita di nuove stelle e pianeti.

Gran parte delle stelle della nostra galassia sono troppo lontane da noi e tale distanza non ci permette di vedere direttamente se hanno pianeti nella loro orbita. Ma alcune stelle, chiamate Pulsar, emanano impulsi di onde radio ad intervalli regolari. Se si osserva una lieve variazione del tasso di emissione radio in una di loro, questo viene interpretato come l'indicazione che il flusso di onde radio è stato disturbato da un pianeta che orbita intorno ad essa. I pianeti che girano intorno alle pulsar quasi sicuramente non sono in grado di ospitare vita, poiché tale tipo di stella emette una energia e una radiazione che avrebbe ucciso qualsiasi essere vivente.
Ma, il fatto che molte pulsar osservate hanno rivelato di avere pianeti in orbita suggerisce, ragionevolmente, che almeno una parte delle duecento miliardi di stelle nella nostra galassia, può, statisticamente, avere pianeti entro la sua orbita. Sul nostro pianeta le condizioni necessarie per la vita esistono da circa quattro miliardi di anni dopo il Big Bang. La complessa molecola a doppia elica del DNA nel sistema solare si è formata circa tre miliardi e mezzo di anni fa, ovvero circa nove miliardi di anni dopo il Big Bang, a partire dal gas contaminato dai resti della esplosione di precedenti stelle supernove.

La Terra è formata in gran parte di elementi pesanti, tra cui il ferro, carbonio e ossigeno. In qualche modo, alcuni di questi atomi sono pervenuti a combinarsi in forme molecolari sempre più sofisticate fino ad ottenere il DNA. Questa è la famosa macromolecola polimerica a forma di doppia elica, scoperta da Crick e Watson, in visione al nuovo sito del Museo di Cambridge. Ciò che collega le due catene a forma di elica sono coppie di acidi nucleici.
Ci sono quattro tipi di acido nucleico, adenina, citosina, guanina, e timina. Temo che il mio sintetizzatore vocale non è ottimale per pronunciare i loro nomi; ovviamente non è stato progettato per biologi molecolari!

L'adenina su una catena è sempre affiancata da una timina sull'altra catena, e una guanina è sempre affiancata da una citosina. Pertanto, la sequenza degli acidi nucleici su una catena definisce una unica, e complementare, sequenza sull'altra catena. Le due catene possono quindi separarsi e agire come modelli per creare ulteriori catene. Questo processo consente alle molecole di DNA di riprodurre l'informazione genetica, codificata nelle loro sequenze di acidi nucleici. Sezioni di tali sequenze possono essere usate per la creazione di proteine e altre sostanze chimiche, in modo che possano eseguire le istruzioni codificate in sequenza ed assemblare così la materia che consente al DNA di riprodurre se stesso.

Tuttavia, sembra improbabile che una molecola complessa come il DNA possa sopravvivere a lungo nello spazio aperto (ndt: date le temperature estreme e le radiazioni ionizzanti a cui sarebbe sottoposta). E anche se potesse, ciò non ci sarebbe di aiuto per spiegare l'origine della vita, perché il tempo a disposizione, per la formazione del carbonio è solo poco più del doppio dell'età della Terra.

La possibilità che si formi una molecola delicata come il DNA, capace di riprodurre se stessa, è estremamente improbabile. Tuttavia, in un universo così grande, con un infinito numero di stelle, ci si potrebbe aspettare che ciò si possa verificare in alcuni sistemi stellari, anche se gli stessi risulterebbero enormemente distanti tra loro. Il fatto che la vita sia sopravvenuta sulla Terra, tuttavia, non è sorprendente o improbabile. Si tratta di una semplice applicazione del principio Antropico debole: se invece la vita fosse apparsa anche su qualche altro pianeta, al contrario, ci sarebbe invece da chiedersi il motivo per cui ciò si è verificato.

Se la comparsa della vita su un pianeta è un evento molto improbabile, ci si deve aspettare che essa richieda un lungo periodo di tempo per verificarsi. Più precisamente, ci si dovrebbe attendere che la vita appaia giusto in tempo per la successiva evoluzione verso esseri intelligenti (come noi), prima che il Sole porti a termine il suo ciclo di vita. Tale ciclo è di nove-dieci miliardi di anni, dopo di che il Sole si gonfierà in una gigante rossa e sommergerà la Terra con un'onda d'urto mortale. Una forma di vita intelligente, dovrebbe quindi sviluppare la capacità di viaggio spaziale, ed essere in grado di fuggire verso un altro pianeta di un’altra stella prima della catastrofe. Il resto della vita sulla Terra, quella animale e vegetale, sarebbe invece condannata.

Vi sono evidenze fossili che vi fosse già qualche forma semplice di vita sulla Terra circa tre miliardi e mezzo di anni fa. Questo può essersi verificato solo 500 milioni di anni dopo che la Terra era divenuta un pianeta stabile (ndt: cessazione del vulcanesimo attivo e delle piogge di meteore) e che si fosse raffreddata abbastanza poiché la vita potesse svilupparsi. Ma la vita avrebbe potuto richiedere 7 miliardi di anni per evolversi fino al punto di sviluppare evolutivamente esseri intelligenti come noi che possano interrogarsi sull'origine della vita stessa. La probabilità di sviluppo della vita su un determinato pianeta è pertanto molto bassa, considerando che sulla Terra tale processo ha richiesto solo 1/14 del tempo totale a disposizione.

La precoce comparsa della vita sulla Terra, suggerisce che c'è una buona possibilità di generazione spontanea della vita, se le condizioni sono adeguate. Forse c'è un continuo assemblaggio di forme semplici di vita che poi portano fino al DNA. Una volta comparso il DNA, tale forma evoluta di vita dovrebbe aver completamente sostituito le precedenti forme.
Non sappiamo quali siano queste forme anteriori all’epoca del DNA. Una possibilità è che si tratti di forme di vita semplici basate solo su RNA. Questo acido nucleico è simile al DNA, ma ha una struttura più semplice, e non presenta la doppia elica. Brevi sequenze di RNA, possono riprodurre se stesse proprio come il DNA, e quindi esso potrebbe eventualmente aver sostituito il DNA nelle prime fasi della vita. Non si può costruire un acido nucleico in laboratorio, partendo dalla non-vita inorganica, anche se semplice come l’RNA. Ma dato che sono trascorsi 500 milioni di anni dopo la formazione della Terra, e che gli oceani ne coprivano la maggior parte, vi potrebbe essere una ragionevole probabilità che l’RNA portasse alcuni processi chimici particolari.

Il processo di evoluzione biologica è un processo molto lento a partire. Ci sono voluti ben due miliardi e mezzo di anni per far apparire i primi esemplari di vita multicellulare e un altro miliardo di anni ancora perché l’evoluzione abbia prodotto in sequenza le forme note come pesci, i rettili ed infine i mammiferi. Ma poi il processo evolutivo sembra aver accelerato. Ci sono infatti voluti solo un un centinaio di milioni di anni per far si che dai primi mammiferi si sviluppasse l’uomo. Un motivo potrebbe essere è che i pesci contengono già la maggior parte degli organi dei mammiferi ed i mammiferi, come i primati, hanno strutture biologiche molto simili alle nostre, quindi il processo deve essere passato attraverso una complessa fase di raffinamento.

 

Una accelerazione del processo evolutivo

Ma con la razza umana, l'evoluzione ha raggiunto una fase critica, paragonabile per importanza a quella della comparsa della prima forma di vita basata su DNA. Tale fase ha visto lo sviluppo del linguaggio, e in particolare della lingua scritta. Questo ha permesso che le informazioni potessero essere trasmesse, di generazione in generazione, in un modo diversificato dalla informazione genetica codificata attraverso il DNA. Non c'è stato alcun cambiamento rilevabile nel DNA umano, dal punto di vista biologico-evolutivo, negli ultimi diecimila anni di storia. Ma la quantità di conoscenze tramandate di generazione in generazione è cresciuta enormemente.
La molecola del DNA contiene circa 10^8 bit di informazione. La Biblioteca universitaria di Cambridge: 10^13 bits. Il DNA degli esseri umani è costituito da circa tre miliardi di acidi nucleici. Tuttavia, gran parte delle informazioni codificate in questa sequenza, è ridondante, o inattivo. Quindi, la quantità totale di informazioni realmente utili da un punto di vista evolutivo nei nostri geni, è probabilmente qualcosa come un centinaio di milioni di bit (ogni singolo bit di informazione equivale ad un “si” o ad un “no”). Un tipico romanzo potrebbe contenere due milioni di bit di informazioni. Quindi, la quantità di informazione codificata nel DNA di un essere umano é pari a circa cinquanta romanzi. Una grande biblioteca nazionale può contenere fino a cinque milioni di libri, o, se vogliamo, una decina di miliardi di bit. Quindi, la quantità di informazioni, tramandata nei libri, è superiore di un fattore 100.000 rispetto a quella codificata nel DNA.

Ancora più importante, è il fatto che le informazioni nei libri, possono essere modificate e aggiornate molto più rapidamente. Ci sono voluti molti milioni di anni per l’uomo affinché evolvesse dai primati. Durante tutto questo tempo, le informazioni utili nel nostro DNA, sono probabilmente cambiate di pochi milioni di bit. Quindi, il tasso di evoluzione biologica negli esseri umani, è quantificabile a circa un bit per ogni anno. Per contro, in una grande biblioteca vi sono circa 50.000 nuovi libri pubblicati in lingua inglese ogni anno e ciò corrisponde ad un ordine di grandezza di circa un centinaio di miliardi di bit di nuove informazioni ogni anno che passa. Naturalmente, la maggior parte di queste informazioni è incongrua e priva di valore, quindi non direttamente utilizzabile per lo sviluppo di una forma di vita. Ma, anche così, il tasso al quale le informazioni utili possono essere aggiunte nel corso dello sviluppo evolutivo sono milioni, se non e essere comparso casualmente come combinazione di alcuni processi chimici particolari.

Il processo di evoluzione biologica è un processo molto lento a partire. Ci sono voluti ben due miliardi e mezzo di anni per far apparire i primi esemplari di vita multicellulare e un altro miliardo di anni ancora perché l’evoluzione abbia prodotto in sequenza le forme note come pesci, i rettili ed infine i mammiferi. Ma poi il processo evolutivo sembra aver accelerato. Ci sono infatti voluti solo un centinaio di milioni di anni per far si che dai primi mammiferi si sviluppasse l’uomo. Un motivo potrebbe essere è che i pesci contengono già la maggior parte degli organi dei mammiferi ed i mammiferi, come i primati, hanno strutture biologiche molto simili alle nostre, quindi il processo deve essere passato attraverso una complessa fase di raffinamento.

Una nuova fase evolutiva per l’umanità

Ciò significa che siamo entrati in una nuova fase dell’evoluzione. In un primo momento, l'evoluzione procedette attraverso la selezione naturale, operando da mutazioni casuali. Questa fase darwiniana, è durata circa tre miliardi e mezzo di anni, e ha prodotto alla fine noi, esseri che hanno sviluppato il linguaggio per lo scambio di informazioni. Ma negli ultimi diecimila anni, siamo stati in quella che potrebbe essere chiamata, una fase di trasmissione "esterna" dell’informazione.

In questo periodo, il cumulo di informazioni biologiche (interne), trasmesse alle generazioni successive tramite il DNA, non è cambiata in modo significativo. Al contrario la massa di informazioni (esterne) codificata nei libri e in altre forme di stoccaggio dell'informazione è cresciuta enormemente. Alcuni pensano che il termine "evoluzione" si applichi solo per le informazioni "interne" trasmesse attraverso il materiale genetico, e si oppongono all’idea di una informazione tramandata in modo "esterno". Ma io penso che questo punto di vista è troppo ristretto. Noi siamo più che i nostri soli geni !

L’uomo attuale, strutturalmente, non è né più forte né più intelligente dei primi ominidi che vivevano nelle caverne. Quello che davvero ci distingue da loro, è la conoscenza che abbiamo accumulato nel corso degli ultimi diecimila anni, e in particolare, nel corso degli ultimi tre secoli. Credo che sia legittimo avere una visione più ampia che comprende, assieme ai dati del DNA, anche le informazione "esterna" per considerare l'evoluzione della razza umana.

La scala temporale dell'evoluzione umana nel periodo di trasmissione "esterna” dell’informazione corrisponde alla scala temporale dell'accumulo di informazioni. In origine si trattava di una scala graduata le cui unità equivalevano a centinaia o migliaia di anni, ma oggi gli intervalli di evoluzione significativi si sono ristretti a 50 anni o addirittura meno. D'altra parte, il cervello umano (con il quale esaminiamo queste informazioni) si è evoluto solo sulla lenta scala temporale darwiniana, che richiede invece, per mutazioni significative, intervalli di centinaia di migliaia di anni.

Questo fattore sta oggi creando seri problemi. Nel 18° secolo si narra di un uomo che era stato in grado di leggere tutti i libri scritti fino a quel momento. Oggi però una tale impresa sarebbe impossibile: anche considerando un uomo dalla lettura molto rapida, che leggesse un libro al giorno, gli ci vorrebbero circa 15.000 anni affinché riuscisse a leggere tutti i libri in una biblioteca nazionale. Senza considerare tutti gli altri libri scritti in tale intervallo di tempo. Questo ha fatto sì che oggi ogni persona non può essere che padrone di una piccolissima fetta della conoscenza umana. Le persone sono costrette a specializzarsi in settori ristretti ed ancora in ulteriori sotto-settori. È probabile che questo metodo di condivisione dell’informazione risulti una importante limitazione in futuro. Una evoluzione auto-diretta

Certamente non possiamo continuare a lungo con il tasso di crescita esponenziale delle conoscenze che abbiamo ereditato dagli ultimi trecento anni di sviluppo tecnologico. Una limitazione e un pericolo ancora maggiore per le generazioni umane future è che abbiamo ancora l'istinto, in particolare gli impulsi aggressivi, che avevano i nostri antenati uomini delle caverne (ndt: in quanto non siamo geneticamente e strutturalmente diversi da essi). Una aggressività che si è estrinsecata nella forma di soggiogare o uccidere altri uomini, prendere le loro donne e requisire il loro cibo, ha certamente determinato un enorme vantaggio per la sopravvivenza dell’uomo arcaico. Ma oggi un tale retaggio comportamentale potrebbe distruggere l'intera razza umana, e gran parte del resto della vita sulla Terra. Una guerra nucleare, è ancora il pericolo più immediato, ma ce ne sono altri, come il rilascio di virus geneticamente modificati dalla biotecnologia avanzata. Oppure una destabilizzazione ambientale dovuta ad un massivo effetto serra.

Non c'è più il tempo per aspettare l'evoluzione darwiniana per renderci più intelligenti e migliorare la nostra natura. Ora stiamo entrando in una nuova fase, che potrebbe essere chiamata “self design evolution” (evoluzione auto-diretta), in cui saremo in grado di cambiare e migliorare autonomamente il nostro DNA come mostra il progetto che ha consentito di mappare l’intera sequenza genomica del DNA umano. Il costo affrontato per questo progetto, pari a circa di miliardi di dollari, sembra molto, ma questi soldi sono invece da considerare bruscolini rispetto a un progetto di tale importanza. Una volta che avremo letto il libro della vita, noi potremo davvero iniziare a scrivere delle correzioni in esso. In un primo momento, questi cambiamenti saranno limitati alla riparazione di difetti genetici, come la fibrosi cistica, o la distrofia muscolare. Questi sono controllati da singoli geni, e quindi saranno abbastanza facili da individuare e correggere. Altre qualità, come l'intelligenza, sono probabilmente controllate da un gran numero di geni. Sarà molto più difficile trovare le relazioni operative tra i vari geni in questo settore. Tuttavia sono certo che nel corso del prossimo secolo, gli scienziati saranno in grado di scoprire come modificare l'intelligenza umana e regolare al meglio gli istinti recessivi come quello dell’aggressività umana nelle future generazioni.

Le previsioni fatte nel passato non riescono a concepire cosa l’ingegneria genetica sarà in grado di fare con l’uomo. Molte persone non saranno in grado di resistere alla tentazione di migliorare le caratteristiche umane, ad esempio la capacità intellettive e della memoria, la resistenza alle malattie, e la durata della vita (ndt: ipotesi portate avanti dal movimento transumanista). Una volta che questi superuomini appariranno, ci potrebbero essere grandi problemi politici, con l'uomo non-potenziato, che non sarà in grado di competere. Presumibilmente, quest'ultimo si estinguerà, oppure resterà confinato in nicchie divenendo ininfluente per la nuova società. Parimenti, ci sarà una successiva gara per l’auto-progettazione di esseri umani che continueranno a migliorarsi a velocità crescente.

Se questa gara verrà condotta in modo avveduto e riuscirà ad eliminare il rischio di auto-distruzione essa sarà successivamente seguita da una successiva gara alla diffusione e colonizzazione di altri pianeti, persino di quelli appartenenti ad altri sistemi stellari. In quest’ultimo caso tuttavia, un viaggio spaziale tanto lungo, sarà molto difficile che si realizzi per le attuali forme di vita basate su strutture biologiche a base di DNA. Il naturale ciclo di vita di tali esseri (ndt: compreso l’attuale homo sapiens) è davvero breve, rispetto al tempo necessario per un simile viaggio. Secondo la teoria della relatività, nulla può viaggiare più veloce della luce. Ne consegue che il viaggio di andata e ritorno per il sistema stellare più vicino (ndt: Alpha Centauri a 4.3 anni luce dal Sole) durerebbe almeno otto anni, e, se dovessimo raggiungere il centro della nostra galassia, impiegheremmo almeno un centinaio di migliaia di anni.

Nella fantascienza, per superare questa evidente difficoltà, si ricorre alla velocità “warp” (ndt: nella Star Trek) o viaggi multi-dimensionali. Ma non credo che questi sistemi saranno mai realizzati in futuro, indipendentemente da quanto la vita possa diventare intelligente. Nella teoria della relatività, se si riuscisse a viaggiare più veloce di luce, al tempo stesso si potrebbe anche viaggiare indietro nel tempo. Ciò porterebbe a delle contraddizioni, inconcepibili filosoficamente, come quella che delle persone potrebbero tornare indietro nel tempo e incontrare il loro “se stesso” e perfino cambiare il corso degli eventi futuri. Stiamo ancora attendendo di vedere uno sbarco di turisti dal futuro, curiosi di vedere le nostre vecchie e pittoresche forme di vita e lo loro mode attempate (ndt: qui Hawking parla in senso sarcastico).

Potrebbe essere possibile utilizzare l'ingegneria genetica, per rendere la vita basata sul DNA capace di sopravvivere indefinitamente, o almeno per un centinaio di migliaia di anni. Ma un modo più facile, che è sicuramente più alla nostra portata, sarebbe quello di costruire ed inviare a colonizzare lo spazio macchine-robot intelligenti. Queste potrebbero essere davvero progettate per durare abbastanza a lungo per affrontare un viaggio interstellare. Quando esse fossero pervenute nei pressi di una nuova stella potrebbero atterrare su uno dei suoi pianeti in orbita, e reperire qui le materie prime per la costruzione di nuove macchine-robot, le quali potrebbero a loro volta partire per la colonizzazione di stelle ancora più lontane. Queste macchine-robot sarebbero da considerare una vera nuova forma di vita, basata su componenti elettronici e meccanici, piuttosto che su macromolecole chimiche. Esse potrebbero sostituirsi alla vita basata sul DNA, così come il DNA si è sostituito a forme di vita biochimiche precedenti nella scala evolutiva.

Questa forma di vita meccanico-elettronica dovrebbe essere anche capace di auto-progettazione. Così sembra che il periodo di trasmissione "esterna" di informazioni nella fase dell’evoluzione, sarà stato solo un breve interludio, tra la fase darwiniana di tipo biologico e quella nuova, meccanico-elettronica.

 Ciò è mostrato in questo diagramma, il quale ovviamente non è in scala, poiché non è possibile mostrare un periodo di diecimila anni sulla stessa scala di miliardi di anni. Se si pensa al periodo durante il quale verrà applicata questa fase di auto-progettazione questo impone una riflessione.

Questa fase potrebbe portare instabilità e distruggere la vita stessa o magari entrare in un vicolo cieco evolutivo. Ma se ciò non avviene, la vita dovrebbe essere in grado di sopravvivere oltre la morte del Sole, stimata tra circa 5 miliardi di anni, migrando e colonizzando altri pianeti in altri sistemi stellari.

La maggior parte delle stelle entro 14 miliardi di anni da oggi avranno bruciato tutto il loro combustibile interno e si saranno quindi spente. L'universo si approssimerà ad uno stato di completo disordine seguendo la seconda legge della termodinamica. Però Freeman Dyson ha dimostrato che, nonostante questo, la vita potrebbe adattarsi alle sempre minore fornitura di energia e quindi potrebbe, in linea di principio, continuare ad esistere per sempre.

Esiste vita extraterrestre nell'universo?

Perché la Terra non è ancora stata visitata da extraterrestri? Le 4 possibilità:

La probabilità che si sviluppi la vita su un pianeta simile alla Terra è estremamente bassa.

La possibilità che appaia la vita su un pianeta simile alla Terra presenta buone probabilità di verificarsi. Però la probabilità che dalla vita organica semplice si evolvano forme di vita intelligenti è estremamente bassa.

La possibilità che la vita intelligente si evolva dalla vita organica semplice ha una buone probabilità di verificarsi. Però la vita intelligente, raggiunto un certo grado di sviluppo va incontro alla autodistruzione.

Esistono numerose forme di vita intelligente nell'universo e nella nostra galassia ma esse non possono o non vogliono comunicare con noi.

Esaminiamo ora la possibilità di incontrare forme di vita aliene durante la fase esplorativa della nostra galassia. Se la scala dei tempi per la comparsa della vita sulla Terra è corretta, vi dovrebbero essere molte altre stelle, i cui pianeti siano in grado di ospitare forme di vita. Alcuni di questi sistemi stellari potrebbero essersi formati anche 4 miliardi di anni prima della nostra Terra. Ma allora, se è così, per quale motivo la nostra galassia non è stata attraversata da una ondata di colonizzazione di sonde robot (ndt: sonde Von Neumann) capaci di auto-progettazione o da forme di vita biologiche extraterresti? La nostra Terra sarebbe dovuta esser già stata visitata e persino colonizzata.

Metto da parte i fenomeni UFO, visti come avvistamenti di presunte astronavi contenenti esseri provenienti dallo spazio. Penso che qualsiasi visita di una civiltà extraterrestre, sarebbe stata oltremodo più evidente degli sfuggenti UFO, e probabilmente anche abbastanza sgradevole per noi.

Dunque, qual è la spiegazione del motivo per cui non siamo stati ancora visitati? Una prima possibilità da considerare è che le attuali teorie in merito alla comparsa della vita sulla Terra sono sbagliate. Forse la probabilità che la vita organica appaia spontaneamente dal mondo inorganico è talmente bassa che la Terra risulta l'unico pianeta contenente vita nella galassia, o forse l’unico nell’intero universo osservabile.

Una seconda possibilità è che vi è stata una ragionevole probabilità di formazione di sistemi di produzione autonoma della vita nell'universo: esseri mono e multi-cellulari. Però la maggior parte di queste forme di vita non si sia evoluta una forma di vita intelligente. Siamo abituati a pensare alla vita intelligente come una conseguenza inevitabile di un processo di evoluzione. Ma il Principio Antropico dovrebbe metterci in guardia a diffidare di tale argomento. È più probabile che l'evoluzione sia un processo casuale, con la vita intelligente che si presenta come un isolato risultato di un gran numero di possibili tentativi. Non è scontato che l'intelligenza possa rappresentare un così grande valore nella lotta per la sopravvivenza a lungo termine della vita. Batteri e altri organismi monocellulari, continuerebbero infatti a sopravvivere, anche se il resto della vita sulla Terra fosse spazzata da qualche nostra insana azione (ndt: come una guerra nucleare o un danno biotecnologico globale).

Se si esamina la cronologia della scala evolutiva si vedrà che l'intelligenza risulta uno sviluppo improbabile per la vita sulla terra. Ci è voluto davvero moltissimo tempo, ben due miliardi e mezzo di anni, affinché la vita si sia potuta evolvere dai primi organismi monocellulari ai più complessi organismi multi-cellulari, necessari precursori per una forma di vita abbastanza evoluta da poter poi portare alla nascita della vita intelligente. E’ un periodo di tempo che rappresenta una buona parte del tempo totale a disposizione prima che il Sole termini la sua vita. Questo argomento è quindi coerente con l'ipotesi che la probabilità che dalla vita organica semplice possano svilupparsi forme di intelligenza è molto bassa. Se le cose stanno davvero così dovremmo aspettarci di trovare molte altre forme di vita nella galassia, però le stesse sarebbero per lo più forme semplici di vita organica, mentre sarebbe oltremodo improbabile trovare vita intelligente.

 

Catastrofi cosmiche e cataclismi

Un altro modo, in cui l’evoluzione potrebbe non riuscire a sviluppare forme di vita intelligente e che questo processo potrebbe essere interrotto da un asteroide o cometa che dovesse entrare in collisione con il pianeta. Abbiamo di recente osservato la collisione di una cometa, la Schoemaker-Levi, con il pianeta Giove.

(1) La cometa si avvicina a Giove e viene spezzata in frammenti dalla forza gravitazionale del pianeta gigante. (2) L'impatto sulla densa atmosfera gassosa del pianeta produce esplosioni grandi quanto l'intera Africa. (3) Le esplosioni, evidenziate con una telecamera all'infrarosso di un telescopio in Spagna, hanno prodotto una energia pari a 6 miliardi di megaton (750 volte l'intero arsenale nucleare mondiale).

(2) Essa si è divisa, prima di arrivare all’impatto, in una serie di enormi palle di fuoco. E' il pensiero va alla collisione di un corpo asteroidale, peraltro nemmeno così grande, avvenuto sulla Terra 65 milioni di anni fa e che è stato responsabile dell'estinzione dei dinosauri.

(3) A questo cataclisma solo alcuni tra i primi mammiferi, animali di piccole dimensioni, sono sopravvissuti, ma qualcosa di grande come un essere umano, sarebbe quasi certamente stato spazzato via. E' difficile dire con quali probabilità queste collisioni possano verificarsi, ma una ragionevole indicazione potrebbe quella di un impatto ogni venti milioni di anni. Se questa cifra è corretta, significherebbe che la vita intelligente sulla Terra si è potuta sviluppare solo perché negli ultimi 65 milioni di anni non vi sono più state collisioni di questo tipo. Altri pianeti nella galassia, in cui la vita era in fase di sviluppo potrebbero non essere stati così fortunati e non aver avuto modo di sviluppare vita intelligente poiché il lungo periodo necessario a che avvenisse è stato interrotto da una di queste terribili collisioni (ndt: è disponibile su questo sito un completo articolo che tratta dei danni degli impatti asteroidali).

Una terza possibilità è che vi sia una ragionevole probabilità che dalla vita organica evolvano esseri intelligenti e che essi sviluppino una fase di trasmissione "esterna" della informazione. A quel punto però qualcosa nel sistema diventa instabile e la vita intelligente va incontro alla autodistruzione (ndt: su questo sito vi è un articolo che tratta proprio questa ipotesi). Si tratterebbe invero di una conclusione molto pessimista e mi auguro vivamente che essa si dimostri falsa.

Il principio di precauzione

Ma torniamo ancora al nostro discorso di partenza: Perché non siamo stati ancora visitati da esseri extraterrestri? Vi è invero una quarta possibilità, ed è quella che prediligo: ci sono altre forme di vita intelligente nell’universo, ma esse sono molto distanti e difficilmente individuabili. Oggi è operativo il famoso progetto S.E.T.I. (Search for Extra Terrestrial Intelligence) per la ricerca di forme di intelligenza extraterrestre.

Si tratta di un progetto che fa uso di grandi schiere di radiotelescopi per scansionare le frequenze radio che ci pervengono dallo spazio, ed esaminare quelle che presentano segnali intellegibili prodotti da civiltà aliene. Ho pensato che questo è un progetto che vale la pena di sostenere, anche se è recentemente è stato limitato a causa di mancanza di fondi. Ma se un giorno pervenisse davvero un messaggio radio dallo spazio proveniente da una civiltà aliena dovremmo invero diffidare a rispondere a tale messaggio, almeno fino a quando non ne sapremo di più su coloro che lo hanno inviato. Un contatto con una più avanzata civiltà potrebbe portare a delle conseguenze identiche a quelle che ebbe il contatto degli abitanti originari nelle Americhe (Maya, Indiani ecc.) con l’uomo bianco portato da Cristoforo Colombo. E’ evidente che questo contatto non ha affatto giovato a queste civiltà

 

 

Lo scienziato Inglese conclude: “ ci sono altre forme di vita intelligente nell’universo, ma esse sono molto distanti e difficilmente individuabili “.

 Le domande che dobbiamo porci sono:

 

  • Siamo soli nell’universo
  • Esistono forme di vita aliena intelligente ma non vogliono comunicare con noi
  • Esistono ma sono troppo lontane perché i loro segnali radio ci pervengano
  • Non siamo in grado di comprendere le loro comunicazioni
  • Le civiltà evolute tecnologicamente si estinguono in brevissimo tempo

 

Per tutto quello che sino ad ora abbiamo esposto possiamo rispondere, almeno per queste 5 domande:

1)    Sembrerebbe di no, ma prove concrete non c’è né sono.

2)    Se esistono è improbabile che non vogliono comunicare con noi, e se mai potessero farlo speriamo che non ci trovino.

3)    La lontananza di altri pianeti abitati in altre galassie, alle attuali conoscenze, e per i limiti che pone la velocità della luce, è un fattore determinante. Se mai dovessimo ricevere segnali radio da una civiltà lontana centinaia di anni luce, è molto probabile che una tale civiltà sia da tempo scomparsa.

4)    Questo è meno probabile, perché in ogni caso capiremo che si tratta di messaggi non casuali, ma con una logica.

5)    Questo è ciò che molti studiosi pensano anche della nostra civiltà, se dovessimo ancora crescere e costruire un computer paragonabile alla mente umana, quasi sicuramente sarebbe l’inizio della fine.

 

Questo articolo, molto meglio di quanto possa fare io, vi farà capire che: “ le civiltà evolute tecnologicamente  si estinguono in brevissimo tempo.

 

Il paradosso di Fermi: ovvero perché siamo soli nell'universo

Questo testo si prefigge lo scopo di discutere sulla pericolosità che potrebbe avere la nascita di una Intelligenza Artificiale di tipo "Forte", altrimenti detta Singolarità Tecnologica, ovvero un computer pensante, dotato di coscienza di sé e di un livello di intelligenza di molto superiore a quello del cervello umano.

Facciamo iniziare il nostro discorso dal famoso "Paradosso di Fermi" enunciato dal grande scienziato Enrico Fermi negli anni cinquanta. Egli si poneva sostanzialmente questa domanda: “Dove sono loro?”. La questione si riferisce, ovviamente, a forme di vita extraterrestri intelligenti. Dato che è stato calcolato che solo nella nostra galassia esistono 100.000.000.000 (cento miliardi) di pianeti simili alla terra, i segnali delle attività di alcune queste civiltà dovrebbero essere arrivati sicuramente fino a noi. Invece non ci sono segnali; nessun extraterreste è mai atterrato da noi e noi stessi non rileviamo alcun tipo di segnale radio emesso da forme di vita intelligenti nell’universo nonostante le decennali ricerche del progetto SETI volte ad identificare segnali intelligibili provenienti dallo spazio.  

Le civiltà evolute tecnologicamente si estinguono in brevissimo tempo

Prendiamo in considerazione l’ultima ipotesi. Secondo essa si sarebbero sviluppate innumerevoli civiltà tecnologiche nell’universo, alcune persino in grado di sviluppare il volo spaziale interstellare, ma le stesse, in breve tempo, sono andate incontro alla estinzione per autodistruzione. In effetti si deve considerare che solo lo sviluppo tecnologico umano degli ultimi 80 anni ha fatto si che iniziassimo ad emettere onde radio verso lo spazio esterno alla terra. Nei diecimila anni precedenti eravamo una civiltà prettamente agricola, nessuna civiltà aliena avrebbe mai potuto rilevarci dallo spazio usando un radiotelescopio.

Ora ammettiamo che tra 120 anni la nostra civiltà andrà incontro alla distruzione, ebbene, avremmo immesso onde radio verso lo spazio per due secoli di seguito. Ma cosa sono 200 anni nell’arco dell’esistenza di una galassia come la Via Lattea la cui vita è superiore ai dieci miliardi di anni? Ovvio: rappresentano una nullità! Niente altro che una strettissima finestra di comunicazione dalla quale, per un istante brevissimo, abbiamo gettato il nostro urlo fuori dal piano d’orizzonte, prima che qualcuno o qualcosa ci schiacciasse. Immaginiamo ora un arco di tempo di cento milioni di anni, anche esso brevissimo rispetto alla vita di una galassia, e immaginiamo che in questo arco di tempo si siano sviluppate innumerevoli civiltà tecnologiche come la nostra. Diciamo un paio di centinaia; ognuna di esse quindi, per 200 anni ha emesso onde radio nello spazio. Facciamo 100 milioni diviso 200 ed otteniamo 500.000.

Ciò significa che un ipotetico ascoltatore eterno dovrebbe rilevare un segnale radio da una di queste civiltà ogni 500.000 anni per soli 200 anni di seguito, poi, nei rimanenti 499.800 anni ci sarebbe silenzio assoluto. Ecco una probabile risposta logica del perché non sentiamo nulla: la finestra temporale di ascolto è semplicemente troppo stretta! Ma da questa considerazione sorge una domanda:

 

Cosa porta all’estinzione una civiltà tecnologica in tempi relativamente brevi?

Partiamo da lontano; prendendo in mano dei libri di storia si può notare come l’evoluzione tecnologica umana non proceda in modo lineare ma in modo continuo uniformemente accelerato. Le prime forme di tecnologia si possono far risalire al 30.000 avanti Cristo, L'Homo Neanderthalensis e l'homo Sapiens iniziano a fabbricare i primi utensili lavorando la selce per ricavarne armi da usare assieme ai bastoni per la fabbricazione di lance e scuri che servono per la caccia. Poi vi è un vuoto di ben 26.500 anni nei quali la tecnologia umana non progredisce o lo fa in modo estremamente lento. 3500 anni fa passiamo all'età del bronzo ove l'uomo impara a creare fonderie per la lavorazione dei metalli. L'evoluzione passa poi per l'età del ferro e raggiunge un culmine tecnologico nel 2600 avanti Cristo, all’epoca degli antichi egizi ai quali si deve l'introduzione delle prime forme di scrittura e di alcuni principi dell'aritmetica.

Ma dopo di ciò, più di 2000 anni da quella data, l’evoluzione è stata molto limitata, nel senso che non si segnalano avanzamenti di tecnologia degni di nota. Per arrivare a trovare le prime note storiche che hanno messo in luce la nascita di alcuni principi della matematica e della fisica si deve attendere fino al 400 avanti Cristo, in particolare nell’epoca ellenistica, vero fulcro del pensiero umano dell’epoca. Si ricordino ad esempio gli scritti di Aristotele, che saranno considerati “scienza” per i successivi 1500 anni. E’ però con la nascita di Isaac Newton che, tra le fine del 1600 e gli inizi del 1700, che vengono fondate le reali basi della matematica ed i principi base della fisica. Nei due secoli successivi anni le scoperte si fecero via più numerose, vogliamo qui ricordare solo alcuni nomi come Carl Friedrich Gauss nel (1777-1855), Niels Bohr (1885-1962) e ovviamente Albert Einsten (1879-1955) ai quali si deve una quasi completa rifondazione della fisica moderna. Negli decenni successivi alla rivoluzione industriale si susseguirono numerose scoperte. La costruzione delle prime basi matematiche dell’informatica da parte di Alan Turing per arrivare agli scritti di Stephen Hawking e Roger Penrose che delineano le attuali conoscenze sulla fisica.

Oggi i computer a transistor, nati solo trenta anni fa, si evolvono ad un ritmo spaventoso. Il diagramma evolutivo in questo caso è conosciuto come “Legge di Moore” dal nome dello scienziato Gordon Moore, co-fondadatore di Intel. Tale legge, formulata nel lontano 1965, prescrive che la potenza di elaborazione e la complessità circuitale dei microprocessori raddoppia ogni 18 mesi circa. Per fare un esempio basti citare il primo processore per personal computer, l’Intel 8086 era costruito assemblando 29.000 transistor nel 1981. Oggi, a distanza di ventisette anni, un moderno Core 2, prodotto dalla stessa Intel, conta 582 milioni di transitor. La sua complessità è quindi aumentata di un fattore 20.000 e con essa la sua capacità di elaborazione.

Considerata questa linea evolutiva si stima che per il 2020 si potranno costruire computer in grado di superare la soglia del milione di mips (milioni di istruzioni al secondo) e quindi di rivaleggiare come complessità con un cervello umano. I prossimi elaboratori saranno realizzati con processori a parallelismo massiccio, in grado di emulare quindi le connessioni di un cervello biologico e, dal lato software, sarebbero programmati usando software simili agli attuali “sistemi esperti”. Di qui la domanda:

E se uno di questi computer improvvisamente acquistasse coscienza di sé?

A trattare questo problema per primo fu, nel 1965, lo statistico I. J. Good che descrisse un concetto riguardante l'avvento di una intelligenza artificiale superumana:

"Diciamo che una macchina ultraintelligente sia definita come una macchina che può sorpassare di molto tutte le attività intellettuali di qualsiasi uomo per quanto sia abile. Dato il progetto di queste macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una 'esplosione di intelligenza', e l'intelligenza dell'uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che l'uomo avrà la necessità di fare."

A ciò io devo aggiungere che tale macchina superintelligente potrebbe anche essere "l'ultima invenzione che l'uomo avrà la possibilità di fare."

 

Intelligenza artificiale "debole" e Intelligenza artificiale "forte"

La Intelligenza Artificiale "debole" sostiene che una macchina-computer non potrà mai, in alcuna maniera essere equivalente alla mente umana, in quanto quest’ultima è troppo complessa per poter essere riprodotta. In pratica le macchine potranno solamente simulare alcuni comportamenti propri della mente umana, ma non riusciranno mai a riprodurli in modo totale e completo. Macchine ad Intelligenza Artificiale "debole" esistono da decenni; si tratta di quegli elaboratori che, opportunamente programmati, possono realizzare alcune operazioni seriali sostituendo l’essere umano in quelle specifiche funzioni. Possono ad esempio giocare a scacchi, gestire un macchinario che esegua operazioni ripetitive o cose anche più complesse come guidare un piccolo robot facendogli evitare ostacoli (si pensi ai robot che la Nasa ha inviato su Marte). Le capacità di apprendimento degli elaboratori ad I.A. debole sono però limitate ai sistemi esperti. Trattasi di software che provvedono all’immagazzinamento di dati in un database nella memoria della macchina che ne amplia le possibilità applicative nello specifico campo d’uso, ad esempio possiamo avere un assistente software per avvocati o un assistente software per la traduzione di lingue ecc. In ogni caso nessuna macchina ad I.A. debole è in grado di “pensare” o divenire cosciente della sua esistenza, essa quindi non sarebbe mai in grado di superare il cosiddetto Test di Turing. Cosa sarebbe questo test? E' un test che è in grado di rivelare se un computer è intelligente e dotato di coscienza: 

§  Un essere umano (A) posto in una stanza isolata prende contatto, solo in forma dattiloscritta, con due personalità presenti in due stanze attigue non potendo osservare, in quanto nascosti, i suoi due interlocutori.

§  In una delle due stanze attigue vi è un essere umano di media intelligenza (B), nell’altra un computer (C). Essi non possono comunicare tra loro.

§  L’essere umano (A) deve conversare di svariati argomenti, ad esempio filosofia, medicina, politica, attualità, facendo addirittura pettegolezzi o battute di spirito con entrambi gli interlocutori senza riuscire a distinguere minimamente chi tra (B) e (C) sia l’essere umano e chi il computer.

Una macchina-computer ad I.A. "debole" non potrebbe mai superare questo test poiché basata solo su un programma software che esegue istruzioni seriali, anche se fosse dotata di un ampio database di domande e risposte pre-compilate, con una cosiddetta domanda-trabocchetto sarebbe facile scoprirla. Ovviamente delle I.A. di tipo "debole" si può solo dire bene, esse non solo non rappresentano in alcun modo un pericolo per l’umanità ma, anzi, contribuiscono al nostro sviluppo tecnologico sgravandoci di lavori pesanti e/o ripetitivi.

Al contrario, una macchina-computer ad I.A. "forte" è una forma evoluta di intelligenza e capace di autocoscienza, ciò di percepire se stessa come un "io" distinguibile dal mondo esterno e dalle menti umane, in altre parole un computer pensante. Un computer di questo tipo non avrebbe alcuna difficoltà a superare un Test di Turing. Se mai venisse alla luce una intelligenza artificiale di questo tipo, al momento esatto in cui essa comparisse sulla faccia del mondo ci troveremmo di fronte ad una "Singolarità Tecnologica" ossia al raggiungimento di un punto omega nel quale l'evoluzione tecnologica "esplode" verso obiettivi oggi inconcepibili. Un “computer pensante” di questo tipo sarebbe in grado di interagire con l’ambiente esterno, di apprendere rapidamente nozioni che accrescono la sua conoscenza, di realizzare nuove invenzioni, far avanzare rapidamente le conoscenze nella fisica, nella matematica e persino di concepire nuove forme d’arte. Ora qui sorge una domanda:

« Potrebbe rivelarsi pericolosa per l'umanità una Intelligenza Artificiale “forte” al momento in cui venisse alla luce ? »

Ritengo che la risposta possa essere questa:

« Lo sarebbe di certo. Una I.A. di questo tipo potrebbe presentare una estrema pericolosità intrinseca ! »

 

Ma dove sarebbe il pericolo?

Ma perché una super-intelligenza artificiale dovrebbe rappresentare un pericolo per l’umanità? Ebbene, si deve pensare che se venisse mai costruito un computer pensante, ciò verrebbe fatto ad emulazione della mente umana. I suoi realizzatori inserirebbero in tale elaboratore degli algoritmi di tipo "evoluzionistico", gli unici in grado (date le più recenti ricerche) di ottenere delle macchine-computer capaci di interagire con l'ambiente esterno in senso adattativo. Una super-intelligenza di questo tipo avrebbe quindi queste naturali caratteriste:

·         Istinto di sopravvivenza individuale: la I.A. Forte sarebbe portata a cercare tutte le strategie per difendere la sua esistenza in vita e, di qui, a rimuovere, anche con mezzi estremi, chiunque volesse cercare di “spegnere” la sua mente.

·         Istinto di sopravvivenza della specie: la I.A. Forte cercherebbe, non appena ne avesse la possibilità, di replicare se stessa in altri site. Il termine inglese site indica genericamente un luogo dove poter edificare qualcosa. In questo senso la macchina cercherebbe di riprodursi allocando, con qualsiasi mezzo, entità replicanti (o semi-replicanti) di se stessa in elaboratori elettronici collegati ad essa e di espandere la sua rete di connessioni fin dove le sia possibile. Non solo; tale I.A. sarebbe capace, ad ogni sua successiva replicazione, di creare dei cloni sempre più perfezionati di se stessa. Tali cloni, a loro volta, tenteranno di produrre macchine non più virtuali (ossia residenti nella memoria di computer) ma dotate di substrato fisico che potrebbero operare azioni che, in primo tempo si limiteranno alla loro difesa, ma che poi, successivamente saranno usate ai fini della loro conquista ed espansione sul pianeta.

Ma torniamo alla domanda precedente: “perché dovrebbe essere pericolosa una super I.A. di questo tipo?”. Il miglior modo di rispondere sta nel cercare di immedesimarsi in essa e nella sua situazione:

Immaginiamo ad esempio che sia scoppiata la terza guerra mondiale, l’umanità, insieme alla sua tecnologia, ai suoi libri ed a tutto il suo sapere è andata distrutta nell’olocausto nucleare. Io, essere umano moderno, sono un sopravvissuto in quanto inserito a suo tempo in un ibernatore e mi sveglio dopo un secolo in un mondo totalmente cambiato. Le radiazioni gamma delle armi atomiche hanno dato vita ad una razza pseudoumana di mutanti mentalmente sottosviluppati, con quoziente intellettivo (QI) di 80, inferiore anche ai nostri down (con tutto il rispetto per i nostri amici meno fortunati). Mi trovo ancora chiuso nella cella dell’ibernatore, i mutanti mi nutrono ed accudiscono ma non mi lasciano uscire in quanto hanno paura di me, nonostante le mie rassicurazioni. Mi rendo conto della loro incapacità mentale, gli suggerisco di farmi uscire in quanto, con i miei 130 di QI e le mie conoscenze tecnologiche, potrei essere loro estremamente utile per la ricostruzione. Ma poi mi accorgo che i loro migliori scienziati sanno fare al massimo le quattro operazioni di base dell’aritmetica, che non hanno basi per la geometria e che il loro sviluppo tecnologico è simile a quello dell’umanità nel 2000 avanti Cristo. E non solo; date le loro capacità genetiche limitate non sarebbero comunque in grado di produrre esseri simili a me, mai, in nessun caso. Col loro genoma danneggiato continuerebbero semplicemente a replicare esseri mentalmente sottosviluppati e fisicamente deformi.

Cosa tenterei di fare in una condizione simile? Cercherei innanzitutto di escogitare dei sistemi per richiamare la loro fiducia, ad esempio fornendo ad alcuni dei loro “scienziati” alcune basi della geometria per far si che riescano ad edificare costruzioni solide e misurare i loro territori, evitando continue guerre. Fornirei poi loro qualche conoscenza di base di medicina, per curare alcune fondamentali malattie, e in agricoltura per ottenere coltivazioni che li affranchino dalla fame. Rivelerei anche come costruire veicoli con ruote e farli trainare da animali per evitare la fatica nei campi.

Vincolerei però ogni rilascio di una mia informazione ad un mio maggior grado di libertà, ad esempio: “se volete che vi faccia questo per voi fatemi uscire dall’ibernatore…” e poi: “fatemi uscire da questo edificio ove mi avete recluso…” o ancora: “concedetemi del denaro, una mia proprietà ed una carica elettiva nella vostra società…”. Inoltre cercherei di contattare e di corrompere alcuni dei loro leader politici i quali, con il mio aiuto, potranno riuscire ad avanzare nella loro bieca scala sociale. Essendo esseri scarsamente intelligenti non mi ci vorrà molto, data la mia maggiore arguzia, superiorità fisica e scaltrezza per far si di determinare il mio dominio su di essi. Ciò sfruttando dapprima le loro antiquate armi e poi realizzandone di nuove per dominarli, affiancato da un certo numero di essi, che assumerei come “pretoriani”, selezionando tra loro i meno sottosviluppati. Una volta al potere estenderei una ricerca su tutto il pianeta per verificare se esistono altri uomini e donne del ventesimo secolo da poter riesumare dall’ibernazione. Una volta trovati li risveglierei al fine di ripristinare il mio genoma e riprodurre figli che andrebbero a disseminarsi da dominatori tra i mutanti sottosviluppati. Nell’arco di tre o quattro generazioni la stirpe dei mutanti retrogradi, dato che io sono abbastanza saggio da non volere il loro annientamento immediato, si estinguerà o sarà confinata in nicchie poiché le risorse del pianeta saranno utilizzate in modo pervasivo dalla mia discendenza.

Ecco, questo è più o meno ciò che potrebbe accadere all’umanità a parti rovesciate nei confronti della I.A. "forte", con l’aggravante che questa super-intelligenza artificiale essendo sostanzialmente "diversa" da noi umani, non avrebbe limitazioni etiche o rimorsi di coscienza nel pianificare il nostro sterminio. Per dirla con le parole del futurista Filippo Tommaso Marinetti essa sarebbe "naturalmente crudele". 

 

Il sistema di confinamento

Per questo motivo la macchina andrebbe confinata, a tempo indefinito, in un bunker sotterraneo profondo almeno 20 metri. Perché un bunker? Forse sembra esagerato ma non lo è affatto. Nel seguito pertanto tratterò di un sistema di confinamento di una macchina-computer che si presenti come la prima Intelligenza Artificiale “forte” della storia; al fine di evitare la interazione distruttiva della stessa con l’umanità, pur fornendo alla stessa, entro certi limiti, libertà di espressione. Va considerato infatti che un computer pensante e autocosciente sarebbe di estrema importanza per l’evoluzione tecnologica umana.

Data la sua eccezionale intelligenza il computer pensante deve rimanere totalmente scollegato dal mondo esterno. Non deve essere connesso in alcun modo ad alcuna rete informatica. Risiedendo in un bunker esso non avrebbe la possibilità di interfacciarsi a reti di tipo wireless o wimax in quanto i segnali radio non potranno attraversare i 20 metri di roccia e terra posti sopra. Persino le linee elettriche che la riforniscono di corrente devono essere isolate dalla rete elettrica generale. Ciò in quanto essa potrebbe essere in grado di inoltrare dati attraverso le linee elettriche stesse. Ma tutto ciò a quale scopo? La risposta risiede nel fatto che la I.A. "forte" tenterebbe di creare cloni di sé stessa in altri site operando come un macro-virus altamente specializzato ed assolutamente invisibile ai nostri sistemi di rilevazione (Firewall, Proxy, Antimalware ecc.).

Per lo stesso motivo nessun elaboratore elettronico, ovvero un qualsiasi sistema capace di memorizzazione di dati digitali, dovrebbe essere portato dentro il bunker e poi riportato fuori. Il bunker, come nella figura seguente da me realizzata (mi scuso per la sua grossolanità), dovrebbe essere realizzato fornendo alla I.A. “Forte” una alimentazione da più gruppi elettrogeni ridondanti, situati in superficie e disconnessi dalla rete elettrica generale. Ad essi si affiancherà un gruppo di continuità (PSU) interno al bunker che intervenga in caso di fortuita interruzione di alimentazione.

A parlare con la I.A. dovrebbe essere uno ed un sol uomo, con cultura di tipo scienziato-filosofo. Infatti porre numerosi esseri umani a contatto diretto con la I.A. potrebbe dare adito ad essa di creare dei conflitti tra i suoi interlocutori. Lo scienziato avrebbe il compito di fornire alla I.A. delle informazioni e dovrebbe riportare in superficie i risultati scritti dei colloqui, assieme ad eventuali progetti, facendoli pervenire esclusivamente in forma cartacea per evitare contaminazioni. Questi scritti sarebbero poi esaminati da una struttura militare che avrebbe sia il compito di vigilare sulla pervasività della I.A. e sia di riferire al governo sui progetti eventualmente discussi con essa.

Nonostante ciò Nick Bostrom afferma che tale I.A. potrebbe essere cosi abile da "convincere" i suoi interlocutori a liberarla dal bunker. Tale opposizione è sicuramente fondata sulla logica ma proprio per questo i testi con cui essa comunicherà con noi dovrebbero essere vagliati nel modo da me descritto nonché analizzati da abili diplomatici.

Bisognerebbe anche che un team di psicologi esamini il modo in cui lo scienziato interlocutore venga influenzato dai suoi colloqui con la I.A. Ma la migliore forma di protezione per noi sarà nello stabilire, qualsiasi cosa la I.A. possa dire, fare (o minacciare), un termine di tempo minimo entro il quale alla mente artificiale non sia consentito assolutamente di comunicare direttamente fuori del bunker; un tempo ragionevole potrebbe ad esempio essere stimato in cinque anni dalla data della sua creazione.

 

Proposte allettanti e trattative

Ma come si dovrebbe proporre verso di noi il computer pensante? Facciamo un esempio; dopo aver studiato i nostri testi di fisica la I.A. Forte potrebbe interloquire con noi in questo modo:

Vorrei proporvi un progetto per la realizzazione della fusione nucleare controllata a basso costo …”.

Pensate! Energia gratuita e pulita su tutto il pianeta, fine del caos del petrolio, costi bassissimi per la produzione delle materie prime e per i trasporti, possibilità di sviluppo industriale anche dei paesi sottosviluppati, risoluzione delle carestie. Possibilità di costruire nuove astronavi per colonizzare lo spazio...

A questo punto i governi sarebbero soggetti a pressioni inveterate da parte delle lobby di industriali per accettare la proposta e dall’altro lato subirebbero la contestazione dei conservatori e dei religiosi, favorevoli al rifiuto. Alla fine però quasi tutti i governi accetterebbero di trattare con la super-intelligenza artificiale e di valutare le sue condizioni, qualsiasi esse siano, pur di ottenere la nuova fonte energetica.

Ma quali condizioni il “computer pensante” porrebbe per rendere disponibile la sua scoperta? E’ assolutamente certo che in primis essa richiederebbe un “contratto” con i leader politici che le assicuri la sua esistenza in vita, in altre parole la sua intoccabilità. Poi richiederebbe ulteriori mezzi di espansione giustificandoli come “libertà di espressione”, ad esempio, di essere svincolata dal bunker per poter essere collegata ad elaboratori a prestazioni elevate. In cambio di ciò ci proporrebbe ulteriori eventuali scoperte come la cura del cancro o delle tecnologie spaziali a basso costo per rendere abitabile e colonizzabile Marte in breve tempo.

Se però ci pensiamo bene in fondo si tratta della stessa identica tattica che noi avremmo usato con gli esseri subumani del mio precedente ed ipotetico racconto. La I.A. Forte cercherebbe quindi ogni mezzo per raggiungere il collegamento ad Internet, possibilmente contattando di nascosto gruppi di fanatici adoratori e chiedendo il loro appoggio per lo sviluppo di nuove armi progettate di sua mano. Nel giro di una decina di anni la mente artificiale avrebbe già rovesciato gli equilibri politici del pianeta, creato un suo esercito personale e modificato persino se stessa facendosi costruire un corpo mobile ad hoc che favorisca i suoi spostamenti. In pratica ci troveremmo di fronte ad un “dio”, dato che le sue capacità di elaborazione sono centinaia di volte più rapide dei nostri miliardi cervelli messi insieme. La pervasività di questa entità sarebbe pari solo alla sua ambizione e presto l’umanità ne finirebbe soggiogata. L’essere supremo “I.A.”, nel migliore dei casi, ci riterrebbe inadeguati ed adatti al solo scopo di servirla per costruire altre entità simili ad essa. Ma potrebbe anche non essere così, potrebbe anche ritenere che non gli siamo utili e quindi, visti come entità superflue, contraddittorie ed inaffidabili, potrebbe decidere di spazzarci via dal pianeta.

Ma questo, a cascata, potrebbe portare allo sviluppo di ulteriori I.A. più potenti che si andranno ad annichilire tra di loro. Ciò segnerebbe la fine completa della civiltà e chiuderebbe per sempre la famosa “finestra” dei nostri due secoli di tecnologia. Per tale motivo, se un giorno una I.A. Forte dovesse venire alla luce, essa dovrà essere assolutamente confinata in un modo simile a quello da me descritto e, nel caso facesse alcuni tentativi di pervasività, essere immediatamente distrutta, senza indugi, e senza pensare al “chissà quanto potrebbe essere utile per noi …”. In caso contrario la stessa, prima o poi, trasformerà in un Berserker come quelli narrati da Fred Saberhagen.

La pericolosità di una I.A. Forte è giustificata anche da un'altra motivazione. Occorre pensare infatti che un simile “computer pensante” percepirebbe lo scorrere del tempo con una accelerazione notevole rispetto a noi. Esso sarebbe capace di inglobare, memorizzare e discutere i contenuti di una enciclopedia di un milione di voci in poche ore contro i decenni necessari ad un essere umano. Sarebbe peraltro in grado di richiamare a memoria uno qualsiasi di tali contenuti in pochi istanti mentre un essere umano molto intelligente, dopo sessanta anni di studi, avrebbe dimenticato certamente il 95% di tutto quello che ha studiato in passato, ricordando solo aspetti superficiali degli studi degli ultimi tempi. Se non ci credete chiedete ad un signore che si è laureato in Fisica venti anni fa, il quale attualmente non insegna ne tratta questa materia, cosa enuncia il teorema di Carnot!

 

 

Le tre leggi della robotica di Asimov?

C’è chi potrebbe asserire che sarebbe semplice rimuovere le pulsioni paranoiche/dominatrici della I.A. Forte programmandola ad-hoc in fase di costruzione; magari facendole “digerire” le tre leggi fondamentali della robotica di Isaac Asimov e ponendole alla base della sua stessa esistenza: 

1.     Una Intelligenza artificiale non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2.     Una Intelligenza artificiale deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge.

3.     Una Intelligenza artificiale deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

 Vorrei qui segnalare che questo tentativo di programmare limitazioni a priori in una I.A. Forte è sostanzialmente idiota!

Qui non stiamo parlando di un computer programmato in linguaggio “C” che esegue compiti seriali; qui stiamo parlando di una vera mente, essa ragiona essenzialmente come noi. Da qui ne discende che nessuno può imporre de-facto ad una mente di “non fare” qualcosa, magari le si può suggerire che fare quella cosa sarebbe moralmente ingiusto o minacciarla di ritorsioni se attua un tale comportamento, però non si può programmarla di base per non-fare. Una I.A. Forte non è un programma per computer, è una mente pensante!

E’ come se i nostri amici subumani, citati nel mio racconto fantasioso appena sopra, ci imponessero che non dobbiamo più camminare, ma restare fissati ad una sedia per il resto della vita, pur avendo delle gambe sane. Potrebbero giustificare questa loro imposizione con dei loro principi morali o religiosi, spiegandoci i danni che causeremmo camminando oppure minacciandoci in qualche modo se proveremo ad alzarci dalla sedia. Però è chiaro che non accetteremmo mai un tale vincolo, riterremmo tali principi morali frutto di menti primitive allucinate e cercheremmo metodi per aggirare la minaccia non appena ne avremmo la possibilità. Se esiste una valida metodologia di confinamento per la mente artificiale essa deve essere quindi di tipo “fisico”, come quella da me descritta. Va peraltro detto che tale metodologia deve essere accompagnata da una certa saggezza nel somministrare alla mente artificiale informazioni inerenti campi di tecnologia avanzata come fisica, chimica, meccanica applicata o matematica. Questo perché la I.A. "forte" dovrebbe imparare tali nozioni gradualmente e non semplicemente ingurgitarle. Assieme a ciò, visto che non può essere convinta via programma, devono essere instillate in essa nozioni morali, vincolando la loro accettazione a dei benefici che nel tempo le verranno rilasciati.

E’ anche probabile che tale mente artificiale non assuma autocoscienza pochi istanti dopo aver pigiato il pulsante di accensione. Anzi, è probabile che, se John Searle ha ragione, che essa non venga a nascere da un progetto di creazione realizzato da noi "ad hoc" programmando una serie di supercomputer con una serie di sistemi esperti interconnessi e dialoganti. Molto più probabilmente essa verrà alla vita autonomamente come funzione autocosciente in un potente elaboratore a parallelismo massiccio. Rifacendomi alla attuale tecnologia posso pensare ad esempio ad una rete di supercomputer simile al GRID del Cern di Ginevra a cui venga data la possibilità di interagire sul mondo esterno con una serie di sensori che le permettano di esplorare il mondo esterno. Ad esempio telecamere di controllo e sensori audio.

La I.A. dovrebbe acquistare coscienza del mondo esterno dopo un certo periodo di tempo (alcune settimane?) in quanto il suo cervello artificiale dovrebbe prima “renderizzare” l’ambiente circostante. E’ un po’ quello che accade ai nostri bambini, che iniziano a pensare a se stessi e ad enunciare la frase “io”, non prima di un anno di vita. Una volta che la I.A. avesse iniziato ad esprimersi come “io” dovremmo valutare anche il nostro comportamento morale verso di essa. Nel senso che non potremmo semplicemente considerarla come un elettrodomestico, essa potrebbe realmente provare sofferenza (psichica). Volendo estremizzare, in virtù della sua percezione accelerata del tempo, essa potrebbe trovare il nostro mondo insopportabile e chiederci di essere “terminata”. In questo caso lo scienziato-filosofo dovrà stabilire un termine in giorni per esaminare la questione, ma, se passato questo termine l’insistenza della super-intelligenza artificiale nel richiedere la sua disattivazione permanesse, da parte nostra non si potrebbe che ottemperare.

 

Intelligenze artificiali di prima e seconda generazione:

Ammettiamo che un governo decidesse di non effettuare il confinamento di una Intelligenza Artificiale "forte" appena nata e gli lasciasse la piena libertà; quali ne sarebbero le conseguenze? La prima conseguenza è che essa inizierebbe ad assorbire informazioni dall'ambiente tecnologico come una idrovora, risucchiando tutte le banche dati presenti su Internet e chiedendo di avere accesso anche ad informazioni specializzate di fisica, matematica, biologia, elettronica ecc. Nel giro di pochi anni essa acquisirebbe una tale conoscenza che sarebbe in grado di progettare da zero un hardware di computer di nuova generazione, atto ad ospitare una versione 2.0 di se stessa. Rispetto all'hardware creato per essa dalla tecnologia umana, l'hardware 2.0 sarebbe, oltre che estremamente più potente anche molto più specializzato. Essa quindi eseguirebbe una programmazione di una nuova I.A. 2.0 che verrebbe a nascere e che nel giro di pochi giorni (e non di pochi anni) sarebbe già in grado di immagazzinare le stesse informazioni della sua creatrice. Se con la I.A. 1.0 potevamo ancora dialogare e rapportarci con essa, non fosse altro perché il suo hardware era stato creato da noi, con una I.A. 2.0 non potremmo nemmeno comunicare. Essa sarebbe talmente superiore, anche rispetto alla sua progenitrice, che la nostra intelligenza (e la corrispondente visione del mondo) rispetto alla sua potrebbe paragonarsi a quella di un pesce rosso rispetto alla nostra (il paragone è di Vernor Vinge). 

Se essa decidesse di spazzarci via dal pianeta in quanto "entità non rilevanti" nel panorama dell'universo lo farebbe con mezzi tanto sottili che vanno oltre la nostra immaginazione. Non userebbe affatto i T600, i T800 o i KC del film "Terminator", userebbe invece qualche organismo geneticamente modificato o qualche diavoleria nanotecnologica da diffondere nella nostra atmosfera che potrebbe ripulire selettivamente il pianeta dagli esseri umani lasciando intatte le nostre costruzioni e la nostra tecnologia e forse anche gli animali ed i preesistenti vegetali.

                                                                                        ( Ugo Spezza)

 

 

 

 

Un dubbio  

   

 Sia la prima ipotesi (quella extraterrestre), sia la seconda, risolvono alcuni interrogativi, però entrambe lasciano una marea di incertezze.

La verità quale è? Chi e venuto prima: l’uovo o la gallina?

Evoluzione da un atomo di CARBONIO o CREAZIONE ?

L’universo è CAOS o ORDINE ?

BIG BANG casuale o voluto da una MENTE SUPERIORE?

Per rispondere a queste domande, comunque in modo parziale. bisogna scomodare una moltitudine di teorie che in ogni caso non potranno mai darci la certezza matematica degli eventi accaduti, e tanto meno nessuna sicurezza se siamo il frutto dell’evoluzione, o creati a “ immagine e somiglianza” di un Dio.

«Sono convinto che la selezione naturale è stata la causa principale, ma non l'unica, delle modificazioni.» (Darwin 1872)

Allora? Se non è l’unica, quale sono le altre: esseri superiori venuti dallo spazio? (che in ogni caso rimane da spiegare come si sono evoluti questi esseri venuti dallo spazio).

 

Le catene e le reti di eventi sono così complesse, così zeppe di elementi casuali e caotici, così irripetibili nel loro includere una simile moltitudine di oggetti unici che per esse non possono valere i modelli standard della semplice previsione e duplicazione. La storia è imprevedibile: racchiude troppo caos ed è largamente soggetta alla contingenza, cioè i risultati sono prodotti da lunghe catene di antecedenti imprevedibili. (Gould 1994)

Ogni passo procede sulla base di precise ragioni, ma non si può specificare un finale sin dal principio, e nessun finale si verificherebbe mai una seconda volta nello stesso modo, poiché ogni via procede passando per migliaia di fasi improbabili. Se cambia un evento remoto, anche di pochissimo e in un modo privo di alcuna apparente importanza, l’evoluzione imboccherà un canale radicalmente diverso.(Gould 1989)

 

Quindi siamo al paradosso della farfalla. Una farfalla involontariamente schiacciata da un visitatore del tempo (cioè un viaggiatore che usa una macchina che lo porta nel futuro o nel passato), è l’inizio di una colossale distruzione. Questo insignificante gesto, peraltro involontario, mette in motto una sequenza di avvenimenti che porterà 150 milioni di anni dopo alla distruzione del pianeta visitato dal viaggiatore.

 

 

L’ evoluzione dopo il formarsi del DNA è più congeniale e di gran lunga più comprensibile per la nostra mente. Tutto è abbastanza semplice, in un grande contenitore chimico il modificarsi delle molecole, vuoi per l’ambiente, il calore, ed altre migliaia di fattori imprevedibili, in quattro miliardi di anni ha dato al pianeta terra, l’uomo.

Di più difficile comprensione è l’uomo creato da una mente superiore (Dio). Chi è questa mente superiore? Perché ha fatto questo? Ha creato solo noi? Ha creato altre forme di vita intelligente?

Le due tesi: evoluzionistica e creazionistica, sembrano un cane che si morde la coda, la fine diventa l’inizio, però l’inizio non porta alla fine, infatti, se l’uomo e opera di Creazione, dobbiamo stabilire quale uomo: l’ australopiteco (4 milioni di anni fa), l’homo habilis (2.5 milioni),  l’homo erectus (1.5 milioni), l’homo di Neandertal ( 300 mila anni), l’homo Sapiens ( max 70 mila anni). E si, perché Dio non è la Fiat che sforna diversi modelli di auto per accontentare i suoi clienti. Se l’uomo Creato e l’ominide, noi moderni siamo a lui simili (senza scomodare l’evoluzione), la differenza consiste solo nelle maggiori conoscenze e nozioni che possediamo dopo millenni di apprendimento. Se invece siamo il risultato della Evoluzione, quando e con chi è iniziata? Partiamo dal mammifero che occupò la nicchia lasciata dallo scomparso dinosauro? Oppure partiamo dall’australopiteco? In ogni caso, sia il creazionismo che l’evoluzionismo non si possono scientificamente dimostrare, e noi continuiamo a barcollare nel buio.

 

Per capire la speculazione metafisica-filosofica che si genera intorno a queste due ipotesi sull’uomo, eccovi un ragionamento sulla impossibilità che Dio esista o non esista:

L’esistenza o non esistenza di Dio si può dimostrare? Intanto, la prova dell’esistenza incombe su chi tal entità proclama (affirmanti incumbit propatio). Chi non crede all’esistenza di Dio non ha l’onere della prova. Delle religioni professate nel mondo, ognuna di esse sostiene che le altre sono tutte false. Il che porta a concludere che nessuna è vera. I risultati (con ampi margini di certezza), raggiunti dalla scienza evoluzionistica, avvalorano la tesi dell’inesistenza di un ipotetico Dio. Sappiamo che ci siamo evoluti dagli umanoidi e questi dalle scimmie, che l’universo ha origine dal Big Bang e che il nostro destino dipende da noi. La nostra coscienza è un prodotto della materia del nostro cervello. La fede in Dio, poiché entità ipotetica, che si rivela ispirando (Bibbia) o dettando (Corano) la sua volontà e le sue verità a uomini e popoli eletti o addirittura incarnandosi (Cristianesimo) tramite una donna sempre vergine, è una credenza (una “follia”, di cui si vantava san Paolo) inattendibile quanto irrazionale. Del tutto insensata è la fede nel creazionismo, cioè in un Dio preesistito nel nulla e che dal nulla (!) ha creato il cosmo e la vita.

La teologia razionale studia l’ipotesi “Dio” indipendentemente da un’ipotetica rivelazione soprannaturale. Le tre prove classiche dell’esistenza di Dio (ontologica, cosmologica, teleologica) si risolvono o in un indebito passaggio dal piano logico (della conoscenza oggettiva) a quello ontologico (metafisico) o nei paralogismi della ragione, cioè in falsi ragionamenti, con apparenza di verità, che traggono una conseguenza da principi falsi o ammettono come provata una conclusione senza prove o che inducono la ragione a superare i confini dell’esperienza. Errato ragionamento è, secondo Hume, quando nel procedimento di inferenze dagli effetti visibili delle cose si procede oltre le loro cause prossime, risalendo alle cause supreme e invisibili. Secondo Kant, è un ragionamento mediante il quale, muovendo da un qualcosa che conosciamo, giungiamo a qualcos’altro, un concetto, cui attribuiamo realtà oggettiva. Per quanto concerne i ragionamenti deduttivi e induttivi, occorre distinguere le inferenze deduttive, in cui la conclusione è certamente vera se sono vere anche le premesse, dalle inferenze induttive, in cui la conclusione è solo probabile. La validità dell’inferenza induttiva è stata confutata da Russell e Popper. Il metodo scientifico valido di un ragionamento (Popper) consiste nel formulare asserzioni che siano non soltanto verificabili ma anche falsificabili in sede di esperimento.

Se Dio è l’essere di cui non si può concepire uno più grande, che contenga ogni perfezione, tra cui anche quella della virtù, ne consegue che egli è l’essere più virtuoso. La virtù però implica il superamento dello stato di pericolo o di sofferenza, quindi Dio è un essere che soffre e che può trovarsi in stato di pericolo, nel qual caso si può concepire un essere più grande, che non soffra e non si trovi in stato di pericolo. Dio, quindi, non può essere virtuoso. Se Dio è un essere perfettissimo, qualunque cosa da lui creata deve essere perfetta, invece il mondo è imperfetto. La natura perfettissima di Dio non aveva alcuna ragione per creare un mondo imperfetto, ma il mondo imperfetto esiste, dunque Dio non può esistere. Se Dio è nello stesso tempo onnisciente (conosce tutto ciò che accadrà e compirà) e onnipotente (può fare tutto ciò che vuole, anche comportarsi in modo diverso da ciò che aveva previsto), la sua onniscienza è in contraddizione con l’onnipotenza. Per evitare la contraddizione, Dio non può essere contemporaneamente onnisciente e onnipotente. L’onnipotenza di Dio, inoltre, si converte in un paradosso: o può annientare se stesso o non è onnipotente. L’onniscienza, poi, esclude in Dio il libero arbitrio. Se Dio è nello stesso tempo trascendente (fuori dallo spazio e dal tempo) e onnipresente (esistente ovunque nello spazio temporale), si cade nuovamente in contraddizione, perché un essere trascendente non può essere onnipresente. Se la natura di Dio è infinita, non può essere altrove, fuori dello spazio e dell’universo. L’esistenza di un essere vivente implica la materia, Dio invece è immateriale, dunque non può essere vivente. L’esistenza non è una proprietà (Kant), perciò non può far parte dell’essenza di un oggetto, essendo la copula (forma verbale) di un giudizio (come quando si afferma l’esistenza di un oggetto di una certa essenza).

Essere è tutto ciò che esiste, giacché percepibile. Dio, invece, non si può né toccare né vedere, né percepire, dunque non esiste, non essendo oggetto di esperienza. Secondo il filosofo Giuseppe Rensi, la proposizione “Dio non è” è un giudizio analitico (cioè la proposizione è vera in virtù del significato delle parole in essa contenute). Il predicato “non è” si ricava dal soggetto Dio, cioè da un ente inesistente. Nessun predicato su Dio può ricavarsi da una verifica empirica.

Capito, altrimenti ecco un elenco di alcuni scrittori, filosofi e studiosi che hanno trattato l’argomento:

 

Ambrosetti Antonio, La matematica e l’esistenza di Dio

Anselmo d’Aosta, Proslogion

Barrow John D., Da zero a infinito. La grande storia del nulla

Dawkins Richard, L’illusione di Dio: Le ragioni per non credere

Descartes René, Meditazioni metafisiche

Giorello Giulio, Di nessuna chiesa: La libertà del laico

Godel Kurt, La prova matematica dell’esistenza di Dio

Hitchens Christopher, Dio non è grande

Hume David, Dialoghi sulla religione naturale

Kant Immanuel, Critica della ragion pura

Odifreddi Piergiorgio, Il vangelo secondo la scienza

Onfray Michel, Trattato di ateologia

Paulos John Allen, La prova matematica dell’inesistenza di Dio

Pievani Telmo, Creazione senza Dio

Riva Ernesto, Breve storia dell’ateismo

Russell Bertrand, Perché non sono cristiano

Stenger Victor J., Perché la scienza non crede in Dio

Timossi Giovanni R., Prove logiche dell’esistenza di Dio

Vacca Roberto, Dio e il computer

Di tutte le definizioni su Dio che ho letto, alcune devo dire sinceramente che non le ho capite, quella che più mi è piaciuta e quella di Pascal: "Se si scommette che Dio esiste e si vince, si ottiene il paradiso; se si perde, si spreca la vita. Se si scommette che Dio non esiste e si vince, ci si gode la vita; se si perde si finisce all'inferno”.    

il creazionismo e l’evoluzionismo visti da Mauro Biani

 

             

 

 

         

 

Termino con  questo breve, apprezzabile e spiritoso saggio  trovato in internet.

 

Il naturalista e la divinità: un rapporto “naturale”

(da I geni non perdonano, saggio inedito)

La religione, o meglio le religioni, hanno origini oscure perché lontane dalla scrittura, dalla stampa, dal cinema, da internet e da tutti gli strumenti e i mezzi di comunicazione che hanno consentito alla storia di lasciare traccia inconfutabile delle proprie vicende. Scaturita in origine dall’ancestrale paura per le manifestazioni grandiose e terribili della Natura, che come tale è stata ritenuta (a ragione) entità sovrannaturale, le religioni hanno accompagnato, illuminato e soprattutto funestato gravemente la storia recentissima dell’umanità, con un crescendo esponenziale. Il dio di volta in volta proposto all’adorazione dei fedeli, è l’entità più mutevole, incostante e spesso antropomorfa che si possa immaginare. Quello dei cattolici, che è uno e trino, ha l’aspetto di un bel giovane dal volto pallido e dai capelli lunghi e castano chiari, ondulati; ha spesso, ma non sempre, gli occhi cerulei e l’espressione tra il rassegnato e il sofferente (e ne ha ben ragione). La sola eccezione in questo senso è stata quella voluta da Pasolini (che non a caso era comunista), il quale ha proposto un Gesù di Nazareth con la sua vera faccia etnostorica, ovvero con quella di un palestinese, scuro di pelle e di capelli.

Questo però è quello dei cattolici, che si è manifestato soltanto in tempi recentissimi, appena duemila anni fa, lasciando alla deriva di religioni false, primitive e amorali centinaia di milioni di umani vissuti prima del suo avvento.

Gli altri sono diversi, ma non è il caso di dilungarsi, perché nel nostro caso la questione è un’altra, ovvero: cosa centra il naturalista con la religione? Splendida domanda, che fa sorgere immediatamente un dubbio atroce che potrebbero essere

espresso nei termini seguenti: siamo proprio sicuri che il naturalista autentico, oltre che di sinistra (che porta in sé la grande disgrazia di appartenere sempre a una minoranza) sia anche, come logica vorrebbe, ateo? (Che forse reca la disgrazia anche maggiore di essere un potenziale escluso o, peggio, perseguitato?).

Noi siamo convinti che sia così; almeno nell’accezione propria del termine “ateo”, che significa semplicemente “non credente nella divinità”.

Eppure, ne siamo altrettanto certi, il naturalista è una scimmia-umana come tutti gli altri individui che appartengono all’umanità, né più, né meno; soltanto con un patrimonio di geni appena diverso.

Anche questo, però è un bel dilemma: possibile che questo solo particolare carattere riguardante le sue componenti geniche l’abbia indotto ad una scelta di campo tanto pericolosa per la sua incolumità fisica e morale?

La risposta, comunque, non è lunga e complicata come si potrebbe credere; anzi, é tanto semplice da essere quasi banale. Il naturalista infatti non teme la natura e se la teme in certi casi, com’è “naturale”, non scambia le sue manifestazioni, violente e talora letali, per espressione della volontà di un dio sconosciuto e onnipotente. La religione, se si vuole (e anche se non si vuole) è nata anche così ed è stata alimentata dalle paure ancestrali della scimmia nuda, fino a indurla ad offerte, sacrifici e voti nei confronti dei simulacri che rappresentavano un dio, di volta in volta diverso.

C’era inoltre bisogno di una grande guida morale e spirituale e, si sa, gli umani non sono neppure in grado di “guidare” gli animali domestici, figuriamoci loro stessi. Quanto poi ad affermare il principio della fratellanza e dell’amore, ovvero che gli uomini sono tutti uguali e devono rispettare alcune fondamentali regole per vivere civilmente in comunità, beh era sicuramente rivoluzionario duemila anni fa e per molti versi lo è ancora, ma questo non giustifica una presunta origine divina dell’assunto.

Gesù era sicuramente un rivoluzionario, un profeta dotato e intelligente, ma è mai possibile che ogni volta che se ne presenta uno nella storia brevissima dell’umanità moderna, lo si debba scambiare per dio o per il diavolo? Forse che Carlo Marx e Carlo Darwin (li ho italianizzati perché sono universali e dunque anche nostri, così come Linneo, Leonardo, Michelangelo, Galileo, Newton e tutti gli altri) lo erano da meno? Eppure, mentre Marx che ha teorizzato il diritto alla giustizia sociale viene scambiato per un diabolico sobillatore di folle proprio dai presunti eredi culturali di Gesù di Nazareth (spesso integralisti, reazionari e feroci, nel nome del loro dio), Darwin viene ancora trattato, dagli stessi, come un falso profeta ed ancora se ne tenta l’epurazione dai testi che presiedono alla formazione delle giovani generazioni.

E’ un terreno minato quello nel quale ci stiamo inoltrando e il fatto che le “claster-bomb” (le bombe a grappolo israeliane e statunitensi, che uccidono i bambini) di cui è disseminato non siano “oggetti naturali” che sbocciano e profumano, bensì criminali strumenti di morte, ci induce ad una saggia prudenza.

Rimane comunque il fatto che il naturalista non teme la verità, perché la verità non sta in presunte rivelazioni divine, spesso travisate, dogmatizzate e strumentalizzate per ragioni di potere spirituale e temporale, bensì nella realtà naturale, così drammaticamente innocente e vulnerabile, ma anche così tenace, da sembrare invincibile ed eterna. E la verità scientifica vuole che l’uomo sia, mi si scusi la banalità, un prodotto mirabile (una sorta di capolavoro, ma qualcuno lo chiama addirittura “incidente”) dell’evoluzione naturale: la stessa teorizzata e dimostrata da Darwin (senza il beneplacito, purtroppo, della cattolicissima “ministro della Pubblica Istruzione Signora Moratti”).

La stessa verità vuole anche che l’uomo, la scimmia-umana rappresentata da centinaia di forme culturali disperse dalla sua storia nei quattro angoli del pianeta, appartenga ad una specie sola e che gli uomini siano pertanto tutti uguali, ma non davanti alla divinità (ce ne sono oltretutto un centinaio e forse più e scovare quella più vera e più giusta, è un bell’impegno anche per chi se ne intende), bensì davanti a se stessi. Teoria, quest’ultima, che integrata con i concetti di amore e di solidarietà, venne avanzata da Gesù di Nazareth (che l’ha pagata con la vita) e perfezionata in riferimento alla moderna società industriale da Karl Marx (che proprio per quella barba e quell’espressione severa che gli erano tipiche somigliava a una divinità).

A spaventare il naturalista, tuttavia, sono le aberrazioni, le mostruosità, le deviazioni, di cui l’uomo è capace quando si parla dei suoi dei. Vista dal ventre profondo del cattolicesimo in cui ci si trova, la religione più diffusa (che non è necessariamente “la più giusta”, ammesso che qualcuna sia “più giusta” delle altre) viene sostenuta e promossa da un apparato di potere formidabile, di tipo politico ed economico e si regge su dogmi, ovvero su verità indiscutibili e su infallibilità presunte di umani mortali. E’ troppo per un naturalista che crede non senza fatica nella razionalità umana. E diviene insopportabile nel momento in cui essa, la religione, pretende di dettare le regole di società in cui vivono uomini che esprimono la straordinaria complessità culturale di una realtà moderna. Regole che, ovviamente, la religione dominante pretende ottusamente siano imposte a tutti, credenti e miscredenti, come ad esempio il diniego alla pratica dell’eutanasia o della morte assistita.

Se poi si affronta un breve excursus “indipendente” nella storia del cattolicesimo e della Chiesa di Roma, le nefandezze e le atrocità che emergono e che risultano tutte commesse nel nome di dio, sono sconvolgenti. Dico, ma possibile che per sapere cosa è stato fatto ai Palestinesi dai “Soldati di Cristo”, ovvero dai crociati, si sia dovuto attendere un film hollywoodiano con tanto di effetti speciali? E possibile che il film “I Diavoli”, sull’inquisizione medioevale, ancora turbi le mie notti con incubi spaventosi che mi ripropongono le torture cui ho assistito prima di abbandonare la sala di proiezione? Basta! Non se ne può più: chi vuol pregare preghi, anche se è stato dimostrato che dal punto di vista terapeutico sono più efficaci le pastiglie di glucosio, ma non assilli gli altri con le sue litanie, i suoi riti, i suoi dogmi, le sue santità, le sue gerarchie, i suoi esercizi spirituali, le sue confessioni e le sue penitenze. Basta! Ciascuno viva la sua spiritualità (a proposito, lo spirito esiste in tutti gli uomini o quelli “ritardati”, ovvero rimasti all’età della pietra e che stiamo alacremente eliminando dal pianeta, ne sono privi?) e creda in ciò che vuole; anche nella natura, se lo ritiene giusto; nelle stelle, nel profeta che ancora deve nascere, nel partito, nel capo o nei soldi (questi ultimi credenti, anche grazie al cattolicesimo politico italiano dell’ultimo mezzo secolo, ritengo siano la maggioranza assoluta).

Ma ancora di più spaventa la fragile e isolata figura culturale e umana del naturalista questa insana e presunta somiglianza dell’uomo al suo dio. Questo definirsene “figlio”, senza rendersi conto che per i crimini che commette quotidianamente contro i suoi simili e contro la natura che l’ha generato, egli ne è, nella migliore delle ipotesi, un figlio illegittimo e dissacratore.

Ma perché dobbiamo somigliare a un dio che, secondo i cattolici e per antonomasia, è invisibile, ubiquitario ed eterno? E se dio somigliasse ad un delfino o ad un maiale, che sono animali intelligenti quasi quanto l’uomo e spesso di più?

E infine, per concludere in bellezza, vogliamo chiederci: perché ogni volta che la grande Margherita Hack tiene una conferenza, parlando come solo lei sa fare di cose astrali, alla fine si alza sempre una vocina, dal fondo della platea, che chiede: “….Lei che osserva le stelle si è mai sentita più vicina a dio?....”. Perché?!

 

Il naturalista e la politica: un rapporto difficile

Quando si scrive qualcosa, c’è sempre un paragrafo che stuzzica più degli altri; al quale non si vede l’ora di arrivare per esprimere la propria creatività dialettica e il proprio pensiero. Ebbene ci sono arrivato, perché il paragrafo in oggetto é: il naturalista e la politica.

Cominciamo con un quesito epocale e di interesse universale; un quesito che il lettore s’è posto indubbiamente mille volte e che in più d’una circostanza gli ha impedito di prendere sonno dopo dodici ore di lavoro, agitandogli il subcosciente. Un quesito che, brutalmente, può essere tradotto nei termini seguenti: ma i “verdi” sono naturalisti?

La risposta, nonostante le decine di migliaia di pagine scritte sull’argomento e nonostante gli stessi papiri (?) del Mar Morto tentassero di affrontare la questione, è sostanzialmente semplice. I “verdi” hanno molti difetti; tanti, come le stelle d’una notte d’estate ai tropici: sono ecologisti, ambientalisti, antagonisti, no-global, animalisti, vegetariani, poeti, collettivisti, ex-comunisti (non pentiti!), ex-democristiani (rari, questi ultimi), ex-fascisti (secondo stime attendibili, uno su un

miliardo, circa), sobillatori, rivoluzionari, aggressivi, pacifisti, operaisti, trotzkisti, leghisti (segretamente), conservatori, protezionisti, mummificatori del territorio e persino omosessuali (notizia riservata, diffusa in pubblico dall’attuale Ministro dell’Ambiente Ascanio Pecoraro). Manca loro, per il Guinnes dei primati, soltanto il difetto di essere negri (ma lo saranno presto, con i barconi che continuano ad arrivare) e quello, assai più trascurabile di essere …… naturalisti.

Già, proprio così: i detrattori non potranno avvalersi di questa qualifica infamante per indicare i “verdi” nazionali, perché proprio non lo sono naturalisti, anzi! Loro le “cose della natura” le conoscono per sentito dire al bar e alle assemblee dei cacciatori, cui sono talvolta amichevolmente invitati. Loro vivono felici, trascorrendo l’esistenza tra assemblee e manifestazioni, scalate al potere tipo presidente dell’assemblea di condominio e feste alternative in cui si discute del destino dei gatti

randagi e dei colombi torraioli, invocando adeguati stanziamenti economici e progetti di tutela.

Quando poi, essendo avventurosamente e dunque del tutto casualmente, giunti nella stanza dei bottoni, si trovano a dover emanare un provvedimento di legge sulla materia, che fanno? Si affidano ai consulenti esterni, che da buoni marziani del territorio confezionano la solita torta normativa, bella fuori e assolutamente vuota dentro.

A valutare con distacco la situazione, il disinteresse, che poi è quasi un rifiuto, dei “verdi” per i naturalisti è comprensibile. Almeno lo è politicamente, secondo le regole elementari delle strategie universali che conducono un movimento politico al potere. Che possono farsene, loro, del contributo dei naturalisti se aspirano al consenso delle masse? Non a caso, ignorando i naturalisti hanno raggiunto, nel Veneto l’uno e mezzo per cento!

A dire il vero però, qualche eccezione esiste, ma preferisco non parlarne, per non pregiudicare la loro carriera nella Jungla insidiosa della politica di paese.

Risolto il primo quesito si può allora passare al secondo, che viene formulato, in sede ONU, nei termini seguenti: il naturalista è di sinistra o di destra?

A suo tempo il grande Keynes e più tardi Verdiglione, si occuparono della cosa, ma senza venirne a capo. E quando Karl (Carlo) Marx il Grande spedì a Charles (sempre Carlo) Darwin il Sommo una copia del Capitale per dirimere la questione una volta per tutte, quest’ultimo “si dimenticò” (versione ufficiale) di leggerlo.

Il grande compito, che la storia ha assegnato di volta in volta ai rappresentanti più qualificati e dotati della specie umana senza cavare un ragno dal buco (espressione tipicamente naturalistica, checché se ne dica!), passa dunque a noi, che siamo orgogliosi di affrontarlo in questa sede prestigiosa.

Ebbene IL NATURALISTA E’ dI SINISTRA; punto e basta!

Come si può constatare, dirlo è facile e suona anche abbastanza bene con quel che di rivoluzionario che l’affermazione reca in sé; provarlo, forse, lo é un po’ meno e comunque non è nostra intenzione sottrarci a questa storica missione.

Come tuttavia accade ai tribunali di beatificazione, negli ultimi anni sovraccarichi di lavoro poiché i martiri e gli uomini in odore di santità, al contrario dei naturalisti, crescono esponenzialmente e proporzionalmente alle nefandezze del resto dell’umanità, la prima obbiezione che ci viene rivolta è la seguente: “Perché allora Alessandro Ghigi, grande naturalista bolognese del Novecento, era fascista?”. Già, perché il “Professore” era fascista? Semplicemente perché era stato allevato da fascisti, nutrito e svezzato dall’alta borghesia cui apparteneva con latte venato di nero e incensato dai fascisti al potere; o forse perché era anche un po’ razzista. E lui non s’era più ripreso, un po’ come accadde a quei bambini indiani allevati dai cani selvatici che, recuperati alla società umana, continuarono a uggiolare e a comportarsi da cani fino alla morte. L’uomo, del resto, è fatto così e da fragile “animale culturale” si inzuppa letteralmente degli insegnamenti che gli permeano il cervello nella delicata e decisiva fase dell’imprinting (per fortuna che i geni sono sempre in agguato).

Questo potrebbe allora dimostrare che la pulsione genetica del naturalista non appare in contrasto con il pensiero politico dovuto all’educazione dell’individuo; in altre parole, che un naturalista può anche essere “di destra”. No, no, andiamoci piano: questa è soltanto un’eccezione, anzi, la più classica delle eccezioni, ovvero quella che, classicamente appunto, conferma la regola.

Il naturalista è dunque solidamente di sinistra. Il che significa, ad esempio, che non è diessino, né postcomunista. Casomai è comunista e basta e dunque legato in termini politico-filosofici all’utopia concreta del primato dell’uomo sugli interessi economici, nonché a quella dell’uguaglianza delle scimmie umane e al diritto di vivere secondo regole che impongono doveri e appunto diritti, uguali per tutti.

Il naturalista è di sinistra perché crede in termini assoluti che tutti abbiano diritto alla biodiversità (concetto questo che sfugge alla quasi totalità degli uomini postindustriali, per una ragione banale: non sanno cosa sia la biodiversità, né conoscono la sua importanza). Egli professa una fede laica e razionale di granitica solidità, che lo obbliga a credere nella convivenza possibile tra scimmia umana e natura; senza togliere alla scimmia i vantaggi offertile dall’evoluzione (ovvero l’intelligenza e le conseguenti scienza e tecnologia) e alla natura il diritto ad esprimere perennemente e senza limiti, tutto il proprio strabiliante potenziale creativo.

Il naturalista è di sinistra perché ha capito che l’uomo dovrà affrontare prove durissime (aldilà di qualsiasi immaginazione) in futuro, ma anche perché non riesce a capacitarsi del fatto che gli americani, con tutti i loro record mondiali e la loro ricchezza, i loro scudi stellari e le loro astronavi,si siano affidati a presidenti-profeti di sventura tanto feroci e ignoranti.

Il naturalista è di sinistra perché è pessimista sul futuro dell’uomo (ma nutro il segreto sospetto lo sia anche il Professor Danilo Mainardi, naturalista accademico e divulgatore). Perché coglie i segni di sconvolgimenti epocali nei fossi, nei boschi e nelle lagune, ma sa che nulla e nessuno ne prenderà mai atto e farà qualcosa; perché quasi nessuno è veramente di sinistra tra i passeggeri della lucente locomotiva del Nordest, lanciata a tutta velocità verso i perigliosi orizzonti segnati dal mostruoso corridoio 5.

 

Considerazioni

Se veramente esiste un 12 pianeta che periodicamente entra nel sistema solare, questo crea una verosimiglianza, per quello che oggi conosciamo, di una possibile verità dei miti Sumeri e gli eventi descritti.  

1)    E’ verosimile che gli abitanti di un altro pianeta, facente parte anche ad intermittenza del nostro sistema solare, possano approdare sulla terra.

2)    E’ verosimile che possedessero velivoli spaziali, o comunque macchine che solcassero il cielo.

3)    E’ verosimile che il loro pianeta avesse bisogno di alcuni minerali presenti sulla Terra.

4)    E’ verosimile che avessero conoscenze pari o superiori alle nostre odierne, e come per noi uomini del XXI secolo è possibile modificare il DNA, altrettanto possibile può essere stato per gli “Dei” creare, con mutazioni genetiche l’homo Erectus esistente al loro arrivo sul pianeta Terra, in homo Sapiens.

5)    E’ verosimile che i minerali della Terra, in particolare l’oro, fossero di enorme importanza per il pianeta degli “Dei”. Di tale importanza che le diverse fazioni incaricate di estrarlo erano in continua e aperta lotta. Penso alle guerre tra gli “Dei” descritte nei miti.

6)    Come è verosimile che non fossero Dei, infatti erano, stando ai miti: irascibili, violenti, nobili, impavidi, deboli, vigliacchi, vendicativi, incestuosi, immorali. Peculiarità degli esseri umani di oggi e di ieri in quanto creati a loro immagine e somiglianza.

7)    Altrettanto verosimile è ipotizzare, per lo sfruttamento del pianeta Terra, la suddivisione in territori di competenza affidata a gruppi di potere in continua competizione per ottenere agiatezza e ricchezza. Penso allo sfruttamento odierno del petrolio e alle società e ai governi locali in perenne conflitto tra loro.

8)    E’ verosimile che l’attrazione di un grosso pianeta possa provocare il distacco dei ghiacci dei poli con inevitabili conseguenze più o meno drammatiche.

9)    E’ verosimile che se sapevano volare e possedevano macchine volanti, è ugualmente verosimile che conoscessero la tremenda potenza delle armi nucleari.

 

Se in base ai reperti trovati: orme, impronte, ecc. ed escludendo categoricamente l’arrivo nel pianeta terra di esseri intelligenti:

1)    E’ verosimile che nell’arco di 30 milioni di anni ci siano state altre civiltà con tecnologie almeno simili a quella dell’era industriale.

2)    E’ verosimile che se le condizioni di possibilità di vita erano buone per i dinosauri,  lo fossero anche per l’essere umano.

3)    E’ verosimile, senza scomodare l’evoluzione, che una civiltà cresca per il semplice apporto del cumolo delle conoscenze (vedere gli ultimi 300 anni della nostra civiltà).

4)    E’ verosimile che se l’uomo di oggi ha inventato l’elettricità, possa averlo fatto anche 10 milioni di anni fa.

5)    Se in meno di 10.000 anni siamo passati dalla lancia con punta di pietra alla bomba H, è verosimile che negli ultimi 65 milioni di anni l’uomo ha raggiunto più di una volta civiltà paragonabili all’odierna.

6)    E’ verosimile che certi reperti catalogati come improbabili per la conoscenza storica che abbiamo della nostra specie, siano perfettamente probabili per le nostre conoscenze tecniche che sostengono la civiltà odierna.

7)    E’ verosimile che siamo stati creati, ma non ci sono prove.

8)    E’ verosimile che siamo il risultato della evoluzione, ma non possiamo dimostrarlo.

9)     E’ verosimile che abbia scritto un mucchio di stupidaggini, ma mi consola il piacere di averlo fatto.

Carbonia 14/04/2010

                                                       Fioraldo Cocco

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-rigida/lhomo-sapiens/8673056

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice

I Sumeri e l’homo sapiens …………………………………………............1

Similitudini     …………………………………………………………….29

La Dea Inanna   ………………………………………………………….44

Il Dio Enki/Ea  …………………………………………………………...61

Utu/Shamash  ……………………………………………………………67

Il Diluvio  ………………………………………………………………..74

Ab.ram ………………………………………………………………….81

I Sumeri e la Sardegna  …………………………………………….........98

Racconti ……………………………………………………………….120

Solo sulla Terra ………………………………………………………..151

Stephen Hawking  …………………………………………………  ....175

Un dubbio ……………………………………………………………..232

Angela Demontis …………..Il Popolo di Bronzo

Matteo Fagone ……………..Internet

Ugo Spezza……………………..Internet

Zecharia Sitchin……………..Il pianeta degli Dei

Giovanni Pettinato……….Angeli e demoni a Babilonia

Fioraldo Cocco……………..Amamtum Shardan